Cala il sipario sull’impeachment di Trump

Di Jack Phillips

Nella serata del 31 gennaio il Senato statunitense ha stabilito che la votazione risolutiva sui due articoli di impeachment a carico del presidente Donald Trump si terrà mercoledì 5 febbraio.

I senatori si sono schierati in linea con le volontà dei rispettivi partiti, approvando con 53 voti a favore e 47 contrari la risoluzione proposta dal leader della maggioranza del Senato Mitch McConnell (Rep), che definiva le tempistiche per il resto del processo. La risoluzione richiede che i discorsi conclusivi vengano pronunciati nella mattinata di lunedì e che
«non superino le quattro ore, equamente divise tra la Camera e il Presidente».

Una volta terminati i discorsi conclusivi di entrambe le parti, il processo verrà sospeso fino alle 4 di pomeriggio del 5 febbraio, quando i senatori dovranno votare i due articoli di impeachment: abuso di potere e ostruzione del Congresso.

Nel frattempo i senatori sono liberi di parlare in Senato e spiegare le motivazioni del proprio voto.

Poco prima della votazione sulle tempistiche del processo, i repubblicani del Senato hanno respinto una risoluzione che chiedeva la convocazione di nuovi testimoni, tra cui forse anche l’ex consigliere per la sicurezza nazionale di Trump, John Bolton.

Il Senato si è espresso con 51 voti in favore e 49 contrari a non accogliere nessun nuovo documento o testimone nel processo. In questa votazione i senatori repubblicani Susan Collins e Mitt Romney si sono uniti ai Democratici, che sono stati però ugualmente ‘sconfitti’, sebbene nessun democratico si sia unito alla maggioranza repubblicana.

Il senatore repubblicano McConnell ha dichiarato: «Non c’è bisogno che il Senato riapra un’inchiesta che la maggioranza democratica della Camera ha scelto di concludere e che loro stessi continuano a descrivere come “travolgente” e “al di là di ogni dubbio”».

«Mai nella storia del Senato questo organo ha interrotto un processo d’impeachment per convocare nuovi testimoni con questioni irrisolte di executive privilege [la possibilità del presidente degli Usa di trattenere certe informazioni per motivi di interesse pubblico, ndr], che richiederebbero un lungo processo. Non abbiamo alcun interesse a stabilire un tale nuovo precedente, in particolare per individui che la Camera ha espressamente scelto di non convocare».

Al termine della votazione contro la convocazione dei nuovi testimoni, il leader della minoranza del Senato Chuck Schumer (Dem) ha affermato difronte ai giornalisti che «è una grande tragedia. […] Una delle peggiori tragedie. Il Senato si è allontanato dalla verità e […] ha tenuto un processo farsa».

Schumer e altri Democratici hanno infatti sostenuto che affinché il processo di impeachment fosse legittimo dovevano essere accettati i nuovi testimoni e documenti. Hanno quindi tentato di mettere pressione sui quattro senatori repubblicani il cui voto era potenzialmente in bilico durante l’ultima settimana, dopo che il New York Times ha pubblicato alcuni dettagli in anteprima del nuovo libro dell’ex consigliere John Bolton, secondo cui Trump gli avrebbe parlato di un collegamento tra gli aiuti militari e le indagini in Ucraina. Tuttavia, il presidente ha negato fermamente queste accuse.

Uno dei senatori democratici candidati alla presidenza, Bernie Sanders, ha deriso la votazione di venerdì: «Il Senato ha rifiutato di citare in giudizio i testimoni in questo processo d’impeachment. Non ho mai sentito parlare di un processo in cui non ci sono testimoni. Questo è un giorno triste per la storia americana».

Trump è stato formalmente accusato il 18 dicembre dalla Camera, controllata dai democratici, con due capi di accusa: abuso di potere e ostruzione del Congresso. Nessun Repubblicano della Camera ha votato a favore degli articoli, mentre un piccolo numero di democratici ha rotto con il proprio partito per votare contro uno o entrambi gli articoli. Mentre la candidata democratica alla presidenza Tulsi Gabbard ha votato presente per protestare contro l’iniziativa della Camera, da lei definita «un’iniziativa faziosa».

Trump ha dichiarato ripetutamente di non aver fatto nulla di male. Ed ha concordato con Gabbard sul fatto che i democratici stessero facendo dei giochi politici.

In effetti è necessaria una supermaggioranza di due terzi (67 voti) per condannare un presidente imputato di impeachment e rimuoverlo dall’incarico.

Vuol dire che circa 20 repubblicani dovrebbero rompere con il loro partito per unirsi alla minoranza democratica e formare la supermaggioranza richiesta. D’altra parte è sufficiente una maggioranza semplice (51 voti) per respingere le accuse di impeachment contro Trump.

Di fatto nessun presidente americano è mai stato rimosso come diretta conseguenza del processo di impeachment. Richard Nixon si è dimesso prima di poter essere rimosso formalmente. Mentre Andrew Johnson e Bill Clinton sono stati entrambi condannati dalla Camera e assolti dal Senato.

Articolo in inglese: Senate Votes Down Witnesses, Sets Vote on Impeachment Articles For Feb. 5

 
 
 

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