Aggiornamenti Covid 20 novembre, 15,64% positivi al tampone, +36 pazienti terapie intensive

Di Marco D'Ippolito

Il 20 novembre, al fianco del consueto bollettino quotidiano emesso dalla Protezione Civile, si è tenuta la conferenza stampa sull’analisi dei dati del Monitoraggio Regionale. I dati positivi della settimana sono l’abbassamento del cosiddetto Rt e il graduale appiattimento della curva dei contagi, come anche quella dei decessi, che si assestano comunque a livelli molto elevati.

La Protezione Civile ha comunicato 699 decessi da Covid-19 e 36 nuovi ricoveri nelle terapie intensive, che attualmente ospitano quindi 3.748 pazienti colpiti da forme gravi di Covid-19. Sono 21.035 le persone che risultano guarite rispetto a ieri. Mentre sono stati registrati 37.242 nuovi contagi a fronte di 238.077 tamponi, con un rapporto di positività pari dunque al 15,64 percento, un dato che è tornato a crescere dopo 3 giorni consecutivi di diminuzione.

Dati sulla diffusione del Covid in Italia relativi al 20 novembre 2020. (Screenshot dal sito della Protezione Civile)

Ad ogni modo, come sottolineato dal presidente dell’Istituto Superiore di Sanità Silvio Brusaferro, «abbiamo indicazioni di un Rt che sta decrescendo», un fattore molto importante per capire lo stato dell’epidemia. Sostanzialmente l’Rt indica infatti il numero medio di persone che ciascun contagiato infetta, in base naturalmente ai limitati dati raccolti.

Sale invece a 777.176 il numero delle persone ufficialmente positive al Sars-Cov-2 in Italia. Tuttavia, è bene ricordare che nella grande maggioranza dei casi essere positivi non significa essere malati, poiché buona parte dei contagiati rimane asintomatico o pauci-sintomatico fino alla scomparsa del virus dal proprio corpo, situazione particolarmente comune nei giovani.

La questione del Natale

Riguardo a un possibile allentamento delle restrizioni nel periodo natalizio, Franco Locatelli, presidente del Consiglio Superiore di Sanità, ha dichiarato che pur comprendendo l’importanza del Natale per il popolo italiano «non possiamo assolutamente pensare di fare un allentamento in quel periodo, altrimenti renderemo vani tutti i sacrifici precedenti».

Un’affermazione coerente con quanto dichiarato dal professor Brusaferro e dal direttore generale della Prevenzione del Ministero della Salute Giovanni Rezza durante la conferenza stampa sulle regioni.

Il dibattito sul vaccino

Uno dei temi ricorrenti della conferenza sullo stato delle Regioni è stato il vaccino, e il fatto che – a parer delle tre autorità sanitarie, Brusaferro, Rezza e Locatelli – solo dopo la sua somministrazione a buona parte della popolazione italiana sarà possibile allentare le restrizioni attualmente vigenti.

Durante la conferenza, tutti e tre i medici hanno sottolineato che se fosse disponibile oggi, non esiterebbero a sottoporvisi, in quanto il processo di verifica sta rispettando tutti i più alti standard sanitari previsti.

D’altra canto, sempre il 20 novembre, lo stimato virologo Andrea Crisanti ha fatto una dichiarazione di tutt’altro tenore: «Normalmente ci vogliono dai 5 agli 8 anni per produrre un vaccino. Per questo, senza dati a disposizione, io non farei il primo vaccino che dovesse arrivare a gennaio. Perché vorrei essere sicuro che questo vaccino sia stato opportunamente testato e che soddisfi tutti i criteri di sicurezza ed efficacia. Ne ho diritto come cittadino e non sono disposto ad accettare scorciatoie».

Questo mostra quanto in realtà le opinioni in materia siano tutt’altro che uniformi; con alcuni che lo considerano l’unica panacea al Covid; altri – come il consigliere scientifico del Regno Unito – che ritengono che in ogni caso non sarà così risolutivo come alcuni affermano; e altri ancora che lo considerano potenzialmente pericoloso.

Peraltro, proprio oggi il commissario speciale per il Covid Domenico Arcuri ha dichiarato che il vaccino non sarà obbligatorio, ma ha parlato di un possibile patentino del vaccino, senza però chiarire in cosa dovrebbe consistere. Di fatto, Arcuri sta preparando in questi giorni un piano di vaccinazione nazionale, poiché si prevede che arriveranno nella seconda metà di gennaio circa 3,4 milioni di dosi del vaccino di Pfizer in Italia, che basteranno a vaccinare 1,7 milioni di italiani.

Dal canto suo, Locatelli ha sottolineato durante la conferenza che «ci siamo emancipati da malattie mortali come il vaiolo, o sufficientemente invalidanti come la poliomielite, attraverso i vaccini. […] L’unico modo per liberarsi da questa infezione sono i vaccini». Il medico ha quindi definito la vaccinazione come «un dovere morale».

 
 
 

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