Cina, continua la repressione della religione cristiana | China in Focus

Continua la repressione del regime cinese contro la religione. La polizia ha arrestato Huang Chunzi, una predicatrice cristiana della Zion Church di Pechino.

La polizia non ha informato la famiglia del fermo. Quando i familiari hanno chiesto sue notizie, gli agenti si sono rifiutati di fornire motivazioni.

Ma la tempistica dell’arresto di Huang è sospetta. Questo e altro nell’ultimo servizio di China in Focus.

0:00 Preti cristiani arrestati Cina
1:28 Il regime sottomette la chiesa
2:02 Processi farsa in Cina
4:52 Vittima di un terremoto arrestata 50 volte
7:10 Boicottaggio Adidas in Cina, boom di vendite

La Zion Church, in quel momento, stava cercando di salvare un altro predicatore, Xi Jiafu, arrestato pochi giorni prima nel cuore della notte.

La polizia aveva poi detto alla moglie che l’uomo sarebbe stato trattenuto per 10 giorni, con l’accusa di “riunione illegale”.

La Zion Church è la maggiore chiesa cristiana di Pechino. Ma gli interventi del regime comunista non si limitano a Pechino.

Nella provincia del Guizhou, nel Sud della Cina, un altro predicatore è stato vittima della repressione.

Zhang Chunlei è membro anziano della chiesa ortodossa di Guiyang Ren’ai. Ora è agli arresti, per quello che la polizia chiama “sospetta truffa”.

La condanna è stata emessa ai primi di maggio, dopo quasi 50 giorni di detenzione. L’avvocato di Zhang, definisce l’accusa ridicola, perché nella chiesa del suo assistito non si svolgono attività legate al denaro.

Il regime sottomette la chiesa

Le ultime disposizioni del regime cinese contro gli ecclesiastici, sono ancora più restrittive.

Ormai sono espressamente obbligati ad “assoggettarsi al Partito comunista cinese”. E devono adottare i valori fondamentali del socialismo, e “la sinizzazione delle religioni”.

Il giorno dopo l’entrata in vigore dei nuovi regolamenti, alcuni preti hanno subito parlato in chiesa della “necessità di far parte del Partito comunista”.

I nuovi regolamenti sono entrati in vigore il 1° maggio. Ma vi sono comunità religiose che li rifiutano.

Processi farsa in Cina

In Cina, undici prigionieri di coscienza non possono incontrare i propri avvocati. Il servizio.

Undici abitanti di Pechino sono stati arrestati l’anno scorso, per aver scattato, durante la pandemia, foto di strade di Pechino vuote e per averle pubblicate online. Le undici persone fanno parte di un gruppo di credenti, che il regime comunista perseguita da anni.

Gli imputati attendono ancora il processo, ma ai loro avvocati è vietato l’accesso agli atti processuali, nonostante sia previsto anche dalle leggi cinesi.

L’avvocato cinese per i diritti umani Wen Donghai ha dichiarato: “La legge dice che gli avvocati difensori possono leggere, fotocopiare o copiare a mano i documenti. Gli imputati hanno il diritto di scegliere se i propri avvocati possono farlo, non il giudice”.

Ma un tribunale locale, ha introdotto arbitrariamente ulteriori condizioni per visionare gli atti dell’accusa.

Obbliga tutti gli avvocati della difesa a essere presenti contemporaneamente, e vieta loro di fare copie o scattare foto dei documenti, e nemmeno fornisce ai legali documenti in formato digitale.

Uno degli avvocati della difesa, Liang Xiao-jun, ha fatto ricorso, ma la Procura di Pechino non ha ancora risposto.

Un altro avvocato cinese, estraneo al caso, ritiene che le autorità cinesi sappiano che tutti gli imputati sono innocenti, e che non esistano prove a carico.

Gli 11 imputati credono nella pratica spirituale della Falun Dafa, basata sui principi morali di Verità, Compassione e Tolleranza.

Il regime comunista cinese perseguita i praticanti della Falun Dafa dal 1999. Gli 11 praticanti sono rinchiusi, dallo scorso luglio, in centri di lavaggio del cervello. Un trattamento spesso riservato, dal regime comunista cinese, anche ai praticanti di questa disciplina.

Per l’avvocato per i diritti umani Wen Donghai, la polizia e la magistratura giudicante e inquirente cinesi, violano sistematicamente le loro stesse leggi, quando si tratta dei praticanti della Falun Dafa.

 

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