40 agenzie Usa ottengono un ingente risarcimento da Google

L’autore dell’articolo, Roger L. Simon, è un pluripremiato scrittore, sceneggiatore nominato agli Oscar, cofondatore di PJMedia e ora redattore generale per Epoch Times. I suoi libri più recenti sono ‘The GOAT’ (narrativa) e ‘I Know Best: How Moral Narcissism Is Destroying Our Republic, If It Hasn’t Already’ (saggistica). Si trova su GETTR e TRUTH Social, @rogerlsimon.

 

Quaranta procuratori federali americani si sono uniti per annunciare un alquanto sostanzioso risarcimento multistatale (391 milioni 500 mila dollari) da parte di Google per la geolocalizzazione operata dal colosso informatico nei confronti dei suoi inconsapevoli utenti.

Il tracciamento della posizione è usato da Google a fini pubblicitari.

Questo è apparentemente il più grande risarcimento multistatale sulla privacy nella storia degli Stati Uniti. Tuttavia è opportuno precisare che il patrimonio complessivo di Alphabet Inc., proprietaria di Google, era di 359 mila 300 miliardi di dollari nel 2021.

Nondimeno il procuratore generale Jonathan Skrmetti, precedentemente intervistato da Epoch Times, sembra entusiasta; e chi lo biasima?

«Le compagnie non dovrebbero raccogliere i dati dei loro utenti, salvo che non forniscano una completa trasparenza sulle informazioni estrapolate e come verranno utilizzate», ha affermato. «Questo è solo un esempio di come il nostro ufficio lavora giornalmente per proteggere i consumatori dalle Big Tech e non siamo affatto vicini alla conclusione su questo problema. Continueremo ad essere attivi per i cittadini del Tennessee anche quando ciò vuol dire occuparsi delle più potenti compagnie informatiche nel mondo».

Questa investigazione è scaturita da un’inchiesta di Associated Press del 2018 che ha rivelato come «Google vuole sapere dove vai, così tanto che registra i tuoi movimenti anche quando gli dici esplicitamente che non vuoi», lasciando attivato ‘on’ sulla posizione, in una parte delle impostazioni utente che era ben nascosta. Realizzavano questo in due differenti modi.

L’accordo raggiunto include i seguenti punti:

«Mostrare informazioni aggiuntive agli utenti, ogni volta che attivano un’impostazione dell’account relativa alla localizzazione “on” oppure “off”.

Rendere le informazioni strategiche sulla tracciabilità, ineludibili per i consumatori (cioè non nascoste)

Specificare agli utenti le tipologie di informazioni sulla posizione che Google raccoglie e come vengono implementate per una pagina web ‘Tecnologie di posizionamento’ migliorata».

Difficile capire fino a che punto sarà utile il terzo elemento. È facile prevedere che finisca come un’infinita serie di parole in linguaggio legale e tecnico gergale, l’equivalente odierno dell’ufficio missive senza risposta, ma possiamo applaudire le agenzie statali per il tentativo.

Per chi fosse interessato di seguito vi è una lista degli Stati coinvolti nel risarcimento accordato.

I procuratori generali dell’Oregon e del Nebraska hanno guidato la procedura di negoziazione, assistiti da: Arkansas, Florida, Illinois, Louisiana, New Jersey, Carolina del Nord, Pennsylvania e Tennessee. La procedura finale ha visto unirsi: Alabama, Alaska, Colorado, Connecticut, Delaware, Georgia, Hawaii, Idaho, Iowa, Kansas, Kentucky, Maine, Maryland, Massachusetts, Michigan, Minnesota, Mississippi, Missouri, Nevada, Nuovo Messico, New York, Dakota del Nord, Ohio, Oklahoma, Carolina del Sud, Dakota del Sud, Utah, Vermont, Virginia e Wisconsin.

Americani degli Stati ‘blu’ e ‘rossi’ si impegnano a beneficio dei cittadini – chi l’avrebbe mai detto?

In una risposta ad una domanda di Epoch Times riguardo gli altri dieci Stati, l’ufficio di Skrmetti ha replicato:

«Texas, Indiana, Washington, e District of Columbia hanno i loro contenziosi in atto con Google sulle sue pratiche riguardanti la tracciabilità e l’Arizona ha un caso simile che ha risolto con Google lo scorso mese. I restanti Stati hanno scelto di non partecipare all’investigazione multistatale verso Google, che ebbe inizio a seguito di un articolo dell’Associated Press del 2018 inerente le prassi di localizzazione della compagnia».

Di certo, vi è molto ancora da fare. Il controllo da parte del Big Tech e del Big Pharma è andato ben oltre i nostri confini, se non (ancora) nella galassia.

Ci sono già parecchi trucchi in atto. Radunare tutte queste agenzie governative insieme, per fermare la peggior negligenza di Google – l’ovvio e crescente pregiudizio di sinistra dei suoi algoritmi – è improbabile che sia in programma.

Ma in ogni caso ciò che queste 40 agenzie statali hanno fatto è un inizio, e dovrebbero essere incoraggiate. Questo andrebbe scritto nella rubrica di Reagan ‘fidati ma controlla’.

 

Le idee presentate in questo articolo costituiscono le opinioni dell’autore e non riflettono necessariamente quelle di Epoch Times.

Articolo in inglese: 40 State Attorneys General Win Huge Settlement Against Google, but Is It Enough?

 
 
 

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