Dopo 30 anni Linux ‘balla’ ma non per tutti è ‘bello’

Di Alessandro Starnoni

Se si considera il bicchiere mezzo pieno, quella di Linux è senza dubbio una storia di successo.
Ed è anche in un certo senso l’incoronamento di quel sogno chiamato open source, iniziato ancora prima dell’introduzione al pubblico di Linux da parte del suo fondatore, 30 anni fa.

Da quell’ormai lontano 1991 infatti, la creatura dell’allora 21enne Linus Torvalds ne ha fatta di strada: il kernel di Linux (o suoi derivati) è ormai ampiamente impiegato in una vasta gamma di device e di sistemi integrati, dai comuni smartphone, ai web server e le infrastrutture cloud, fino ad arrivare addirittura a sbarcare su Marte con il rover Perseverance.

Dalla Nasa a Ibm, sono difatti innumerevoli le grandi aziende che hanno aperto le loro porte al software open source, poiché più comodo ed economico da implementare rispetto al ricreare codice da zero.
Il progetto di sviluppo collaborativo di Linux in particolare ha coinvolto negli anni migliaia di sviluppatori di diverse aziende che hanno apportato il loro fondamentale contributo al codice, creando di conseguenza anche nuovi posti di lavoro. Linux è così a mano a mano diventato un porto di riferimento a dir poco cruciale per l’Internet of Things e il settore dell’informatica in generale.

Ma nonostante tutto, sebbene il codice del ‘Pinguino’ sia ormai praticamente integrato dappertutto, il bicchiere è per molti ancora mezzo vuoto. C’è ancora una vetta che non è stata conquistata e probabilmente forse non lo sarà mai.
Si tratta della bassissima percentuale di utilizzo dei sistemi operativi Linux in ambiente desktop, ovvero nei comuni computer che abbiamo in casa, in ufficio o nei nostri laptop.

Negli ultimi dieci anni ad esempio, la quota di mercato di Linux rispetto agli altri sistemi operativi è rimasta pressoché prossima allo 0-2 per cento e non accenna ad aumentare, almeno non per ora.

Eppure, le premesse per un mondo tech ‘più libero’ per quel che concerne l’utilizzo quotidiano dei Personal Computer sembrava ci fossero tutte. Anche Dirk Hohndel, Chief Open Source Officer per VMware, aveva previsto che nel 1999 Linux avrebbe scalzato Windows nel mercato dei Pc desktop; evidentemente sbagliando.

Le ragioni sono varie. Innanzitutto, la tecnologia è ormai parte integrante delle nostre vite, e a gran parte dei fruitori tech – possiamo dire all’utente comune – interessa poco sapere cosa sia un sistema operativo o come funziona un certo dispositivo; interessa piuttosto usufruire direttamente del servizio o del prodotto.
Da questo ne consegue che molti non sanno neanche dell’esistenza di Linux come sistema operativo e acquistano semplicemente ciò che il mercato offre. E il mercato desktop è dominato dai sistemi operativi Windows, poi a seguire c’è macOS, se escludiamo Android e Chrome Os, che sono in realtà dei derivati del Kernel Linux. Questo meccanismo continua a mantenere quei sistemi in una posizione di netto vantaggio rispetto a Linux.

Una seconda ragione, se si esclude chi non conosce neanche Linux, è che il mondo Linux è molto più frammentato, ovvero non esiste un solo determinato sistema operativo come accade per Windows o macOs, che al limite aggiornano la loro versione di quell’unico sistema operativo. Per Linux invece abbiamo diverse distribuzioni, ognuna indipendente e con caratteristiche piuttosto differenti adatte alle esigenze specifiche dell’utente. Questo inibisce l’utente dallo scegliere Linux al posto di Windows o macOS, dal momento che ci sono troppe alternative.
Essendo un software open source con poche o nessuna Big Tech alle spalle manca inoltre un’operazione di branding e marketing mirata, così le persone finiscono per comprare un Mac o un Pc Windows per abitudine.

Altri sanno per ‘sentito dire’ che Linux è ostico e Windows o Mac sono più semplici da usare: il terminale dei comandi su Linux in particolare spaventa molte persone che non hanno tempo o voglia di apprendere cose nuove, o che hanno l’idea di Linux come un sistema operativo senza grafica e con stringhe di codici e comandi da eseguire. Oggi tuttavia le cose sono abbastanza cambiate ed è possibile eseguire task anche graficamente come si fa su Windows.

C’è anche da dire che sono poche le aziende che vendono i loro computer con una distro Linux installata (anche se esistono). Così è plausibile immaginare che la gran parte dell’utenza meno esperta sarà scoraggiata dall’installare da sé una versione open source di Linux quando ha già Windows nel Pc, e installarsela da soli non è proprio così immediato per tutti.

In ogni caso, in pochi sanno che al momento dell’acquisto di un Pc windows si può chiedere per proprio diritto all’azienda (anche se non tutte consentono di modificare la configurazione) dalla quale si sta acquistando di non integrare il sistema operativo nell’acquisto. Quindi si può acquistare il Pc a un prezzo di molto ridotto (al solo prezzo dell’hardware) e installare poi successivamente Linux qualora lo si volesse. Non tutti sanno inoltre che Linux è molto meno esigente in termini di risorse e requisiti hardware e può girare bene anche su macchine più datate o meno potenti (quindi meno costose).

Poi ci sono anche motivi strettamente più tecnici o pratici nel mancato decollo di Linux su desktop. Alcuni fanno riferimento alla mancanza di un ‘ambiente’ comodo ed efficace per il trasferimento dei file da telefono a Pc, ma uno dei principali motivi sono le applicazioni (anche per lo svago): su Linux non c’è ancora quella vasta scelta messa a disposizione invece dall’universo Windows.
Ma nonostante su Linux non girino alcuni software comuni, anche qui in pochi sanno che esistono alternative o che ci sono dei modi per farli andare ugualmente (Wine).

Tuttavia, è pur vero che non tutti hanno voglia di distinguersi utilizzando strumenti diversi, e magari vogliono conformarsi alle scelte della loro cerchia di amici o conoscenti. Così si acquista semplicemente un Mac o un Pc.

Linux offre nel complesso una libertà di azione molto vasta, e molti tra gli utenti medi non hanno ancora la concezione di cosa sia la libertà applicata al mondo dell’informatica. Oppure non hanno voglia di sperimentarlo, e preferiscono così uno strumento che gli permetta di svolgere semplicemente il loro lavoro.

 
 
 

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