Commissione Ue: il reddito di cittadinanza «non ha prodotto dei benefici»

Il 5 giugno la Commissione Europea ha annunciato la proposta di avviare una procedura d’infrazione nei confronti dell’Italia, che potrebbe costare al Belpaese una multa da 3,6 miliardi di euro. Sotto accusa il reddito di cittadinanza e quota cento.

La procedura d’infrazione trova giustificazione nella situazione del debito italiano, delineata da una relazione pubblicata dalla Commissione Europea. E ad esprimersi sull’effettiva messa in atto saranno ora gli Stati membri.

Si prospetta dunque un importante negoziato tra il governo italiano e Bruxelles che si risolverà definitivamente solo l’8 luglio, quando i ministri delle Finanze dell’Eurozona, riuniti a Lussemburgo, decideranno se aprire formalmente la procedura d’infrazione.

In seguito all’annuncio, il ministro dell’economia Giovanni Tria ha tentato di mitigare le preoccupazioni affermando davanti ai microfoni del Tg1 che la procedura non è ancora stata avviata formalmente e che in ogni caso «reddito di cittadinanza e quota 100 non verranno toccati». Questo perché l’Unione ha, tra le altre cose, puntato il dito proprio su queste due misure, che fanno crescere il debito senza stimolare la crescita dell’economia italiana.

Direttamente da Hanoi, capitale del Vietnam, il presidente del consiglio Giuseppe Conte ha ribadito la necessità di cambiare alcune regole ma ha sottolineato che farà «il massimo sforzo per scongiurare una procedura che sicuramente non fa bene al Paese».

Più duri i toni dei due vicepremier che sembrano determinati a ‘dar battaglia’ alla Commissione Europea.

La posizione di Matteo Salvini

La Lega, come del resto tutte le principali forze politiche italiane, ha basato la propria campagna elettorale europea sulla necessita di cambiare il funzionamento dell’Unione.
La ricetta prospettata da Salvini consiste proprio nel ritrattare i vincoli di bilancio europei e tagliare le tasse per imprese e privati italiani, in modo da favorire la ripresa economica.

Perciò quando il 5 giugno Lili Gruber ha domandato al leader leghista se fosse disposto ad approvare una manovra correttiva, come richiesto dall’Ue, il ministro ha risposto senza mezzi termini: «Aumentare le tasse in Italia in questo momento è l’ultima cosa che qualsiasi persona normodotata e intelligente farebbe, aumentare l’Iva, tassare la casa, tassare i risparmi, bloccare gli investimenti e le assunzioni… no. Noi faremo l’esatto contrario».

Il leader del Caroccio ha aggiunto che conta «di riuscire a farlo rispettando i vincoli, rispettando le regole» e che secondo lui alla fine «il buonsenso prevarrà, sia a sinistra che a destra – afferma – l’Italia è la seconda potenza industriale europea: non possiamo aderire a una comunità, pagare sei miliardi all’anno e poi essere richiamati se vogliamo semplicemente ridurre le tasse».

Infatti secondo Salvini, «gli italiani il debito lo ripagano se lavorano» e ha sottolineato che «gli ultimi anni di cura Monti, cura Letta, cura Renzi, cura Gentiloni, la cura dei tagli e delle chiusure, lo dimostrano: il debito è cresciuto».

Il ministro ha infine citato come esempio l’attuale crescita economica degli Stati Uniti, dove in seguito alla riforma fiscale varata lo scorso anno, il tasso di disoccupazione sta diminuendo costantemente, mentre l’economia è cresciuta e il gettito fiscale è aumentato: «Sono convinto che se riduciamo le tasse alle imprese, ai lavoratori e le famiglie, le famiglie, i lavoratori e le imprese lavorano di più, comprano di più, pagano più tasse e il debito scende, guardate la cura Trump negli Stati Uniti».

Le dichiarazioni di Luigi Di Maio e la tregua con la Lega

Pesanti anche le parole di Luigi di Maio che ha definito con chiarezza la sua posizione sulla questione attraverso un post pubblicato su Facebook nella mattinata del 6 giugno: «Alla Ue noi spiegheremo con convinzione le nostre ragioni: non siamo disposti, ancora una volta, a fare la stessa cosa fatta da chi ci ha preceduto, cioè tagliare i servizi ai cittadini o togliere diritti agli italiani e alle nostre imprese».

Questa mattina sono intervenuto a Radio Anch’io e ho ribadito che non ci sarà nessun taglio a Quota 100 e Reddito di…

Posted by Luigi Di Maio on Thursday, June 6, 2019

E ha infine aggiunto: «Adesso tagliamo le tasse, perché noi non dimentichiamo che gli italiani sono i cittadini più vessati d’Europa dal fisco, e aumentiamo gli stipendi col salario minimo, una norma giusta, necessaria». Insomma, se mentre Salvini ha un’idea un po’ più lineare e chiaramente di destra (tagliare tasse e ridurre le difficoltà per le imprese, che potranno quindi assumere di più), Di Maio dà un colpo al cerchio e uno alla botte, nel momento in cui invoca sia il taglio delle tasse, che farebbe entrare soldi in tasca a cittadini e imprese, che il salario minimo, che comporterebbe una difficoltà in più per le imprese e potrebbe minare l’occupazione o stimolare il lavoro nero.

In ogni caso, sembra che il ritorno sulla scena di un nemico comune abbia perlomeno sortito l’effetto di rendere più compatto il governo italiano, che già dopo il discorso di Conte del 4 giugno si apprestava ad andare in questa direzione.

I numeri della relazione

Secondo la relazione della Commissione, l’Italia nel 2018-19 ha sforato di 11 miliardi rispetto alle regole sul deficit. Il debito italiano, il quarto più alto al mondo, sta continuando a salire e si stima che passerà dal 132,2 percento del Pil registrato nel 2018 al 135,2 percento nel 2020. La Commissione ha inoltre citato l’aumento dello spread, di 100 punti in sei mesi, che secondo i dati contenuti nel rapporto è costato circa 2,2 miliardi di euro ai cittadini italiani.

Netta la posizione della Commissione nei confronti del reddito di cittadinanza, che sembra non aver sortito effetti positivi sul Pil, dal momento che «non ha prodotto dei benefici per la ricchezza nazionale e la crescita economica dell’Italia».
Dello stesso tenore la valutazione di Quota 100, che secondo la Commissione «cancella in parte gli effetti positivi delle riforme delle pensioni e indebolisce la sostenibilità del bilancio italiano nel lungo termine. […] Fa risalire la spesa pensionistica, togliendo risorse a investimenti e istruzione, danneggia la forza lavoro e la crescita potenziale».

Prossimi sviluppi

A conti fatti resta difficile predire come si svilupperà la vicenda. Moscovici, il commissario europeo per gli Affari Economici che ha proposto di avviare la procedura d’infrazione, fa infatti parte della Commissione Europea uscente, che a ottobre dovrà cedere il passo alla nuova. E sarà in quella sede che verosimilmente verranno ridiscusse le regole in termini generali, ma nel frattempo l’Italia dovrà comunque affrontare la minaccia di essere sottoposta alla procedura d’infrazione.

Secondo la prassi, entro due settimane il Comitato Economico e Finanziario dovrà pronunciarsi in merito alla proposta di avviare la procedura d’infrazione, dopodiché sarà il turno dell’Eurogruppo, che l’8 luglio riunirà i ministri delle Finanze dell’Eurozona per decidere se avviare formalmente la procedura, decisione che dovrà infine essere ratificata dall’Ecofin il 9 luglio.

Ad ogni modo è evidente che la volontà dell’Ue è quella di avviare una trattativa con il governo italiano, come ha lasciato intendere Moscovici nel suo post su Twitter. La trattativa ci sarà, ma i due vicepremier non sembrano avere alcuna intenzione di assecondare la richiesta europea di una manovra correttiva, che causerebbe inevitabilmente l’aumento delle tasse o il taglio di servizi ai cittadini; tuttavia la procedura potrebbe sortire l’effetto di far arenare la riforma fiscale che Salvini e Di Maio ritengono essere cosi cruciale per il rilancio dell’economia italiana. In effetti le parole pronunciate da Salvini a 8 e Mezzo rappresentano una realtà che gli imprenditori italiani conoscono sin troppo bene: «Come fai a pagare il 65 percento di tasse? Questa è follia, non è una tassazione».

 

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