Bach, il segno del genio supremo

Di Pete McGrain

L’obiettivo così come la ragione ultima della musica dovrebbero essere nient’altro che la gloria del Signore e il riposo dell’anima.

— Johann Sebastian Bach

Visitando un museo d’arte, si può aver notato che la maggior parte dei dipinti antichi raffigurano re, regine ed altri nobili o scene sacre devozionali tratte dalla Bibbia. Il motivo, semplicemente, è che prima del 18° secolo, la maggior parte delle opere artistiche erano finanziate dalla Chiesa e da facoltosi individui. Tanto che si potrebbe quasi pensare che la gente ‘ordinaria’ fosse inesistente, se si guarda a quanto raramente venivano rappresentati nell’arte.

Il termine ‘artista affamato’ era un’attualità più che uno stereotipo. E descriveva compositori, così come pittori. Non è semplice infatti comporre per un coro o un’orchestra se non si può pagare il gruppo. Il periodo Barocco è cosparso di opere corali, cantate e inni per un re o un altro. Tutti pagati dalla Chiesa e dalla nobiltà. A quel tempo gli artisti erano per lo più vincolati dai desideri dei loro benefattori e patroni. In quei giorni anche la carta su cui si andava a scrivere la partitura musicale era un’innovazione relativamente nuova e costosa. Infatti, prima dell’ampia diffusione della carta come la conosciamo oggi, le pergamene fatte di pelli animali senza tinta erano un materiale di scrittura di uso comune. E dobbiamo andare oltre l’era barocca prima di trovare artisti che non fossero del tutto al verde.

Johann Sebastian Bach (1685-1750), organista e compositore tedesco del periodo barocco. Immagine risalente al 1722 circa (Foto dell’Hulton Archive/Getty Images)

Johann Sebastian Bach uscì da quell’epoca e da una lunga linea di musicisti che erano tutti impiegati dalla Chiesa. Seguì i passi di suo padre, e molti dei suoi primi lavori riflettono le limitazioni imposte dai suoi patroni teologici. La sua provenienza da una famiglia di musicisti non spiega il suo genio, tuttavia, né può essere ciò che gli ha dato il dono di scrivere qualcosa di così profondo come la sua Suite n. 1 per violoncello, per esempio. Un’opera di intricata e commovente bellezza, e in aggiunta, parlando in termini musicali, una composizione di una simmetria altamente complessa. Un puzzle che combacia in un solo modo, ma, quando si compone, la sua perfezione si rivela così pura che sembra quasi semplice.

Spesso sembra che la caratteristica di un genio sia quella di creare qualcosa di così semplice che nessun altro potrebbe aver immaginato. La Suite n. 1 per violoncello in sol maggiore di Bach è ancora oggi il brano di musica per violoncello numero uno nel mondo. E Bach non era nemmeno un violoncellista.

Il violoncello è uno strumento musicale per il quale è particolarmente difficile comporre assoli. È stato progettato, diversamente dalla chitarra o dal pianoforte, per suonare solo una nota alla volta. I pianoforti e le chitarre possono accompagnare sé stessi con i ritmi e le armoniche mentre continuano a suonare una melodia, che è uno dei motivi principali per cui sono così popolari. Il violoncello, per via della sua tonalità meravigliosa e commovente, è generalmente suonato una nota alla volta; così, scrivere melodie musicalmente soddisfacenti per un assolo di violoncello è abbastanza difficile. E scrivere qualcosa che potrebbe essere considerato un capolavoro senza pari in tutto il mondo, per più di duecento anni, è pressoché inconcepibile.

Se Bach avesse composto la Suite per violoncello e si fosse ritirato, sarebbe comunque stato considerato un compositore di immensa levatura, ma non si è fermato lì. Tra le sue 1.100 composizioni, troviamo la Toccata e fuga in re minore. Probabilmente uno dei pezzi più drammatici di musica mai composti per un singolo strumento: l’organo liturgico. Presente nel Fantasma dell’opera e in Fantasia della Disney, è largamente considerata come una delle musiche più riconoscibili mai scritte per organo, con un’ombrosa passione gotica ed emozionante, ben adatta al tema del ‘Fantasma’.

Eseguita in un organo ecclesiastico a grandezza standard, l’enorme portata di questo pezzo è imponente e incantevole. La presentazione, familiare a molti ascoltatori, è seguita da una serie di lunghi, ornamentati e intricati arpeggi che sono davvero splendenti e una sfida per ogni musicista. Quest’opera è una pietra miliare dello stile barocco, ma la sua portata melodica raggiunge il periodo romantico in modo sorprendente. È stata descritta sia come«troppo semplice perché l’abbia composta Bach» che come «un tale colpo di genio, che non avrebbe potuto essere composta da nessun altro se non Bach». Tale è la semplicità del genio.

La Toccata e fuga è un altro pezzo quasi scomparso. La copia oggi in nostro possesso era di un singolo manoscritto sopravvissuto, copiato da uno degli studenti di Bach. Giacque per circa un secolo, considerato semplicemente un altro brano di musica per organo; fino a quando è stato popolarizzato nel ventesimo secolo ed è diventata una delle composizioni distintive di Bach.

Lo stesso Bach era un organista, e la sua influenza arrivò ben oltre i periodi barocchi e romantici. Era uno di quei rari compositori i cui lavori spesso sembrano essere scritti in uno stile che sarebbe stato in auge solo 100 anni dopo: ciò ha portato a intensi dibattiti tra vari studiosi, riguardo l’origine di alcuni dei suoi lavori.

Dopo la solennità e la tragedia frenetica della Toccata e fuga, si possono rallentare i battiti e lasciare che l’anima viaggi liberamente con la sublime Aria sulla corda di soldi Bach, un capolavoro di armonia e contromelodia. Inizia con una serena malinconia che invita a riconciliare le difficoltà della vita, ma conduce verso uno dei più bei struggenti passaggi di sentita aspirazione spirituale mai composti; anche la persona più abbattuta, verrebbe commossa e portata a sollevarsi ancora una volta. Vi è una ragione se è ancora suonata più di duecento anni dopo la sua composizione, e si trova in molte classifiche dei 10 migliori capolavori classici.

Per concludere, la genialità non è nella matematica della musica del contrappunto o dell’armonia: è l’abilità in una composizione di comunicare direttamente con l’anima, in passaggi e melodie che posseggono un’autentica risonanza con la propria vibrazione essenziale; suonano nella maniera in cui le nostre emozioni si fanno sentire. In questo aspetto, l’Aria di Bach è uno di quei momenti magici nella storia della musica che realmente esprime il concetto di ‘senza tempo’. Tali capolavori che trascendono l’epoca sono ancor più notevoli per la loro lungimiranza e non mancano in meraviglia, bellezza o complessità. Veramente, può essere sbalorditivo ascoltare musica composta così tanto tempo fa, che tuttavia comprende molto bene chi siamo ancora oggi.

 

Pete McGrain è uno scrittore/direttore/compositore professionale meglio conosciuto per il film ‘Ethos’, che ha come protagonista Woody Harrelson. Residente a Los Angeles, Pete è originario di Dublino, Irlanda, dove ha studiato al Trinity College.

Articolo in inglese: Bach: The Mark of a Genius

 
 
 

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