Chi era Jiang Zemin: l’uomo che ha ordinato di distruggere 100 milioni di persone

Di Frank Fang

Jiang Zemin, che è stato il massimo leader del regime comunista dal 1989 al 2002, è morto a causa di una leucemia e di un’insufficienza multipla degli organi il 30 novembre a Shanghai. La sua eredità è quella di uno dei peggiori violatori dei diritti umani della storia, responsabile di innumerevoli morti per il suo ruolo principale nel lanciare la persecuzione contro il Falun Gong nel 1999.

L’ascesa politica

Jiang è nato il 17 agosto 1926 a Yangzhou, nella provincia costiera orientale di Jiangsu, una regione a nord-ovest del centro finanziario di Shanghai.

Secondo quanto lui stesso sosteneva, fu adottato all’età di 13 anni dallo zio, un’icona comunista uccisa mentre combatteva contro l’esercito giapponese durante la Seconda guerra mondiale. Sebbene gli storici rimangano scettici su tali affermazioni di Jiang, è chiaro che egli abbia cercato di prendere le distanze dal padre, Jiang Shijun, che era stato ministro del governo fantoccio sotto l’occupazione giapponese negli anni ’40, una posizione considerata traditrice.

Secondo la sua biografia pubblicata sul People’s Daily, organo di informazione del Partito Comunista Cinese (Pcc), Jiang si è unito al Partito nel 1946 mentre studiava all’Università Jiaotong di Shanghai.

Sempre secondo il People’s Daily, nel 1956 Jiang ha vissuto in Russia, lavorando come apprendista presso la Stalin Automobile Works. Tuttavia, si è ipotizzato che Jiang sia entrato a far parte dell’Ufficio dell’Estremo Oriente del Kgb mentre riceveva un addestramento a Mosca.

Nel 1985 è diventato sindaco di Shanghai e vicesegretario del Comitato del Partito Comunista di Shanghai e nel 1987 è entrato a far parte dell’Ufficio politico del Comitato centrale.

Jiang è salito al potere nel 1989, poco dopo che l’allora leader del partito Deng Xiaoping aveva inviato carri armati e truppe per schiacciare i manifestanti studenteschi pro-democrazia riuniti in Piazza Tienanmen a Pechino.

Solo poche settimane dopo l’omicidio di massa, Jiang fu promosso segretario generale del Partito, il leader del regime, sostituendo Zhao Ziyang, che era solidale con gli studenti dimostranti.

Molti ritengono che Jiang, promosso bruscamente mentre stava per andare in pensione come capo del partito di Shanghai, abbia tratto i maggiori benefici dall’azione militare nel centro politico del Paese, che si stima abbia ucciso migliaia di manifestanti disarmati.

Nel 1990, Jiang ha assunto il comando delle forze armate del regime dopo che Deng aveva annunciato le sue dimissioni. Tre anni dopo, Jiang ha aggiunto il titolo di capo dello Stato.

Durante il suo mandato, Jiang ha spesso vantato i suoi ‘successi’, tra cui il portare fuori Hong Kong dal dominio britannico nel 1997 e l’ingresso del Paese nell’Organizzazione mondiale del commercio nel 2001.

Tuttavia, ciò che Jiang non ha mai menzionato sono i numerosi dissidenti cinesi che sono stati incarcerati. La repressione ha raggiunto un nuovo apice nel 1999, quando Jiang ha lanciato la persecuzione contro la pratica spirituale del Falun Gong.

La brutale campagna politica ha portato Jiang a diventare il primo leader cinese a dover affrontare processi mentre era ancora al potere. Nel 2009, Jiang e quattro alti funzionari del Pcc sono stati infatti incriminati per aver commesso crimini di genocidio e tortura contro il Falun Gong presso il tribunale nazionale spagnolo.

Nel 2003, tre gruppi di sostegno al Tibet hanno depositato congiuntamente una causa penale presso l’Alta Corte spagnola, accusando Jiang e Li Peng, entrambi in pensione rispettivamente come presidente e capo del parlamento cinese, di aver commesso genocidio e crimini contro l’umanità in Tibet.

Una persecuzione devastante

Il Falun Gong, noto anche come Falun Dafa, consiste in insegnamenti morali basati sui principi universali di ‘Verità, Compassione e Tolleranza’, insieme a esercizi meditativi quotidiani. Da quando è stata introdotta in Cina nel 1992, la pratica ha avuto un’impennata di popolarità, tanto che si stima che alla fine del decennio gli aderenti nel Paese fossero tra i 70 e i 100 milioni (secondo stime ufficiali di quegli anni del Pcc stesso).

Il 10 giugno 1999, in previsione della campagna anti-Falun Gong, Jiang ha dato ordine diretto di istituire un’organizzazione extra-legale del Partito allo scopo di coordinare e dirigere l’imminente repressione  attraverso le filiali nazionali. Conosciuto come Ufficio 610 per la data della sua creazione, il 10 giugno, la sua struttura e le sue funzioni sono paragonabili a quelle della famigerata Gestapo nella Germania nazista.

Jiang dichiarò che avrebbe eliminato il Falun Gong entro tre mesi, colpendo la reputazione dei praticanti, sequestrando le loro ricchezze e distruggendoli fisicamente. I praticanti uccisi a causa della persecuzione dovevano essere dichiarati vittime di suicidio e cremati immediatamente, senza identificazione. Questi erano i suoi ordini. Così, il regime cinese ha mobilitato tutte le risorse a sua disposizione, compresi i tribunali, i dipartimenti di propaganda, le istituzioni culturali e politiche e le scuole, nel tentativo di distruggere il Falun Gong.
Infatti, considerando che ognuno dei 100 milioni di praticanti aveva ovviamente una famiglia, amici, colleghi e conoscenti, la fetta di popolazione cinese contro cui è andato Jiang Zemin era persino più grande. Da qui l’importanza dei dipartimenti di propaganda per diffamare la pratica agli occhi della popolazione cinese, così da poter sostenere la scelta della persecuzione. Una scelta contro cui all’inizio si sono opposti persino alti dirigenti del Partito o militari, che avevano tra le loro fila dei praticanti del Falun Gong.

Dopo i primi anni di durissima repressione, di propaganda anti-Falun Gong, di incarcerazioni e uccisioni, il tema è diventato gradualmente un argomento tabù in Cina. Ma la persecuzione è sempre continuata, portata avanti appunto dall’Ufficio 610.

Praticanti occidentali della Falun Dafa durante la veglia in memoria dei praticanti cinesi uccisi dal Pcc in Cina. (Epoch Times)

Per quanto riguarda la propaganda mediatica anti-Falun Gong nello specifico, i media statali – televisione, radio, giornali e poi internet – a tutti i livelli sono stati messi al servizio del Pcc per produrre notizie false che calunniavano gli insegnamenti del Falun Gong, diffamavano il suo fondatore e disumanizzavano i suoi aderenti. La campagna d’odio ha prodotto molte bufale, come le ‘1.400 morti’ presumibilmente causate dalla pratica del Falun Gong, l’auto-immolazione inscenata a Tienanmen e le affermazioni secondo cui il Falun Gong sarebbe una minaccia per il Partito orchestrata da ‘forze anticinesi’ all’estero.

Il Pcc ha anche esteso la sua propaganda all’estero per demonizzare il Falun Gong e politicizzare la questione. Molti media internazionali hanno infatti ripetuto le diffamazioni e le narrazioni create dal Pcc attraverso i suoi media, per etichettare il Falun Gong, spingendo di fatto la persecuzione sul palcoscenico globale e inducendo il pubblico a fraintendere o a provare ostilità verso questa pratica.

Il regime cinese sotto la guida di Jiang ha fatto largo uso di violenza estrema, propaganda costante e tattiche di lavaggio del cervello nel tentativo di costringere i praticanti del Falun Gong a scegliere tra la loro fede e la loro vita. Nel corso della persecuzione, milioni di persone sono state imprigionate o detenute in campi di lavoro, centri di detenzione, manicomi, strutture per la riabilitazione dalle droghe o ‘prigioni nere’ (non ufficiali), per essersi rifiutate di rinunciare al loro credo.

I gruppi per i diritti umani hanno documentato oltre 100 metodi di tortura utilizzati dalle autorità cinesi per perseguitare il Falun Gong, oltre all’uso di sostanze tossiche e nocive. Molti praticanti sono morti, mutilati o impazziti a causa di questi abusi.

Marcia a Washington Dc in ricordo delle vittime della persecuzione per mano del Pcc ( JIM WATSON/AFP/Getty Images)

Il numero di morti causati dalla persecuzione è difficile da stimare, a causa della difficoltà nel trasmettere informazioni dalla Cina continentale. Minghui.org, un sito web con sede negli Stati Uniti fondato da praticanti del Falun Gong per documentare la persecuzione, è riuscito a confermare e verificare la morte di 4.828 persone per mano delle autorità per essersi rifiutate di abbandonare la fede nel Falun Gong.

Tuttavia, gli esperti ritengono che il numero reale sia molto più alto, dato che molti decessi non sono stati denunciati o perché le vittime sono state uccise in condizioni di massima segretezza, ad esempio per il prelievo dei loro organi.

Oltre alle torture fisiche e psicologiche, il Partito Comunista sotto Jiang ha anche imposto misure per escludere il Falun Gong dalla vita pubblica. Gli aderenti sono stati licenziati dal lavoro, espulsi da scuole e università o privati di pensioni e altri benefici sociali. Anche i parenti dei praticanti hanno sofferto molto e la repressione ha distrutto innumerevoli famiglie.

Il prelievo forzato di organi

Nel 2006, una donna del nord-est della Cina che viveva negli Stati Uniti è stata la prima testimone a parlare del prelievo forzato di organi, quando ha affermato che il suo ex marito aveva rimosso le cornee di migliaia di praticanti del Falun Gong fin dai primi anni 2000.

Negli anni successivi, l’Organizzazione mondiale per indagare sulla persecuzione del Falun Gong (Woipfg) e altri ricercatori indipendenti hanno condotto indagini approfondite e verificato le accuse di prelievo di organi. Un investigatore l’ha definita «una forma di male che non avevamo ancora visto su questo pianeta».

Nel 2016, gli investigatori David Kilgour, David Matas e Ethan Gutmann hanno pubblicato insieme un rapporto di 700 pagine sul prelievo forzato di organi in Cina. Hanno stimato che gli ospedali cinesi eseguivano da 60 mila a 100 mila interventi di trapianto su base annua e che la principale fonte non consenziente degli organi erano i praticanti del Falun Gong uccisi durante l’atto di estrazione dell’organo vitale.

Sir Geoffrey Nice QC, presidente del China Tribunal, espone la sentenza del tribunale a Londra il 17 giugno 2019 (Justin Palmer)

Nel 2019, un tribunale popolare indipendente composto da un gruppo di avvocati ed esperti ha stabilito, «al di là di ogni ragionevole dubbio», che il regime cinese ha prelevato per anni, e continua a farlo, organi da ‘prigionieri di coscienza’ viventi su «scala significativa» e che i praticanti del Falun Gong erano la principale fonte di approvvigionamento di organi. Il tribunale ha stabilito che si tratta di crimini contro l’umanità.

Un’influenza politica continua

Nel 2002, Jiang ha trasferito il titolo di segretario del Partito a Hu Jintao e quello di capo dello Stato un anno dopo. Ma ha mantenuto la posizione di capo della Commissione militare centrale del Partito, supervisionando l’esercito del regime fino al 2004.

Anche dopo aver ceduto tutti i suoi titoli, Jiang ha continuato a esercitare un’influenza politica da dietro le quinte attraverso i suoi fedelissimi.

Molti degli alleati di Jiang, noti come la ‘cricca di Shanghai’, erano ancora nell’esercito, nella magistratura, nell’apparato di sicurezza e nei governi regionali quando Xi Jinping, l’attuale leader del regime, è entrato in carica nel 2012.

Tra loro c’è Zhou Yongkang, ex membro del Comitato politico permanente del Pcc ed ex capo dell’apparato di sicurezza interna del regime.

A sostegno del suo patrono Jiang, Zhou ha attuato fedelmente la persecuzione del Falun Gong. Secondo Minghui.org, Zhou, che era il leader del Partito nella provincia del Sichuan, nel sud-ovest della Cina, ricompensava finanziariamente i detenuti e i campi di lavoro che torturavano attivamente gli aderenti al gruppo religioso. È probabile che Zhou abbia avuto un ruolo di primo piano nel facilitare il prelievo forzato di organi.

Nel 2015, Zhou è stato condannato all’ergastolo per aver ricevuto tangenti, per abuso di potere, per aver favorito fuga di segreti di Stato e altre accuse. La sentenza di Zhou è stata dipinta dai media cinesi sostenuti dallo Stato come una vittoria nella campagna anti-corruzione di Xi.

L’influenza politica di Jiang si è recentemente affievolita dopo che molti alti esponenti della sua fazione, come l’ex capo del Partito di Chongqing Bo Xilai e l’ex vice ministro della Sicurezza Sun Lijun, sono stati arrestati e condannati durante la campagna anticorruzione di Xi.

Nel corso degli anni Xi ha rafforzato la sua presa sul Partito, epurando le figure della fazione di Jiang. Xi ha consolidato il suo controllo al 20esimo Congresso del Partito di ottobre, quando si è assicurato il terzo mandato e ha insediato quattro dei suoi alleati nel Comitato permanente del Politburo, composto da sette membri, il sancta sanctorum del Partito.

Devastazione economica

La persecuzione dei praticanti del Falun Gong negli ultimi due decenni ha consumato un’enorme quantità di risorse finanziarie, umane e sociali, costando allo Stato e al popolo cinese una fortuna incalcolabile.

La cricca di Jiang ha mobilitato milioni di persone per portare avanti la persecuzione. Gli stipendi, i bonus, gli straordinari e gli altri benefit assegnati alla sua cricca hanno superato i 100 miliardi di yuan di spesa annuale.

Esempi di altri costi associati alla repressione del Falun Gong includono l’uso di ricompense finanziarie che incoraggiano i cittadini comuni a denunciare i praticanti alle autorità, l’assunzione di agenti e delinquenti all’estero per perseguitare e molestare le comunità del Falun Gong all’estero, l’acquisto di media in lingua cinese all’estero per diffamare il Falun Gong e gli aiuti esteri offerti ai Paesi in via di sviluppo in cambio del sostegno ai ‘risultati’ della Cina in materia di diritti umani davanti alle Nazioni Unite e in altre sedi internazionali.

L’articolo in inglese:  Former CCP Leader Jiang Zemin, Responsible for Persecution of Falun Gong, Dies at Age 96

 

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