A Hong Kong c’è in ballo la libertà, ma per Pechino lo «sviluppo economico» risolverà la crisi

Il leader cinese Xi Jinping ha dichiarato in una recente riunione interna del Partito: «Lo sviluppo economico è l’unica chiave di svolta per risolvere tutti i tipi di problemi che affliggono Hong Kong oggi».

Questa affermazione riflette di fatto il modo abituale di ragionare e governare del Partito Comunista Cinese: invece di affrontare in modo diretto la radice di un problema per risolverlo, lo aggira adottando tattiche diversificate. Queste tattiche però, sebbene evitino a piè pari il problema, facendo apparire il Partito, agli occhi dei non esperti, completamente attrezzato per affrontare la situazione, vanno in realtà a complicarla, esacerbandola ulteriormente.

I cittadini di Hong Kong infatti hanno portato in piazza proteste di massa sin dall‘inizio di giugno per opporsi al disegno di legge sull’estradizione (ora ritirato), non per ragioni economiche.

Il disegno di legge se approvato avrebbe consentito al regime dittatoriale cinese del Pcc di ottenere l’estradizione di un qualsiasi individuo residente a Hong Kong – dove è esistito fino ad ora un sistema di libere elezioni, libertà di parola e un sistema giudiziario molto simile ai Paesi occidentali – per essere processato in Cina continentale, dove invece non esiste uno Stato di diritto. 
Le proteste si sono ora evolute in un movimento a favore della democrazia alimentato dai timori che la Cina stia eliminando la libertà e l’indipendenza di Hong Kong, garantita dell’accordo noto col nome «un Paese, due sistemi». L’accordo infatti, introdotto nel 1997 e voluto dalla Gran Bretagna, ero stato la conditio sine qua non per la consegna del territorio di Hong Kong alla Cina continentale, affinché la democrazia fosse preservata nella città, che sarebbe passata sotto l’egida del Pcc.

L’osservazione di Xi è stata rivelata da Andrew J. Nathan, professore di scienze politiche alla Columbia University, in un articolo intitolato Come la Cina vede la crisi di Hong Kong [libera traduzione], pubblicato nell’ultimo numero di Foreign Affairs .

La soluzione proposta da Xi indica quali siano i piani del Pcc sul nodo Hong Kong.

Uno: evitare il vero problema

Le cinque richieste che i manifestanti di Hong Kong hanno fatto alla Cina hanno proprio lo scopo di resistere al sabotaggio della libertà e dello Stato di diritto di Hong Kong che il Pcc cerca di attuare. 

Le cinque richieste sono infatti: il completo ritiro definitivo del disegno di legge sull’estradizione; un’indagine indipendente sugli atti di brutalità commessi dalla polizia; il rilascio di tutti i manifestanti arrestati; la completa ritrattazione della classificazione ufficiale delle proteste come «sommosse» e, infine, il suffragio universale per le elezioni del Consiglio legislativo e del capo esecutivo della città di Hong Kong.

Perciò la protesta in corso non ha nulla a che fare con questioni economiche e il Pcc lo sa bene, ma le autorità cinesi cercano intenzionalmente di evitare di discutere delle cause principali della crisi di Hong Kong nelle loro riunioni interne.

Ad esempio, l’agenzia di stampa  Xinhua (il principale portavoce di Stato cinese) ha affermato che il movimento democratico di Hong Kong è «un riflesso di conflitti sociali profondamente radicati, derivanti dai prezzi delle proprietà [immobiliari] estremamente elevati». La propaganda del Pcc non solo distoglie l’attenzione dal vero problema, ma sminuisce anche i manifestanti che lottano per la libertà e lo Stato di diritto, denigrandoli come un gruppo di residenti dal basso reddito che sfogano la loro rabbia a causa del costoso mercato immobiliare della città.

Due: creare costantemente conflitti

Il Pcc certamente non intende affrontare la causa principale della crisi di Hong Kong, perché è proprio questa che causa il problema che sta minando la libertà e lo Stato di diritto di Hong Kong. Indicare la necessità del cosiddetto «sviluppo economico» significa creare un altro conflitto sociale. Infatti le discussioni nei media statali cinesi non riguardano la creazione di maggiore ricchezza sociale, ma volgono tutti a seminare discordie tra ricchi e poveri. In altre parole il Pcc è sempre quello che crea i problemi, non quello che li risolve. Quando si propone di risolvere un problema, in realtà ne sta creando di nuovi.

Tre: creare una  specie di «sindrome di Stoccolma»

Nel secolo scorso, l’economia di Hong Kong si è sviluppata rapidamente e la città è diventata il più grande centro finanziario dell’Asia. Il suo successo economico passato non ha nulla a che fare con il Pcc.

Dopo che Hong Kong è stata consegnata alla Cina dagli inglesi nel 1997, la libertà e lo Stato di diritto di Hong Kong sono stati gradualmente erosi dal Pcc e l’economia locale ha iniziato a declinare. A conti fatti il Pcc dovrebbe essere ritenuto l’unico responsabile del deterioramento dell’economia di Hong Kong, ma ora si pone come «il salvatore» e fa sembrare che solo il Grande e Glorioso Partito possa salvare l’economia di Hong Kong. 

La verità è che le mire del Pcc sono in prima istanza di lanciare una minaccia agli abitanti di Hong Kong, per poi creare un’atmosfera di paura.

Il Pcc ha giocato con successo a questo gioco per molti anni in Cina continentale, per questo alcuni cinesi (ormai assuefatti) si sentono ancora a proprio agio con il Partito comunista, sebbene esso si comporti come un gruppo terroristico che ha portato scompiglio e diffuso il caos in Cina. Tuttavia a Hong Kong la propaganda ingannevole del Pcc è destinata a fallire.

Quattro: promuovere l’adorazione del denaro 

Le principali tattiche del Pcc per controllare le persone sono la violenza e la seduzione attraverso il denaro. Questi due metodi si sono effettivamente dimostrati efficaci in una certa misura, perché il Pcc ritiene che la paura della violenza e l’amore per il denaro siano fondamentali per la natura umana. Il Pcc ha fiducia al cento per cento in questi metodi per questo considera lo sviluppo economico come la «chiave di svolta» per risolvere la crisi di Hong Kong.

Tuttavia, la seduzione che il Pcc mette in atto attraverso il denaro non consiste meramente nel rendere ricco un gruppo di persone; si attua, e si è attuato realmente in Cina, nel tentativo di controllare tutte le risorse disponibili fino al punto in cui tutti i cittadini cinesi devono far affidamento esclusivamente sul Pcc per tutti i loro mezzi di sussistenza di base. Nella Cina continentale, il Pcc controlla tutti gli aspetti della società, di conseguenza chiunque scelga di non aderire al Pcc avrà difficoltà a guadagnarsi da vivere, a frequentare la scuola, a cercare cure mediche, affittare un appartamento e viaggiare all’interno e all’esterno del Paese e, se uno sbaglia, persino i membri della famiglia ne subiscono le conseguenze.

Attualmente il Pcc e il governo di Hong Kong stanno proponendo di recuperare terreni privati ​​per costruire alloggi a prezzi accessibili su larga scala per i residenti di Hong Kong. Di conseguenza, come ha sottolineato il commentatore Wen Zhao, se in futuro qualcuno degli inquilini di questi progetti abitativi a prezzi accessibili non dovesse rispettare il Pcc, dovrà pagare un affitto molto più elevato o essere sfrattato.

Cinque: incitare all’odio attraverso la propaganda ingannevole

Drammatizzando il problema degli alti prezzi degli immobili a Hong Kong, la macchina di propaganda del Pcc, non solo distoglie l’attenzione dalle richieste degli abitanti Hong Kong, ma incita le persone all’odio contro gli imprenditori edili.

Il Pcc è un maestro in questo tipo di tattica. Prima di tutto finge di simpatizzare profondamente con i residenti di Hong Kong, affermando che la maggior parte delle persone di Hong Kong soffre di condizioni di vita di qualità estremamente bassa, tali che nonostante lavori duramente ogni giorno, viva l’ingiustizia di non essere in grado di raccogliere i benefici dello sviluppo economico della città.

Secondo, il Pcc si maschera da portatore di giustizia e afferma che ora sta compiendo sforzi scrupolosi per risolvere il problema delle abitazioni.

In questo modo riversa tutta la colpa sugli imprenditori immobiliari, reindirizzando la rabbia della gente su di essi. Un recente articolo di Xinhua fornisce un tipico esempio di questa tattica, afferma infatti: «Alcuni speciali gruppi di interesse cercano ancora di massimizzare i loro profitti. La moltitudine di persone di Hong Kong dovrà essere coinvolta attivamente per aiutare il governo a far avanzare il programma abitativo, per poter realizzare il proprio obiettivo di vivere in abitazioni sovvenzionate dal governo».

La bella immagine scelta che raffigura le persone impegnate a «far avanzare il programma abitativo» per realizzare i loro obiettivi, non è altro che un palese inganno e incitamento alla violenza. È un dato di fatto che il Pcc ha iniziato tutti i suoi movimenti politici passati proprio in questa maniera: con l’uso diretto e l’incitamento alla violenza.

Sei: sbarazzarsi dei collaboratori al termine del lavoro

Le élite commerciali di Hong Kong, inclusi gli imprenditori immobiliari, una volta venivano trattati come ospiti Vip dal Pcc. Lo scopo era di sfruttare la loro influenza su Hong Kong per controllare la città, ma ora grazie al fatto che il Pcc ha gradualmente rafforzato il suo controllo su Hong Kong, queste élite non sono più utili. Al contrario la loro influenza è diventata un ostacolo per controllare ulteriormente la città. 

Per il Pcc, la cui pratica standard è sbarazzarsi dei collaboratori quando diventano inutili, è ora arrivato il tempo di sbarazzarsi degli imprenditori immobiliari.

Sette: l’invito alla «stabilità sociale» 

Quando il Pcc parla di sviluppo economico, dice sempre al pubblico che la «stabilità sociale» è il prerequisito, ma la cosiddetta «stabilità sociale» di cui parla il Pcc non è niente altro che la stabilità del regime comunista cinese. 

Il Pcc può commettere ogni sorta di indecenza, trarre vantaggio dai privilegi dei funzionari comunisti per accumulare ricchezza illegale, ma i normali cittadini cinesi non possono nemmeno proteggere i propri diritti legali di base. Inoltre, i cinesi sono costretti a tessere costantemente le lodi del Pcc ma persino il modo in cui decantano le (false) virtù e i successi del Partito deve conformarsi agli standard formali stabiliti dal Pcc.

Nel caso delle proteste di Hong Kong, il Pcc, che dovrebbe prendersi la colpa e le responsabilità del dissenso che ha provocato, critica invece il popolo di Hong Kong per aver sconvolto l’ordine sociale e influenzato negativamente la crescita economica.

Inoltre, c’è da aggiungere che ora che il Pcc ha proposto di concentrarsi sulla crescita economica per risolvere i problemi di Hong Kong, non significa che abbia intenzione di rinunciare alla sua brutale repressione. Al contrario utilizzerà lo sviluppo economico come scusa per intensificare la soppressione in modo da raggiungere la «stabilità» di cui ha bisogno.

Di consueto per risolvere un problema attraverso la negoziazione, entrambe le parti devono essere sincere. Questo è il prerequisito per qualsiasi negoziazione di successo. Tuttavia, che si tratti della gestione delle proteste di Hong Kong o della guerra commerciale Usa-Cina, il Pcc non mostra alcun segno di sincerità. Nel gestire la protesta il Pcc mobilita falsi poliziotti e falsi movimenti, usa tattiche come violenza, evitamento o sviamento dell’attenzione, intimidazione e diffusione di false voci. Non si tratta semplicemente di mancanza di sincerità: nel dizionario del Pcc la parola sincerità non è mai esistita.

Le opinioni espresse in questo articolo sono le opinioni dell’autore e non riflettono necessariamente le opinioni di The Epoch Times.

Articolo in inglese  Xi Jinping Offers ‘Economic Development’ as a Solution to the Hong Kong Crisis

 
 
 

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