I media hanno plasmato una falsa visione sui fatti dell’apartheid e di Mandela

Di Eric Louw

La morte dell’ultimo presidente del Sudafrica prima della fine dell’era dell’apartheid dà motivo di fermarsi a riflettere sullo storico passaggio di potere da Frederick Willem de Klerk a Nelson Mandela 27 anni fa.

All’epoca, i principali media di tutto il mondo descrivevano la fine dell’apartheid come un «miracolo» e salutavano la nascita della «Nazione Arcobaleno». I giornalisti americani hanno visto l’inaugurazione di Mandela come il trionfo della democrazia liberale, mentre i media hanno visto il 1990 come l’anno in cui i liberali hanno sconfitto i mali gemelli del comunismo sovietico e dell’apartheid.

Ma la verità è che, forse per incompetenza o per deliberato disegno, i media mainstream hanno costantemente sbagliato l’interpretazione della storia del Sudafrica.

Negli ultimi anni, i conservatori hanno notato come la maggior parte dei media abbia dato priorità alle cause progressiste o di sinistra mentre demonizzava la destra. E molti potrebbero non rendersi conto che lo stesso giornalismo fallace è stato vivo per decenni nel riferire della politica sudafricana. Di conseguenza, ciò che l’Occidente comprende dell’era dell’apartheid, della segregazione e della politica post-apartheid, non è altro che una narrazione distorta, squilibrata e creata ad arte.

Fin dall’inizio, i media si sono opposti ai politici e ai governi conservatori in Sud Africa, come il National Party (Np). Allo stesso tempo, si è preferito mettere in luce positivo i «movimenti di liberazione» nei Paesi in via di sviluppo e sulla decolonizzazione.

Di conseguenza, l’African National Congress (Anc) e Mandela, allineati ai comunisti, sono diventati i beniamini dei media. Una narrazione standard creata da questi giornalisti era quella dei «cattivi» bianchi e razzisti che sfruttavano e reprimevano le vittime nere.

In effetti, durante la lotta decennale tra Np e Anc, il pubblico in Occidente ha ascoltato solo notizie positive su un lato della lotta, similmente a come i media mainstream di oggi hanno ritratto il panorama politico rosso-blu negli Stati Uniti.

Quindi spacchettare come queste società di media abbiano riportato erroneamente la transizione da De Klerk a Mandela è illuminante.

Innanzitutto, la decisione di De Klerk di rilasciare Mandela dal carcere non è stata un «miracolo». Sarà sembrata un miracolo solo ai giornalisti dei media mainstream perché avevano costantemente scelto di fraintendere l’apartheid per decenni.

Uno dei problemi principali è la reale difficoltà – e la riluttanza – che i giornalisti di sinistra hanno avuto nel fare i conti con le motivazioni del governo Np. Di conseguenza, hanno finito per costruire una narrazione secondo cui De Klerk sembrava miracolosamente «vedere la luce» e riconoscere il male dell’apartheid.

Ma in realtà, De Klerk era un politico pragmatico e strategico.

Non ha avuto un miracolo «sulla strada per Damasco». Al contrario, è stata la caduta del muro di Berlino nel novembre 1989 ad innescare il famoso annuncio di De Klerk del febbraio 1990, che ha visto Mandela liberato dalla prigione, l’Anc permesso di nuovo nel Paese e l’inizio dei negoziati su una nuova costituzione.

De Klerk persuase il Np sul fatto che un blocco sovietico crollato rappresentasse un’opportunità unica per negoziare la costituzione, perché la caduta del regime comunista aveva gravemente indebolito l’African National Congress (Anc), alleato dei comunisti.

Tuttavia, il «discorso del miracolo» ha guadagnato terreno perché i media non avevano informato l’Occidente che l’Anc faceva parte di un gruppo di «movimenti di liberazione» allineati ai sovietici in tutto il mondo in stretta collaborazione durante la Guerra Fredda.

Per De Klerk, la caduta del muro di Berlino ha rappresentato un’opportunità per porre fine a 30 anni di guerriglia (finanziata dai sovietici) e guerre terroristiche che hanno imperversato in tutta l’Africa meridionale. Questi conflitti si erano persino intensificati in una guerra convenzionale in Angola, dove le forze sudafricane si erano impegnate in alcune delle più grandi battaglie di carri armati della storia contro le forze cubane, angolane, sovietiche e della Germania orientale.

Nel frattempo, il crollo sovietico ha visto prosciugarsi il flusso di fondi e armi all’Anc e al Partito Comunista Sudafricano (Sacp). Quindi, De Klerk ha concluso che questo era il momento di sconfiggere i suoi avversari di vecchia data.

Tuttavia gli eventi si sono rivoltati contro De Klerk, e così hanno dimostrato che si sbagliava.

I media mainstream hanno completamente perso le sue motivazioni e i suoi ragionamenti. Decenni di informazioni errate e di interpretazioni erronee delle complesse questioni in Sudafrica hanno portato i giornalisti a non comprendere i dibattiti del Np sulla transizione a un modello di governo consocializzato, che avrebbe visto ogni gruppo etnico nel Paese eleggere i propri rappresentanti, che poi avrebbero governato insieme come autorità centrale (liberamente modellata sul sistema svizzero).

L’Anc era in realtà entusiasta dell’idea più classica di un sistema in cui tutti i cittadini avrebbero votato per un unico governo per controllare l’intero Paese (come avviene nella maggior parte delle democrazie). Tuttavia, il Np ha respinto questo modello perché le elezioni nel Continente avevano dato vita a molti governi che erano espressione di specifiche etnie.

Il Np ha sostenuto che un modello maggioritario del tipo «il vincitore prende tutto» avrebbe reso tutti i gruppi di minoranza politicamente impotenti: una situazione comune nella maggior parte delle «democrazie» africane di oggi.

Infatti, durante i negoziati durati quattro anni, gruppi di minoranze etniche come indiani, africani (come Mangosuthu Buthelezi) e leader di comunità di razza mista hanno sostenuto il modello di condivisione del potere del Np.

All’inizio, i negoziati andavano a favore del Np. Tuttavia, l’Anc ha presto scatenato l’«opzione Lipsia», che portava a proteste di massa e violenze per destabilizzare i colloqui.

Inoltre, i giornalisti che vedevano questi problemi attraverso paraocchi basati su specifiche ideologie e narrazioni – che ruotano attorno alla decolonizzazione – davano una mano agli sforzi dell’Anc volti a minare la visione di de Klerk.

I legami sovietici dell’Anc sono stati trascurati nei resoconti dei media, e l’intera guerra fredda e la dimensione comunista della lotta sudafricana sono state ignorate.

Mandela è stato ritratto come un individuo che lotta per la liberazione e la democrazia, mentre il suo ruolo nella creazione di Umkonto, l’ala militare guerrigliera-terrorista dell’Anc, è stato minimizzato o omesso.

Successivamente, il mondo – e Hollywood – hanno creduto che la condanna in prigione di Mandela fosse dovuta alle sue opinioni politiche, mentre in realtà era stato imprigionato per terrorismo.

Il risultato è stata la vittoria finale dell’Anc nel vedere la sua visione radicata nella nuova costituzione e l’inizio del declino costante del Sudafrica.

Ciò ha significato che il mondo di oggi ha ancora poca comprensione di cosa fosse l’apartheid e delle ragioni dietro i conflitti del Paese.

Al pubblico internazionale è stato detto che l’apartheid riguardava il razzismo bianco e la segregazione, ma la realtà, secondo l’ex segretario di Stato repubblicano per gli affari africani Chester Crocker, era che i media mainstream americani «hanno semplificato il trauma del Sudafrica in una serie di frasi emotive sui diritti civili».

 

Eric Louw è un professore in pensione di comunicazione politica con una carriera che abbraccia le università sudafricane e australiane. In precedenza, è stato un attivista, giornalista e formatore dei media sotto l’African National Congress, dove ha lavorato alla transizione del Sudafrica nell’era post-Apartheid. Louw è un esperto di affirmative action e politiche di potenziamento economico dei neri. Il suo dottorato è stato conseguito nello studio del marxismo e dei suoi sviluppi postmoderni. È autore di nove libri tra cui «The Rise, Fall and Legacy of Apartheid» e «The Media and Political Process».

Le opinioni espresse in quest’articolo sono dell’autore e non riflettono necessariamente quelle di Epoch Times.

Articolo in inglese: How Mainstream Media Shaped the World’s View on Apartheid and Mandela

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