Crisi governo, taglio dei parlamentari e poi subito voto: si può fare?

Il ministro dell’Interno Matteo Salvini ha spiazzato tutti in settimana con la sua mossa di dire ‘sì’ alla riduzione del numero dei parlamentari, a condizione che poi si vada «subito» al voto.

Il voto sulla legge-riforma per il taglio dei parlamentari, previsto inizialmente per il 9 settembre, è stato anticipato al 22 agosto (due giorni dopo la votazione della sfiducia al premier Giuseppe Conte, prevista per il 20 agosto). Il testo era stato presentato da M5S e Lega al Senato il 10 ottobre 2018.

Ma cosa comporterebbe la proposta di Salvini? Si può davvero mettere in atto?

I costituzionalisti convergono innanzitutto tutti su un punto: se Conte non ottiene la fiducia, la riforma sul taglio dei parlamentari non può essere ratificata.

In caso di fiducia a Conte, invece, si potrà approvare la riforma. Ma a questo punto, affinché si possa andare al voto  ̶  e avere la riforma sui tagli vigente durante la prossima legislatura  ̶  secondo i tempi previsti dalla Costituzione, si dovrà attendere almeno la primavera del 2020 (infatti, devono decorrere almeno tre mesi dalla pubblicazione della legge affinché gli aventi diritto possano chiedere un referendum per la conferma della riforma, dal momento che si tratta di una riforma della Costituzione).

Se si dovesse votare invece entro novembre, andando così «subito» al voto (come chiesto da Salvini) dopo l’approvazione del taglio dei parlamentari, il testo di riforma costituzionale appena approvato non potrebbe rientrare nella nuova legislatura per i motivi di ‘tempo’ sopracitati, e quindi a ottobre o a novembre si voterebbe ancora su 945 parlamentari (e non 600 come prevede la riforma).

 
 
 

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