Ceo di Parler: nessun serio avvertimento dalle Big Tech prima di farci fuori

Prima di sospendere improvvisamente i propri servizi e di far crollare Parler, le aziende Amazon, Apple e Google non avevano segnalato problemi. Lo racconta il Ceo di Parler, John Matze.

A seguito delle violenze al Campidoglio del 6 gennaio, Apple e Google hanno rimosso l’app Parler dai rispettivi store. Mentre l’11 gennaio, dopo un preavviso, Amazon Web Services  (Aws) ha rimosso Parler dai suoi server. Parler è una nuova piattaforma di social media basato sulla «libertà di parola».

Nell’intervista del 17 gennaio a Fox News Matze racconta: «È molto curioso che tutti, esattamente lo stesso giorno, e senza indicarlo prima… infatti non ci hanno mai fatto notare che ci fosse un problema serio o materiale con la nostra app. Ma lo stesso giorno, sapete, tutti nello stesso giorno ci hanno inviato questi avvisi molto minacciosi. Così abbiamo pensato, ok chiamiamoli. Vediamo cosa dicono, vediamo cosa dice Google. Oh, in realtà non ci hanno mai inviato un’email e non abbiamo modo di contattarli. Ok, quindi Google è escluso. Con Apple […] abbiamo chiamato il nostro rappresentante, e in pratica ci hanno scrollato di dosso senza darci alcuna risposta di quale fosse il problema cosi grave, nonostante […] la loro e-mail fosse molto minacciosa».

Riguardo ad Amazon, Matze spiega che «come al solito, fondamentalmente dicevano, “Oh, non ho mai visto problemi seri. Non ci sono problemi”. Hanno minimizzato la cosa, con molta nonchalance. E così ci hanno risposto anche, l’8 e il 9, ma senza spiegarci dove fosse il reale problema».

Parler (che è attualmente offline alla ricerca di un nuovo servizio di hosting) ha intentato una causa contro Aws la scorsa settimana, chiedendo che l’azienda ripristinasse il servizio, e accusando Aws di essersi  impegnata in pratiche monopolistiche.

Il 13 gennaio Aws ha risposto che «questo caso non riguarda la soppressione della parola o il censurare i punti di vista. Non si tratta di una cospirazione per limitare il commercio», ma riguarda «la dimostrata riluttanza e incapacità di Parler di rimuovere dai server di Amazon Web Services (Aws) contenuti che minacciano la sicurezza pubblica, ad esempio quelli che incitano e pianificano lo stupro, la tortura e l’assassinio di funzionari pubblici nominati e privati ​​cittadini».

Tuttavia Matze evidenzia che prima che le Big Tech si muovessero contro Parler, la piattaforma di social media era quella in più rapida crescita dall’inizio dell’anno: «Eravamo il numero 1 su App Store. Eravamo sopra Facebook, sopra TikTok, sopra YouTube, sopra Instagram, sopra ogni app sull’App Store negli Stati Uniti. Eravamo i numeri 1 prima che ci colpissero con l’ascia».

 

Articolo in inglese: Parler CEO: ‘No Indication’ Big Tech’s Warnings Were ‘Deadly Serious’ Until Last Minute

 
 
 

Propaganda su Twitter e Facebook: così Pechino contrasta le critiche internazionali sullo Xinjiang

Propaganda su Twitter e Facebook: così Pechino contrasta le critiche internazionali sullo Xinjiang
Il regime comunista cinese diffonde la sua propaganda e disinformazione sia su Twitter che su Facebook, al fine ...
Leggi >
 

Vaccino Covid-19, Pfizer: probabile terza dose entro un anno

Vaccino Covid-19, Pfizer: probabile terza dose entro un anno
Secondo la Pfizer le persone che hanno ricevuto il suo vaccino per Covid-19 potrebbero aver bisogno della terza ...
Leggi >
 

Attenzione alla politica di pacificazione con la Cina, che incombe negli Stati Uniti

Attenzione alla politica di pacificazione con la Cina, che incombe negli Stati Uniti
Da quando il Partito Comunista Cinese (Pcc) ha avviato la nuova guerra fredda Usa-Cina nella prima metà del ...
Leggi >
 

Porre fine alla tirannia delle Big Tech

Porre fine alla tirannia delle Big Tech
Il 5 aprile il giudice statunitense Clarence Thomas ha annunciato che presto la Corte Suprema dovrà porre fine ...
Leggi >