Cosa significa essere un uomo?

La «mascolinità tradizionale» è stata di recente giudicata «pericolosa» dall’American Psychological Association (Apa). Tra i tratti che sono stati condannati in maniera diretta figurano persino lo «stoicismo emotivo» e la fiducia in se stessi.

Lo spot realizzato dall’Apa, intitolato Linee guida di psicologia pratica per ragazzi e uomini è stato poi seguito da una pubblicità della Gillette, che condannava anch’essa la mascolinità tradizionale, ritraendola come violenta e priva di empatia.

Al giorno d’oggi, quando le persone dicono «sii uomo», spesso si riferiscono all’essere superficialmente duri, tralasciando il significato interiore della mascolinità.
Ma la colpa non può essere attribuita interamente alle persone odierne. La cultura popolare infatti ha ritratto gli uomini ‘virili’ come poco più che teppisti, freddi nelle loro relazioni e insensibili, o come persone che si prendono cura unicamente dei propri interessi.

Contemporaneamente, gli uomini vengono scoraggiati dall’incarnare persino i più elementari tratti ‘virili’, in quanto potrebbero essere accusati della cosiddetta «mascolinità tossica». La cultura popolare ha giocato d’astuzia e ha scomposto il personaggio maschile fino al suo livello più primitivo, per poi attaccare chiunque osi incarnarlo.

Ma in passato la concezione della virilità era completamente diversa. Spesso veniva insegnato che essere uomo vuol dire essere un leader, e che se un uomo vuole giocare bene questo ruolo deve imparare le virtù della leadership: una strada che richiede di sacrificare i propri interessi per il bene degli altri, di tenere sempre in considerazione le persone per le quali si è responsabili, e di essere disposti a prendere decisioni nei momenti critici. Persino il concetto di uomo ‘duro’ è radicato in questi principi più profondi.

In passato si diceva che gli uomini dovevano essere ‘duri’, non per il bene della propria apparenza superficiale, ma per altruismo. Infatti, in una comunità, le persone sono naturalmente inclini a cercare gli ‘uomini forti’ e sceglierli come capi, mentre nei periodi difficili cercano in questi stessi uomini un senso di sicurezza. Se questi uomini invece apparissero spaventati, coloro che li avevano cercati avrebbero la sensazione di doversela cavare da sé. Quando tutti si trovano in mezzo alle avversità, un brav’uomo deve essere in grado di sopportare, con attitudine stoica, mostrando così anche agli altri che è possibile farlo, e dando loro rinnovato coraggio per affrontare le difficoltà.

In altre parole, invece di rubare la forza degli altri o promuovere la propria immagine, un brav’uomo raffina la sua forza interiore per contribuire a rendere più forti coloro che lo circondano.

Un buon capo

Ci sono molti generi di leader: la storia ci ha mostrato sia i buoni che i cattivi esempi, ma persino dagli esempi negativi è possibile trarre delle lezioni positive.

Alcuni leader sono stati indulgenti verso sé stessi, mentre altri altruisti. La storia ha mostrato dei leader che hanno comandato in maniera tirannica, così come altri che hanno regnato con benevolenza; alcuni che desideravano schiacciare tutti sotto i propri piedi, e altri che hanno cercato di recare beneficio a tutte le persone di cui erano responsabili.

Lo stesso vale per come un uomo bilancia il proprio interesse personale con quello altrui, in ogni relazione.

Probabilmente la parola ‘virilità’ ha assunto oggi alcune connotazioni negative per due ragioni principali: la prima è che alcune persone con fini politici – radicati fondamentalmente nelle ideologie comuniste – hanno tentato di sovvertire ogni forma di autorità e di gerarchia sociale, il che richiede la distruzione degli uomini; in secondo luogo, attualmente pochi uomini comprendono ancora cosa significhi essere un buon leader.

A prescindere da quello che molti ‘esperti’ dicano per demonizzare i tratti virili, poche donne trovano interessanti gli uomini indecisi, privi di motivazione e deboli di spirito.

La soluzione non è abbandonare in blocco la mascolinità; piuttosto, gli uomini dovrebbero forgiare il proprio carattere così da poter incarnare gli aspetti positivi della mascolinità.

Questi principi erano ampiamente conosciuti in passato.
Il filosofo giapponese del XVII secolo Yamaga Soko, per esempio, ha scritto in La via del samurai: «Un uomo di carattere affronta situazioni di vita e morte, si muove su lame appuntite, fa volare lance e spade, mostra una ferma disciplina, gestisce questioni delicate e prende decisioni importanti – tutto senza che la sua voce o il suo aspetto si alterino».
Inoltre, «le capacità civili e militari per rendere il mondo stabile vanno ricercate nella grandezza d’animo».

L’antico testo militare cinese Wei Liaozi afferma: «Coloro che guidavano le persone nei tempi antichi mettevano la cortesia e la lealtà prima del rango e del salario, la modestia prima della disciplina, e la cordialità prima delle regole».

I sei insegnamenti segreti, un altro celebre libro militare cinese, ammonisce i leader con le seguenti parole: «Siate calmi e sereni, gentili e moderati. Siate generosi, non litigiosi; di cuore aperto e imparziale. Trattate correttamente le persone».

Nella tradizione occidentale, il grande filosofo greco Aristotele ha spiegato nella sua Etica nicomachea che la conoscenza è preziosa solo quando può essere usata per il bene degli altri, e che il fondamento di una buona leadership è la pratica della virtù.

La ‘Triade oscura’

Quando le persone parlano di ‘mascolinità tossica’ nella maggior parte dei casi hanno in mente la cosiddetta ‘triade oscura’ , ovvero quella costituita da narcisismo, machiavellismo e psicopatia. In altre parole si riferisce a uomini egocentrici, che non valutano le conseguenze delle proprie azioni, e che considerano la vita come un gioco di strategia.

Ironicamente, questi sono gli stessi tratti che delineano il profilo del ‘bad boy’, che spesso le donne trovano molto attraente.

In realtà sembra che l’intera immagine sia stata ribaltata. La questione non è se gli uomini debbano preservare i tratti virili o abbandonarli completamente, piuttosto la sfida consiste nel perfezionare la propria natura individuale per veicolare gli aspetti positivi della mascolinità. La cosiddetta ‘triade oscura’, al contrario, considera solo gli aspetti negativi di questi tratti, quelli basati sull’egoismo. Ma in realtà questi tratti non sono altro che l’opposto e l’ombra proiettata dalle qualità positive a loro corrispondenti.

Il narcisismo è la parte negativa e deviata di un uomo sicuro di sé. Un uomo che non ha il senso del rimorso è l’ombra di un uomo risoluto e pronto all’azione. E dietro una mente machiavellica c’è un uomo ambizioso e intelligente, che può escogitare strategie per raggiungere grandi traguardi.

Probabilmente alle donne piacciono questi uomini perché ne scorgono le potenziali virtù, e credono di poterli ‘salvare’ dal lato oscuro del proprio carattere.

Di solito quando una donna si immagina assieme a un uomo non guarda unicamente al suo aspetto esteriore, ma anche al mondo che lui porta con sé. In una relazione, la vita dell’uomo diventerà anche la sua: per questo la sua capacità di affrontare le difficoltà, di agire prontamente e di essere fermo nelle proprie scelte, avranno un grosso impatto sulla qualità della loro vita di coppia.

Naturalmente, come spiega Aristotele, praticamente ogni cosa può diventare problematica quando viene portata all’estremo. La chiave risiede nella celebre ‘aurea mediocritas’, la gradevole via di mezzo, priva di mancanze e di eccessi.
È pericoloso chiedere agli uomini di abbandonare completamente la propria natura, di buttar via tutto quello che li rende uomini, di opporsi ai propri sentimenti interiori e di vergognarsi di essere quello che sono. D’altra parte, se le persone non domano la propria natura, i tratti più oscuri potranno crescere incontrollati e le loro virtù non verranno raffinate.

Per coltivare le parti migliori della propria natura innata, tuttavia, l’uomo deve fare molti sforzi. Probabilmente in passato era più facile perché c’erano in giro molti buoni mentori e modelli di comportamento. Inoltre era inusuale che il divorzio separasse i figli dal proprio padre.

Fortunatamente la saggezza dell’umanità non è andata completamente persa e la storia ha lasciato un prezioso bagaglio di conoscenze, dagli stoici delle antiche civiltà greco-romane sino agli studenti confuciani della Cina e del Giappone. Le arti marziali tradizionali insegnano ancora autocontrollo e disciplina; gli sport mettono l’enfasi sul gioco e sullo spirito di squadra. Inoltre ogni cultura tradizionale è ricca di saggezza, che si è preservata in diverse forme, dalla mitologia antica alla storia classica.

È ancora possibile ritrovare la ‘retta via’ e la speranza, per le brave persone.

 

L’autore di questo articolo, Joshua Philipp, è un  giornalista d’inchiesta che lavora per Epoch Times americano.

Articolo in inglese: What It Means to Be a Man

Per saperne di più:

 
 
 

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