A 30 anni da Tiananmen, un fotografo rivela 2 mila foto inedite dell’evento

Di Nicole Hao

In occasione del 30esimo anniversario del massacro di piazza Tiananmen, un fotografo cinese ha condiviso per la prima volta le proprie foto delle proteste del 1989.

Tutte le sue 2 mila foto sono rimaste nascoste per gli ultimi tre decenni, fino ad oggi. Liu Jian, l’autore, spera che il popolo cinese non dimentichi il significato di Tiananmen e che le future generazioni imparino qualcosa sulla propria storia: «Piazza Tiananmen è ancora lì. Le persone che hanno vissuto il massacro sono ancora vive. Ma i giovani cinesi non ne sanno nulla».

Persino sua figlia adolescente, racconta il fotografo, non aveva la minima idea che vi fosse stata una protesta e un successivo massacro, il 4 giugno 1989. E lo stesso altri giovani: «Ero scioccato – spiega – Una cosa così importante, ma le persone non ne sanno più nulla, e sono passati solo 30 anni».

 

Uno studente dell’Università Cinese di Scienze Politiche e Legge durante uno sciopero della fame in Piazza Tienanmen a Pechino, Cina, nel giugno 1989 (Liu Jian/The Epoch Times)

Così Liu ha deciso di condividere le sue foto nella speranza che altri possano apprendere il significato storico dell’evento.

Al tempo Liu era soltanto uno studente universitario di 19 anni, ma ha riempito oltre 60 rullini con le immagini della protesta degli studenti e del sostegno offerto loro dai cittadini; ha poi lavato personalmente la pellicola (uno dei passaggi per sviluppare le fotografie). Tuttavia, a quel tempo aveva deciso di non stampare le foto e di conservare solo i negativi sviluppati. Nel 2019, però, a distanza di 30 anni, li ha stampati e condivisi in esclusiva con Epoch Times.

Studenti laureati all’Accademia Centrale di Belle Arti scattano una foto di gruppo in piazza Tiananmen a Pechino, Cina, durante le proteste del 1989. (Fornito da Liu Jian/ The Epoch Times)

Sebbene le macchine fotografiche non fossero inconsuete nella Cina del 1989, gran parte delle pellicole relative alle proteste sono sparite dopo che i fotografi le hanno portate negli studi fotografici per il lavaggio e la stampa, in quanto il regime cinese ha costretto gli studi a consegnare alle autorità qualsiasi pellicola contenesse immagini delle protesta e del massacro.
Secondo Liu, l’80 percento delle immagini scattate durante le proteste di piazza Tiananmen sono state distrutte dal regime, il che rende le sue foto ancora più preziose.

Studenti davanti a un ritratto di Hu Yaobang, ex leader cinese, in piazza Tiananmen a Pechino, Cina, nel giugno 1989 (Per gentile concessione di Liu Jian/The Epoch Times)

Ricordi strazianti

Liu ha iniziato a scattare foto della protesta il 16 aprile 1989, quando gli studenti hanno realizzato un dipinto di Hu Yaobang, ex leader riformatore del Partito Comunista Cinese (Pcc).

Hu Yaobang aveva provato a mettere in atto una serie di riforme negli anni ‘80, ma è stato costretto a dimettersi nel 1987 perché gran parte degli alti funzionari del Pcc non vedevano di buon occhio le sue politiche. È morto il 15 aprile 1989 e gli studenti che sostenevano la democrazia e le riforme si sono radunati in Piazza Tiananmen proprio in suo onore, cosa che poi ha segnato l’inizio delle proteste.

Una studente fa lo sciopero della fame in piazza Tiananmen, durante le proteste del 1989. (Liu Jian/The Epoch Times)

A quel punto Liu ha iniziato a documentare l’evento con le sue fotografie.
A differenza della maggior parte dei giornalisti, Liu rimaneva sempre insieme agli studenti che protestavano in Piazza Tiananmen e per le strade di Pechino: «Quando non c’erano i poliziotti, erano gli studenti che mantenevano l’ordine e pulivano le strade. Non c’erano furti, né criminalità. I cittadini sostenevano gli studenti portando loro cibo, bevande e vestiti caldi».

Manifestanti vicino al Monumento agli Eroi del Popolo in Piazza Tienanmen a Pechino, Cina, nel giugno 1989 (Liu Jian/Epoch Times)

Il 27 aprile 1989, gli studenti hanno organizzato una grande parata lungo il viale di Chang’an. Moltissimi cittadini si sono uniti agli studenti, inclusi alcuni imprenditori che guidavano tricicli e motociclette: «Al tempo lo status symbol degli imprenditori era il triciclo. Di notte centinaia di tricicli e motociclette sfilavano per le strade. Era molto incoraggiante».

Motociclette sfilano lungo il viale di Chang’an nel giugno del 1989. (Liu Jian/Epoch Times)

Liu ha continuato a scattare fotografie agli studenti e ai cittadini che protestavano fino al 4 giugno. E dopo che i militari hanno iniziato ad aprire il fuoco sui manifestanti durante la notte tra il 3 e il 4 giugno, ha fotografato anche molti corpi senza vita presso l’Ospedale delle Risorse Idriche, che si trova a meno di 4 chilometri da Piazza Tiananmen: «Sono entrato nell’ospedale la mattina del 4 giugno, un piccolo ospedale affiliato al Ministero cinese delle Risorse Idriche. Ho fotografato corpi che riportavano ferite da armi da fuoco, poi in un altra stanza ho visto i corpi di persone che erano state ferite alla testa. È stato terribile e non sono riuscito a scattare altre fotografie».

I poliziotti sostengono gli studenti di Piazza Tienanmen a Pechino, Cina, nel giugno 1989. (Fornito da Liu Jian/The Epoch Times)

Liu non aveva mai visto un morto in vita sua ed è rimasto scioccato dopo averne visti cosi tanti: «Era un incubo. Chi poteva immaginarsi che un governo potesse sparare su degli studenti che stavano semplicemente proponendo di portare la democrazia in Cina? Gli studenti volevano soltanto rendere la Cina un Paese migliore. Invece persino l’esercito è entrato a Pechino».

In seguito, il fotografo ricorda di aver sentito degli spari fuori dall’ospedale. Non appena li ha sentiti, è corso rapidamente verso casa: «Le foto dell’ospedale sono le ultime che ho scattato, perché Pechino era sotto il controllo dei militari da quel giorno. Le ho nascoste e non ho osato scattarne delle altre».

Gli studenti sfilano per strada in sostegno degli studenti che stavano facendo lo sciopero della fame in piazza Tienanmen a Pechino, Cina, nel giugno 1989 (Liu Jian/The Epoch Times)

Occultare il passato

Liu ha lavato tutte le 60 pellicole in casa dopo il massacro di piazza Tiananmen, le ha nascoste, e ha fatto del suo meglio per dimenticarsene. Se il regime cinese le avesse trovate, sarebbe stato punito, insieme alla sua famiglia. Le punizioni avrebbero potuto includere multe, la perdita del lavoro e l’arresto.

Il Pcc «non ti permetteva di assumerti tutta la responsabilità, anche se l’avevi fatto da solo – spiega Liu – Tutti i tuoi familiari e parenti dovevano essere puniti a causa tua».

Immagine di una protesta vicino alla Porta della Pace Celeste in Piazza Tienanmen a Pechino, Cina, nel giugno 1989. (Fornito da Liu Jian/The Epoch Times)

Secondo Liu, il massacro è stato praticamente dimenticato dalla popolazione cinese, incluso lui stesso: «Noi cinesi abbiamo dimenticato la protesta di Tiananmen. È vero. Ci è stato fatto il lavaggio del cervello dal Pcc affinché la dimenticassimo. È una tragedia».

Personale del Quotidiano del Popolo manifesta in piazza Tiananmen nel giungo del 1989. (Liu Jian/The Epoch Times)

Nei decenni successivi al massacro, infatti, Liu è stato completamente assorto dalla gestione della propria azienda e dai guadagni materiali. Il Partito, ha spiegato, incoraggia i perseguimenti personali, così che le persone non prestino attenzione alle questioni sociali e politiche. Il Pcc incoraggia a godere di «ogni genere di cibo e piacere. Le persone non prestano attenzione alla politica. Pensano piuttosto a viaggiare, alla salute e a mantenere un buono stile di vita».

Redattori e reporter del giornale statale Legal Daily sostengono gli studenti che protestano in piazza Tiananmen a Pechino, Cina, nel giugno 1989 (Liu Jian/The Epoch Times)

Speranza

«Penso che fosse mio dovere pubblicare queste foto cosi che i giovani e più persone sappiano quello che stavano facendo gli studenti, come ha reagito la società e come si sono comportati i soldati».

Gli studenti dell’Accademia Centrale di Belle Arti marciano in strada per sostenere gli studenti che protestano in piazza Tiananmen a Pechino, Cina, nel giugno 1989 (Fornito da Liu Jian/ The Epoch Times)

Dopo il massacro, molti professori e insegnanti hanno assistito al discorso di Deng Xiaoping, allora leader del Pcc, che affermava: «[Varrebbe la pena, ndr] uccidere 200 mila persone per avere in cambio 20 anni di stabilità».

Oramai di anni ne sono passati 30 e, conclude Liu, «voglio dire alle persone: per favore non dimenticate la storia!».

Gli studenti in sciopero della fame chiedono di parlare con i funzionari del Partito Comunista; Piazza Tienanmen a Pechino, Cina, nel giugno 1989 (Liu Jian/The Epoch Times)

 

Articolo in inglese: Photographer Releases Never-Before-Seen Tiananmen Protest Photos

Per saperne di più:

 
 
 

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