Draghi: «Gran parte dei problemi dipendono dal fatto che ci sono dei non vaccinati»

Di Marco D'Ippolito

«Gran parte dei problemi che abbiamo oggi dipende dal fatto che ci sono dei non vaccinati», queste le forti parole pronunciate da Mario Draghi nell’apertura della sua prima conferenza stampa dell’anno, che si è svolta a Roma nella serata del 10 gennaio. Ed è su queste basi che il premier ha rivendicato l’adeguatezza delle restrizioni nei confronti dei non vaccinati varate con l’ultimo decreto legge del governo.

Draghi ha dichiarato che attualmente «le terapie intensive sono occupate per due terzi dai non vaccinati e anche le ospedalizzazioni vedono le stesse percentuali». Ed è per questo, ha spiegato il premier, che il governo ha deciso di stringere la presa sui non vaccinati e di imporre l’obbligo vaccinale agli ultracinquantenni, la fascia di età di gran lunga più colpita dalle forme gravi del Covid.

Il premier ha quindi sottolineato che uno degli obiettivi della sua conferenza è proprio quello di invitare nuovamente «gli italiani che non si sono ancora vaccinati, a farlo». Nella chiara e netta narrazione esposta da Draghi, «il motivo per cui possiamo adottare un approccio diverso rispetto al passato è fondamentalmente uno solo: la vaccinazione».

Riguardo alla possibilità che Draghi salga al Quirinale, che era uno dei tempi più cari ai giornalisti, il premier ha messo le mani avanti al termine del suo intervento, dichiarando con fermezza che non avrebbe risposto ad alcuna domanda relativa all’ormai prossima elezione del presidente della Repubblica italiana, una promessa che ha poi mantenuto nel proseguo della conferenza.

Il ministro Speranza presenta i dati

Dopo Draghi, è intervenuto il ministro della Sanità Roberto Speranza per spiegare più nel dettaglio i dati citati dal premier. Speranza ha ribadito che attualmente due terzi delle terapie intensive sono occupate da persone non vaccinate, che però rappresentano invece solo il 10% della popolazione italiana sopra i 12 anni.

Il ministro ha quindi mostrato alle telecamere un grafico stilato dall’Istituto Superiore di Sanità che mostra la quantità di persone in terapia intensiva ogni cento mila abitanti, dividendo la popolazione in quattro categorie: non vaccinati, vaccinati da oltre quattro mesi, vaccinati da meno di quattro mesi, vaccinati con la dose di richiamo.

Il grafico redatto dall’Iss e mostrato da Speranza durante la conferenza stampa del 10 gennaio. (Screenshot)

Ebbene il grafico mostra che, in media, su 100 mila persone non vaccinate ce ne sono state 23,2 in terapia intensiva tra il 12 novembre e il 12 dicembre 2021. Mentre nello stesso periodo, tra i vaccinati da oltre quattro mesi i ricoverati in terapia intensiva sono stati 1,5 ogni 100 mila. Un dato che scenderebbe addirittura a 1,0 per i vaccinati da meno di quattro mesi e a 0,9 per le persone che hanno ricevuto la terza dose.

Naturalmente si tratta di dati molto eloquenti in favore dell’efficacia del vaccino, che secondo Speranza «spiegano meglio di tantissime parole il senso del decreto approvato». Il ministro ha quindi ribadito che per salvare vite umane e favorire la ripartenza del Paese «la strada prioritaria è ridurre l’area dei non vaccinati. È questa la scelta fondamentale fatta dal governo».

Nel complesso non sono emerse voci particolarmente critiche tra i giornalisti presenti in sala, che non hanno sollevato nessuno dei dubbi espressi dai critici del Green Pass in merito alla costituzionalità del sistema di certificazione verde, che esclude sempre più il 10% degli italiani – coloro che ad oggi hanno continuato a rifiutare la vaccinazione anti Covid – dalla vita sociale, civile e lavorativa.

La polemica sulla riapertura delle scuole

Riguardo alle polemiche sulla riapertura delle scuole – che alcuni politici come il governatore della Campania Vincenzo De Luca avrebbero voluto chiuse almeno sino a fine gennaio – Draghi ha risposto alla domanda di una giornalista di Adnkronos affermando: «Il governo ha la priorità che la scuola sia aperta in presenza. Basta soltanto vedere quali sono stati gli effetti sulla diseguaglianza tra studenti della Dad […] per convincersi che questo sistema scolastico, che può essere necessario probabilmente in caso di emergenze drammatiche, provoca delle diseguaglianze destinate a restare, diseguaglianze tra i giovani che stanno più tempo in Dad e quelli che stanno meno. […] Diseguaglianze che si riflettono poi su tutto il futuro della loro vita lavorativa».

Il premier ha quindi spiegato che oltre a queste ragioni fondamentali, ci sono anche delle considerazioni di ordine pratico effettuate dal governo: «Si chiede loro di stare a casa, non andare a scuola, poi la sera vanno in pizzeria e fanno sport tutto il pomeriggio; non ha senso chiudere la scuola prima di aver chiuso tutto il resto, ma se chiudiamo tutto il resto torniamo all’anno scorso e non ci sono i motivi per farlo».

Infine, Draghi ha concluso la sua risposta ammettendo: «Probabilmente ci sarà un aumento delle classi che andranno in Dad nelle prossime settimane, e allora andranno, ma quello che bisogna respingere è un ricorso generalizzato alla didattica a distanza».

 

Per vedere integralmente la conferenza stampa:

 
 
 

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