Biden cambia idea: il leader cinese Xi non è un «vecchio amico»

Di Cathy He

Il presidente Joe Biden Biden afferma ora che il leader cinese Xi Jinping non è un suo «vecchio amico», ed è preoccupato per la scarsa disponibilità di Pechino a collaborare nell’individuare le origini del virus del Pcc (Partito Comunista Cinese).

Alla domanda se il presidente avrebbe chiamato Xi e gli avrebbe chiesto «vecchio amico per vecchio amico» di riammettere gli investigatori dell’Organizzazione mondiale della sanità, Biden ha risposto: «Mettiamo in chiaro: ci conosciamo bene, non siamo vecchi amici. Sono solo affari allo stato puro».

Le osservazioni sembravano discostarsi dai precedenti commenti di Biden in cui cercava di evidenziare la sua stretta relazione con Xi coltivata da quando era vicepresidente.

All’epoca Xi era il vicepresidente della Cina, e quindi la controparte di Biden. I due avevano trascorso più di 24 ore in incontri privati ​​e 17.000 miglia viaggiando insieme durante quel periodo. Durante un viaggio del 2013 di Biden a Pechino, Xi si rivolse all’allora vicepresidente chiamandolo «mio vecchio amico».

Biden, parlando in una conferenza stampa dopo il suo incontro con il presidente russo Vladimir Putin a Ginevra, ha espresso scetticismo sulla cooperazione del regime cinese per un’indagine sulle origini del virus. «La Cina sta provando molto duramente a mostrarsi come una nazione responsabile e molto, molto disponibile, e stanno cercando con molto impegno di parlare di come stanno aiutando il mondo in termini di Covid-19 e vaccini. Guarda, certe cose non le devi spiegare alla gente del mondo, loro vedono i risultati. La Cina sta davvero cercando di arrivare in fondo a tutto questo?»

A maggio Biden ha ordinato di trovare risposte sull’origine del virus che causa il Covid-19, segnalato per la prima volta nella città cinese di Wuhan, e ha affermato che le agenzie di intelligence statunitensi stanno esaminando varie teorie, inclusa la possibilità di un incidente di laboratorio in Cina.

All’inizio di quest’anno, un team di scienziati stranieri e cinesi riuniti dall’Oms, che ha trascorso due settimane sul campo a Wuhan, ha sostenuto nel suo studio che il virus è stato «probabilmente» trasmesso dai pipistrelli all’uomo passando per un altro animale, mentre la possibilità di una fuga da un laboratorio è stata considerata «estremamente improbabile». Ma lo studio è stato ampiamente criticato, con Washington e altri governi che lo hanno definito «insufficiente e inconcludente». Inoltre, Pechino si è rifiutata di fornire al team dati grezzi sui primi casi di Covid-19 e non ha permesso l’accesso ai registri dell’Istituto di virologia di Wuhan, il laboratorio al centro delle accuse.

Nelle ultime settimane, gli Stati Uniti e gli alleati hanno intensificato le richieste di un’indagine approfondita sulle origini della pandemia, aumentando al contempo la pressione su Pechino affinché collabori pienamente.

Il 13 giugno, i leader del Gruppo dei Sette hanno rilasciato una dichiarazione congiunta chiedendo «uno studio di Fase 2 sulle origini Covid-19, tempestivo, trasparente, guidato da esperti e basato sulla scienza, che includa come raccomandato, i rapporti degli esperti in Cina».

Il segretario di Stato americano Antony Blinken ha dichiarato all’inizio di questa settimana: «Dobbiamo capire cosa è successo. Dobbiamo andare fino in fondo. E ci stiamo lavorando attraverso l’Oms. Ci stiamo lavorando anche noi».

 

Articolo in inglese: Biden Says Chinese Leader Xi Not an ‘Old Friend,’ Questions Beijing’s Desire to Find Virus Origin



 
 
 

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