Bollettino Covid 18 novembre, 14,6% positivi al tampone, +58 pazienti terapie intensive

Continua il trend negativo del Covid-19 in Italia, che da un mese a questa parte è tornato a mietere vittime quasi ai livelli della scorsa primavera.

Il 18 novembre la Protezione Civile ha comunicato 753 decessi da Covid-19 e 58 nuovi ricoveri nelle terapie intensive, che attualmente ospitano 3.670 pazienti colpiti da forme gravi di Covid-19. Sono invece 24.169 le persone che risultano guarite rispetto a ieri. Mentre sono stati registrati 34.283 nuovi contagi a fronte di 234.834 tamponi, con un rapporto di positività pari al 14,6 percento.

Sale quindi a 743.168 il numero delle persone ufficialmente positive in Italia. Tuttavia, è bene ricordare che nella grande maggioranza dei casi essere positivi non significa essere malati, poiché buona parte delle persone rimane asintomatico o pauci-sintomatico fino alla scomparsa del virus dal proprio corpo.

Aggiornamento dei dati relativi al Covid-19 nella giornata del 18 novembre 2020. (Screenshot dal sito della Protezione Civile)

Uno dei principali problemi causati dal virus riguarda infatti la sua grande diffusione e l’intasamento delle terapie intensive e degli ospedali. Attualmente la Lombardia si trova nella situazione più problematica con l’87,2% di occupazione delle terapie intensive, secondo i dati pubblicati dal Lab24 del Sole24 Ore; preoccupante anche la situazione in Valle D’Aosta, 85% di occupazione; Umbria 76,3%; Provincia di Trento, 74,5 %; Provincia di Bolzano, 70,9%; Piemonte, 67,5%; Toscana, 61,3%; e via discendendo con percentuali sempre meno allarmanti. La regione messa meglio da un punto di vista percentuale è ancora una volta il Molise, con appena il 23,3 percento dei posti in terapia intensiva occupati.

D’altra parte, l’Italia continua a dividersi in diverse tonalità di lockdown che causano non pochi problemi, a breve e lungo termine, alla popolazione e all’economia del Paese. Attualmente sono classificate come zona rossa: Valle d’Aosta, Piemonte, Lombardia, la Provincia di Bolzano, Toscana, Campania e Calabria; come zone arancioni: Friuli Venezia Giulia, Liguria, Emilia Romagna, Marche, Umbria, Abruzzo, Puglia, Basilicata e Sicilia; mentre rimangono zone gialle solamente la Provincia di Trento, Veneto, Lazio, Molise e Sardegna.

La letalità reale del Covid-19

Ad ogni modo, il Covid-19 è una malattia che si rivela fatale solo per una piccola minoranza di persone, in particolare per le persone con diverse patologie preesistenti e in età avanzata. Secondo i dati raccolti sinora dall’Istituto Nazionale della Sanità, il virus si rivela fatale in una percentuale pari allo 0,005 percento dei casi nella fascia d’età compresa tra i 20 e i 29 anni; nello 0,002 percento dei casi tra i 10 e i 19 anni; e nello 0,01 percento dei casi nei bambini tra gli 0 e i 9 anni.

Mentre la situazione cambia con l’aumentare dell’età, e delle patologie preesistenti: 0,1 percento di letalità tra i 30 e i 39 anni; 0,2 percento tra i 40 e i 49 anni; 0,8 percento tra i 50 e i 59 anni; 3,9 percento tra i 60 e i 69 anni; 13 percento tra i 70 e i 79 anni; 22,3 percento tra gli 80 e gli 89 anni; mentre arriva ad avere il 25,3 percento di letalità per le persone oltre i 90 anni.

 
 
 

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