Da Paese contraffattore a innovatore, la pericolosa evoluzione della Cina

WASHINGTON  ̶  Una nuova ricerca mostra come la Cina non si stia limitando solamente a copiare la tecnologia dagli altri Paesi, e si stia invece muovendo persino più velocemente degli Stati Uniti nel campo dell’innovazione e dello sviluppo delle tecnologiche avanzate.

Il gruppo statunitense Itif (Information Technology and Innovation Foundation) ha esaminato diverse aree in cui la Cina ha fatto progressi e ridotto il divario con gli Stati Uniti negli ultimi dieci anni. Nel misurare l’andamento cinese nel settore tecnologico, la ricerca si è servita di 36 indicatori e mostra come la Cina abbia colmato il divario con gli Stati Uniti, in alcuni casi anche superandoli.

«Se la Cina stesse solo copiando, allora la minaccia competitiva alle economie avanzate sarebbe limitata  ̶  afferma la relazione  ̶  ma non c’è motivo di credere che la Cina non possa seguire lo stesso percorso delle ‘tigri asiatiche’, Paesi che si sono rapidamente evoluti da contraffattori a innovatori, il che rappresenta una seria minaccia».
Per diventare leader dell’innovazione a livello globale, la Cina sta seguendo le orme delle tigri asiatiche come Giappone e Corea del Sud. Pechino ha compiuto infatti notevoli progressi nell’ultimo decennio nelle aree di ricerca e sviluppo, università, brevetti, attività imprenditoriale, vendite industriali ed esportazioni.

I cinesi, ad esempio, nell’arco di dieci anni hanno aumentato in modo significativo gli investimenti in ricerca e sviluppo: nel 2007, avevano investito 129 miliardi di dollari in questo settore, ovvero il 33 per cento del denaro speso dagli Usa nella medesima area. Nel 2017 tuttavia, il divario si è ridotto raggiungendo il 76 per cento dell’investimento degli Usa in ricerca e sviluppo, e superando quello dell’Unione Europea.

Anche il numero di brevetti statunitensi rilasciati a società cinesi è cresciuto negli ultimi anni, e questo è un altro importante indicatore di innovazione.
Quasi la metà dei brevetti concessi ogni anno dallo United States Patent and Trademark Office, va a inventori stranieri. Nel 2006, gli Stati Uniti hanno concesso 1.066 brevetti ai cinesi, che rappresentavano l’1,2 per cento dei brevetti concessi in totale agli inventori dagli Usa. Nel 2016, questo numero è aumentato a più di 11 mila, cifra che equivale all’8 per cento dei brevetti statunitensi.

La ricerca evidenzia inoltre il ruolo delle università nei sistemi nazionali dell’innovazione, dato che queste formano scienziati e ingegneri qualificati, così come imprenditori e innovatori. In Cina, ogni anno si laureano circa 7 milioni di studenti; di questi, oltre il 30 per cento è laureato in ingegneria, rispetto a solo il 5 per cento negli Stati Uniti. La ricerca rende noto anche come la Cina produca il 46 per cento in più di dottori in scienze informatiche e ingegneristiche rispetto agli Stati Uniti.

Ma la Cina, si legge nella relazione, sta anche attivamente reclutando ingegneri e scienziati stranieri, da altri Paesi asiatici e dagli Stati Uniti, e sta pagando loro stipendi molto alti, il tutto grazie ai sussidi governativi.

Anche lo sviluppo della produzione hi-tech cinese suggerisce una crescita nell’innovazione del gigante asiatico. Ad esempio, le esportazioni cinesi per quanto riguarda l’hi-tech sono cresciute dal 139 per cento dei livelli statunitensi nel 2006, al 203 per cento nel 2016. E il valore aggiunto  ̶  la misura della produzione industriale meno gli input produttivi come materie prime, energia e così via  ̶  è aumentato al 77 per cento nel 2016, dal 30 per cento del 2006. Se la crescita dovesse continuare con questo ritmo, la Cina supererà gli Stati Uniti nel valore aggiunto manifatturiero dell’hi-tech entro il 2020.

In altri settori come la tecnologia dell’informazione e della comunicazione, i semiconduttori, le sostanze chimiche, o prodotti farmaceutici, le ferrovie ad alta velocità e il settore aerospaziale, la ricerca indica che, negli ultimi dieci anni, la Cina ha fatto progressi significativi rispetto agli Stati Uniti.
Proprio gli Stati Uniti, d’altro canto, avevano acquisito competenze e leadership in molti settori, investendo migliaia di miliardi di dollari in ricerca e sviluppo, formazione e altre aree, al fine di immettere sul mercato prodotti innovativi e complessi.

«Il governo cinese sa che se procede in modo equo e ‘naturale’ ci vorranno molti decenni o più per colmare definitivamente il divario in innovazione con i leader mondiali», si legge nella relazione.
Così, per ottenere quel know-how di cui necessita dalle aziende straniere, la Cina ricorre a diverse politiche quali il furto di proprietà intellettuale, le joint-venture forzate, il trasferimento di tecnologia e l’acquisizione di aziende straniere avanzate, grazie al sovvenzionamento dello Stato.

«La Corea ha attraversato lo stesso processo di sviluppo che la Cina sta seguendo ora […] Come la Cina, anche la Corea si concentrava inizialmente sul copiare», si legge ancora nella relazione.

La rapida evoluzione cinese da un Paese che copia le idee altrui a un Paese innovatore, conclude la relazione, avrebbe tuttavia un grande impatto negativo sulle economie avanzate, viste le importanti proporzioni dell’economia cinese, e considerata soprattutto la difficoltà nel convincere la Cina a competere in modo equo.
E per le economie più avanzate, la perdita di leadership nell’innovazione avrebbe due serie implicazioni: la prima, è che si ridurrebbero gli standard di vita e i livelli di prosperità; la seconda riguarda la sicurezza nazionale e la Difesa; infatti, la superiorità degli Stati Uniti in ambito militare è determinata in gran parte dalla superiorità tecnologica di cui finora hanno goduto, e che ora è minacciata.

 

Articolo in inglese: China Evolves From ‘Copier’ to ‘Innovator,’ Posing Serious Threat, Experts Say

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