Cina, la Borsa teme il coronavirus. Bruciati 420 miliardi

Di Reuters

SHANGHAI/HONG KONG — I timori sulla diffusione del coronavirus hanno avuto un effetto negativo sull’economia cinese, innescando le vendite nella prima giornata di scambi del nuovo anno lunare: gli investitori lunedì hanno infatti cancellato 420 miliardi di dollari dall’indice azionario di riferimento cinese e venduto lo yuan e le materie prime.

Lo scivolone del mercato si è verificato malgrado il versamento di liquidità della banca centrale nel sistema finanziario e nonostante le misure normative per frenare le vendite. All’ora di pranzo, l’indice Shanghai Composite ha perso l’8 per cento: non era mai andato così male negli ultimi quattro anni.

Con le perdite hanno inasprito gli umori dei mercati asiatici, lo yuan ha aperto al suo livello più basso nel 2020, ed è scivolato di quasi l’1, 2 per cento, oltre la soglia simbolica dei 7 yuan per dollaro.

I contratti su petrolio, minerale di ferro, rame e soft commodity a Shanghai hanno fatto registrare forti cali, raggiungendo i prezzi globali in caduta.

Il nuovo virus sta creando panico nei mercati per via della sua rapida diffusione e per il fatto che si sa molto poco su di esso. Inoltre, la risposta drastica delle autorità cinesi sta influenzando la crescita economica.

Iris Pang, economista per Greater China alla Ing Bank, ha dichiarato: «Questa situazione durerà per un po’ di tempo».
«Non è chiaro se gli operai, o quanti di loro, torneranno nelle loro fabbriche  ̶  ha continuato la Pang  ̶  Non abbiamo ancora visto gli utili delle aziende da quando si è diffuso il coronavirus. Ristoranti e rivenditori potrebbero avere vendite molto ridotte».

Più di 2.500 titoli sono diminuiti del limite giornaliero del 10 per cento. Lo Shanghai Composite si è attestato a 2.734,7 e lo yuan onshore a 7,0165 per dollaro.

Il rame è sceso al minimo da oltre tre anni, scendendo del limite giornaliero del 7 per cento, mentre alluminio, zinco e piombo hanno perso oltre il 4 per cento, e la soia è scesa del 2 per cento.

I prezzi delle obbligazioni, nel frattempo, sono aumentati, con i contratti a termine di marzo per le obbligazioni a 10 anni che sono saliti dell’1,5 per cento.

Messaggio chiaro

Nel mezzo di tutte queste cessioni, la Banca popolare cinese (Pboc) ha iniettato 1.200 miliardi di yuan (173 miliardi e 810 milioni di dollari) nei mercati monetari attraverso contratti di riacquisto di obbligazioni reverse floater. Ha anche inaspettatamente ridotto il tasso di interesse su tali strumenti di finanziamento a breve termine di 10 punti base.

Secondo quanto hanno riferito delle fonti a Reuters, l’autorità di regolamentazione cinese si è mossa per limitare le vendite allo scoperto e ha invitato i gestori di fondi comuni a non vendere azioni a meno che non debbano affrontare rimborsi agli investitori.

Città come Wuhan, dove ha avuto origine il virus, rimangono in isolamento virtuale, e la Cina stessa deve avere a che fare con il crescente isolamento dalla comunità internazionale. Gli esperti stanno iniziando a sospettare che l’impatto del coronavirus sarà ancora più profondo del colpo provocato dall’epidemia della Sars nel 2003.

«Anche se la maggior parte degli analisti concordano sul fatto che sia troppo presto per stimare l’impatto del virus sull’economia globale, una cosa di cui sono sempre più certo è che lo shock a breve termine per l’economia cinese sarà molto più alto di quello nel periodo Sars», ha dichiarato infatti Tommy Xie, dirigente della Greater China Research presso l’Ocbc bank.

«Lo shock per i settori manifatturieri e industriali cinesi è probabilmente senza precedenti».

 

Articolo in inglese: Virus Worries Wipe $420 Billion Off China’s Stock Market

 
 
 

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