Le 11 qualità di un buon leader secondo Napoleon Hill

Nella sua opera più famosa, Think and Grow Rich, lo scrittore statunitense Napoleon Hill ha tentato di esporre ‘il segreto’ per avere successo nella vita, quel filo conduttore che, a suo dire, accomuna tutte le persone che hanno compiuto grandi imprese nella storia dell’umanità.

Nel VII capitolo, espone in maniera sistematica le 11 qualità che un leader deve possedere, e perfezionare, per svolgere bene il suo ruolo. Dopodiché, di riflesso, presenta i dieci principali difetti da cui devono guardarsi le persone in posizioni di comando.

Di seguito le due liste, perfettamente attuali anche al giorno d’oggi.

Le qualità principali di un buon leader

1. Intrepido coraggio. Si deve fondare sulla conoscenza di sé e della propria professione. A nessun sottoposto piace essere comandato da uno a cui mancano coraggio e sicurezza personale. Del resto, nessun impiegato intelligente asseconderà a lungo un leader simile.

2. Autocontrollo. Chi non sa controllarsi non potrà mai comandare gli altri. L’autocontrollo stabilisce inoltre l’esempio a cui si conformeranno i sottoposti, specie i migliori.

3. Acuto senso di giustizia. Senza capacità di giudicare onestamente, nessuno può dare ordini e mantenere il rispetto dei sottoposti.

4. Chiarezza nelle decisioni. Il leader che è indeciso e titubante mostra la sua insicurezza e non può indurre gli altri a seguirlo.

5. Precisione progettuale. Il leader di successo deve pianificare il lavoro e metterlo in pratica. Un capo che procede per tentativi, cercando di indovinare la mossa giusta, senza programmazione organizzata, è paragonabile a una nave senza timone. Prima o poi finirà per incagliarsi o per cozzare contro le rocce.

6. L’abitudine a percorrere un miglio in più. Un leader deve saper accettare la necessità di fare più di quanto pretende dai suoi sottoposti.

7. Una personalità attraente. Nessuna persona sciatta e poco affascinante può diventare un punto di riferimento per gli altri. Chi comanda deve farsi rispettare e chi obbedisce non rispetta un capo che non ha una personalità sufficientemente attraente.

8. Simpatia e comprensione. Il leader di successo deve avere la simpatia dei suoi seguaci e collaboratori. Inoltre, deve capire i loro problemi e difficoltà, anche personali.

9. Padronanza dei dettagli. Il leader deve saper gestire ogni particolare della sua posizione.

10. Disponibilità ad accettare la piena responsabilità. Chi comanda deve essere disposto ad assumersi le responsabilità per gli errori e i difetti dei suoi sottoposti. Se cerca di scaricare le sue responsabilità, lo sbalzeranno dal posto di comando. Se uno dei seguaci commette un errore e si dimostra incompetente, è il capo a doversi accusare del fallimento.

11. Cooperazione. Il leader di successo deve comprendere e applicare il principio della collaborazione, facendosi apprezzare dai sottoposti anche quando interagisce con loro. I posti di comando richiedono potere e il potere richiede la cooperazione.

Le dieci principali cause di fallimento nel comando

1. Incapacità nell’organizzazione dei dettagli. Un leader efficiente deve saper gestire ogni
particolare aspetto del suo lavoro. Nessun capo degno di tale nome sarà mai ‘troppo impegnato’ per fare una cosa che è suo dovere eseguire in quanto capo. Chi, capo o sottoposto, ammette di essere ‘troppo occupato’ per cambiare i suoi piani o per prestare attenzione a un caso urgente, riconosce la sua inefficienza. Chi comanda deve avere la padronanza di tutti i dettagli che competono alla sua
posizione. Questo comunque significa anche che deve saper delegare le questioni secondarie ai suoi luogotenenti.

2. Indisponibilità ad abbassarsi rendendo servizi umili. Se lo richiede l’occasione, i veri grandi leader sono disposti a eseguire ogni tipo di mansione che di solito demandano agli altri. ‘Che i più grandi fra di voi siano servi di tutti gli altri’ è un verità che i bravi capi osservano e rispettano.

3. Aspettarsi di essere remunerati per quanto si ‘sa’, anziché per quel lo che si fa con ciò che si sa. Il mondo non paga la quantità di nozioni che si hanno, ma quello che esse ci permettono di compiere o di indurre gli altri a fare.

4. Timore della concorrenza dei sottoposti. Chi ha paura che un collaboratore di più basso livello voglia scalzarlo dal posto può esser sicuro che, prima o poi, essa diventerà realtà. Un capo abile addestra chi possa sostituirlo delegandogli di tanto in tanto qualche sua mansione specifica. Solo in questo modo egli si sdoppia e può essere in diversi posti, prestando attenzione a più cose contemporaneamente. È una verità eterna che gli uomini sono pagati, oltre che per i loro sforzi, per la capacità di indurre gli altri a lavorare proficuamente. Un capo che conosce bene il suo lavoro e ha una personalità attraente può incrementare di gran lunga l’efficienza dei collaboratori, facendo loro rendere servizi migliori e maggiori di quanto farebbero senza il suo sprone.

5. Mancanza d’immaginazione. Se non ha fantasia, un capo non potrà mai gestire le emergenze, né ideare progetti con cui guidare e motivare i sottoposti.

6. Egoismo. Il capo che si arroga tutti gli onori guadagnati anche grazie agli sforzi dei suoi dipendenti può star sicuro di venire odiato. Chi è davvero bravo non pretende onori, si accontenta di veder gratificare i suoi impiegati, perché sa che gli uomini si impegnano di più se, oltre alla paga, ricevono lodi e ringraziamenti.

7. Intemperanza. I sottoposti non rispettano un capo intemperante o sregolato. Inoltre, gli eccessi di ogni genere minano la salute di chi vi indulge.

8. Slealtà. Avrei dovuto mettere questo difetto al primo posto. Il capo che non onora la fiducia di cui gode presso i collaboratori, che gli stiano sopra o sotto, non manterrà a lungo il posto che occupa. La disonestà lo marchia di disprezzo, lo fa considerare meno importante del fango. La slealtà è uno dei principali motivi di fallimento in ogni settore della vita.

9. Sottolineare la propria ‘autorità’. Un ottimo capo è capace di motivare i sottoposti e non cerca di incutere loro timore. Se cerca di impressionarli con la sua ‘autorità’, rientra nella disgraziata categoria, già citata, di coloro che si impongono con la forza. Un vero capo degno di questo nome non avrà mai bisogno di vantarsi di esserlo, se non facendo parlare il proprio comportamento simpatico, comprensivo, onesto e competente.

10. Sottolineare i titoli. Un capo competente non ha bisogno di ‘titoli accademici’ per ottenere il rispetto dei sottoposti. Di solito, chi si vanta delle proprie qualifiche ha poco altro da mostrare con orgoglio. La porta dell’ufficio del manager è aperta a tutti coloro che desiderano entrare e occupare tale posizione, e il suo quartier generale è scevro da ogni formalità e ostentazione.

Lo scrittore descrive queste come le cause principali del fallimento, aggiungendo: «Ciascuna di esse basta per la rovina personale. Se aspirate a diventare dei leader, studiate attentamente l’elenco e assicuratevi di limare i difetti fino a liberarvene».

 
 
 

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