Birmania, il colpo di Stato e gli interessi di Pechino nel Paese

Di Frank Fang

Pechino ha in gioco una posta molto alta in Birmania, e ora che il colpo di Stato militare ha gettato il Paese in una grave crisi politica, le sue prossime mosse saranno determinanti.

Jack Posobiec, conduttore di Oann Tv ed ex ufficiale dei servizi segreti della Marina statunitense, ha dichiarato a Ntd Television: «Quando si tratta della situazione in Birmania… tutto questo riguarda la portata e l’estensione dell’influenza del Pcc (Partito Comunista Cinese) non solo in Asia orientale, nel Mar Cinese Meridionale, ma in tutto il sud-est asiatico».

Il 31 gennaio, l’esercito birmano ha preso il controllo del Paese arrestando il massimo leader politico Aung San Suu Kyi e centinaia di parlamentari. L’esercito ha sostenuto di aver effettuato il colpo di stato per contrastare dei presunti brogli elettorali che secondo loro si sarebbero verificati nelle elezioni federali del novembre 2020. Quando il partito politico di Suu Kyi, la Lega Nazionale per la Democrazia, ha vinto con una fortissima maggioranza di voti. Ora i militari hanno messo il capo dell’esercito birmano Min Aung Hlaing (di 64 anni) alla guida del Paese.

L’esercito birmano ha ricevuto numerose critiche per il colpo di stato, tra cui  quella dei ministri degli esteri delle nazioni del Gruppo dei Sette (G-7), oltre che da parte del relatore speciale delle Nazioni Unite, Tom Andrews e da vari gruppi per i diritti umani.

Il Pcc, le terre rare e gli accordi economici

Posobiec sostiene che il legame di lunga data della Cina con la Birmania, che fosse guidata da Suu Kyi o dall’ex giunta militare, ha a che fare con gli interessi del Pcc per le risorse del Paese, che è un un’importante fonte delle cosiddette terre rare, oltre che un corridoio strategico verso l’Oceano Indiano: la provincia dello Yunnan nella Cina sud-occidentale condivide un lungo confine con la Birmania.

Il 2 febbraio, la Cina e la Russia hanno bloccato una dichiarazione congiunta del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite che condannava il colpo di stato militare.

La Cina e la Russia hanno anche bloccato una dichiarazione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite nel marzo 2017, che esprimeva preoccupazione per la persecuzione dei musulmani Rohingya nello Stato costiero di Rakhine in Birmania. La persecuzione ha portato più di 740 mila rifugiati Rohingya a fuggire verso il vicino Bangladesh occidentale.

Ancora prima, nel 2007,  sempre Cina e Russia hanno posto il veto a una risoluzione degli Stati Uniti che chiedeva alla giunta militare birmana, allora in controllo dello Stato, di rilasciare i prigionieri politici e accelerare i suoi progressi verso la democrazia.

La Birmania è uno dei maggiori produttori di terre rare al mondo. Secondo i dati dell’U.S. Geological Survey, la Birmania era al terzo posto nella produzione di terre rare nel 2019, dietro Cina e Stati Uniti. In realtà, la sola Cina detiene oltre il 70% della produzione annuale globale.

Secondo il media statale cinese in lingua inglese Global Times, la Cina ha importato nel 2018 circa 26 mila tonnellate di composti di terre rare a base di carbonato dalla Birmania. Le terre rare sono 17 elementi della tavola periodica necessari per la produzione di dispositivi elettronici come computer, fotocamere digitali e monitor, così come per prodotti militari utilizzati dall’esercito degli Stati Uniti.

Nel 2018, Cina e Birmania hanno firmato un memorandum d’intesa (MoU) per la costruzione del Corridoio economico Cina-Myanmar (CMEC), che comprende ferrovie e strade che collegheranno la capitale dello Yunnan, Kunming, alle città birmane di Muse e Mandalay, che sono, a loro volta, collegate al porto birmano di Kyaukpyu.

Il progetto Cmec, che comprende anche la costruzione di oleodotti e gasdotti, fa parte del progetto di politica estera cinese Belt and Road Initiative [conosciuto in Italia come la Nuova Via della Seta, ndt.].

Gli oleodotti e i gasdotti per indebolire l’India

Attraverso il porto marittimo e altre infrastrutture di costruzione cinese, Pechino può spedire petrolio dall’Iran passando per la Birmania, bypassando lo stretto di Malacca.

Posobiec ha spiegato che i progetti di costruzione cinesi in Birmania, così come progetti simili in Pakistan, servono come ‘accerchiamento strategico’ contro le forze indiane, mentre il regime cinese cerca di espandere la sua influenza nell’Oceano Indiano.

Sempre nell’ambito della Nuova Via della Seta, la Cina ha anche simili progetti infrastrutturali in Pakistan, in primisi il cosiddetto Corridoio economico Cina-Pakistan (Cpec), che comprendeva lo sviluppo del porto pakistano di Gwadar.

Il leader cinese Xi Jinping si è recato in Birmania il mese scorso per incontrare Suu Kyi. E secondo il governo birmano, le due parti hanno firmato 33 accordi, tra cui un memorandum d’intesa sulla cooperazione locale nell’ambito del Cmec tra Yunnan e Mandalay.

Resta da vedere se Pechino si schiererà pubblicamente con i militari birmani o con Suu Kyi, ma il capo dell’esercito Min Aung Hlaing si è recato in visita in Cina a metà gennaio. Durante l’incontro, il ministro degli esteri cinese Wang Yi ha elogiato i militari birmani per aver preso «la rivitalizzazione nazionale come missione».

La risposta degli Stati Uniti

Dal canto suo Posobiec, parlando degli Stati Uniti ha affermato: «Penso che la risposta dell’amministrazione Biden sia stata completamente morbida». Si è chiesto perché né il presidente Joe Biden né il segretario di Stato Antony Blinken hanno tenuto una conferenza stampa per parlare della Birmania. Ha aggiunto: «Non si parla di guerra economica. Non si parla della leva economica che gli Stati Uniti potrebbero usare contro la Cina, contro la Birmania in questa situazione».

Martedì, il Dipartimento di Stato americano ha designato la presa di potere militare in Birmania come un «colpo di stato», il che significa che gli aiuti degli Stati Uniti al paese del sud-est asiatico verranno tagliati.

L’addetto stampa della Casa Bianca Jen Psaki ha rilasciato una dichiarazione il 31 gennaio affermando che gli Stati Uniti «prenderanno provvedimenti contro i responsabili» delle azioni militari in Birmania.

Il primo febbraio Biden ha rilasciato una dichiarazione affermando che gli Stati Uniti «lavoreranno con i nostri partner in tutta la regione e nel mondo per sostenere il ripristino della democrazia e dello stato di diritto» in Birmania.

Secondo la Casa Bianca, Biden ha parlato con il presidente sudcoreano Moon Jae-in e il primo ministro australiano Scott Morrison della situazione in Birmania, anche al fine di collaborare per capire chi sono «i responsabili del colpo di stato in Birmania».

Il 3 febbraio, il rappresentante Carlos A Gimenez (repubblicano) ha scritto su Twitter che il colpo di stato militare birmano «favorisce gli interessi della #Cina nell’Indo-Pacifico e mina tutto ciò che noi sosteniamo. La comunità internazionale deve unirsi per condannare, sanzionare e aumentare la pressione diplomatica sui militari per restituire il Myanmar [nome alternativo della Birmania] alle autorità civili».

 

Articolo in inglese: Beijing, Longtime Supporter of Burma, Watching Coup Situation Closely: Reporter

 
 
 

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