Elezioni anticipate al 25 settembre. La Meloni esulta, ma il Pd sorride in silenzio

Di Marco D'Ippolito

Con la caduta del governo Draghi si è aperta una ripida strada verso le elezioni anticipate, che per scelta del presidente Mattarella si svolgeranno il 25 settembre, la prima tra le possibili date presenti sul calendario.

Esulta Giorgia Meloni, che chiedeva con insistenza di tornare alle urne da circa tre anni e che nel frattempo è diventata secondo i sondaggi la leader del primo partito italiano. Più contenute le reazioni pubbliche di Salvini e Berlusconi, sebbene il Cavaliere si stia mostrando molto attivo ed entusiasta per l’apertura della campagna elettorale.

Dal canto suo il Pd, attualmente quotato come il secondo partito italiano, sa già da diversi anni che sarà quasi impossibile per la sinistra ottenere una vittoria alle prossime elezioni. Tuttavia, in questa particolare congiuntura politico-economica, mandare alle urne gli italiani potrebbe non essere una cattiva cosa per il ‘campo progressista’ in un’ottica di lungo periodo. La ragione principale è la difficilissima situazione che si troverà a gestire il nuovo esecutivo in autunno, tra inflazione galoppante, crisi energetica, guerra in Ucraina, rischi pandemici e per via delle stringenti scadenze legate all’ottenimento dei fondi previsti dal Pnrr. Di fatto, in un simile contesto potrebbe essere benefico, in termini politici, per Pd e M5s trovarsi all’opposizione piuttosto che al governo.

Inoltre, il Pd può fregiarsi di essere l’unico Partito rimasto fedele a Mario Draghi e dunque responsabile verso il Paese, un’argomentazione rilanciata a gran voce nell’ultima settimana da buona parte della stampa italiana e che potrebbe peraltro rappresentare il fondamento – la cosiddetta ‘Agenda Draghi’ – di una coalizione con tutti quei piccoli partiti che rischiano di non raggiungere la soglia del 3%, dal partito di Di Maio a Italia Viva, ai Verdi, fino ad Articolo Uno e altri gruppi minoritari.

Al contempo la sempre più evidente rottura con il Movimento 5 Stelle consentirà a quest’ultimo – come spiegato al Fatto Quotidiano dal sondaggista e presidente dell’Istituto Ixè Roberto Weber – di tornare almeno in parte sulle sue posizioni oltranziste e antisistema e capitalizzare al meglio, da un punto di vista elettorale, anche la propria opposizione all’invio di armi in Ucraina.

In questo scenario il cosiddetto campo largo progressista – momentaneamente diviso su questioni superficiali, ma nel lungo periodo verosimilmente unito ideologicamente – dovrebbe riuscire a guadagnare consensi nei prossimi mesi. Quasi impossibile che riesca a superare la coalizione di centro-destra, a detta dei sondaggisti, ma secondo un articolo pubblicato il 23 luglio dal Giornale sarebbe possibile il raggiungimento di una situazione di semi-stallo in Senato.

In ogni caso, come già accennato, il governo entrante si troverà a gestire una situazione di una gravità senza precedenti tra inflazione, crisi energetica, siccità, guerra in Ucraina e possibili recrudescenze della pandemia, senza contare la difficile situazione in cui versano alcuni settori dell’economia italiana, in primis quello dell’edilizia dove il blocco dei crediti legati al superbonus sta mettendo a repentaglio l’esistenza di circa 30 mila imprese artigiane e di oltre 150 mila posti di lavoro, secondo un recente studio della Confederazione nazionale dell’artigianato e della piccola e media impresa (Cna). Peraltro, l’autunno è già in condizioni normali un periodo caldo per l’agenda politica, per via della necessaria approvazione della Legge di Bilancio.

Come se non bastasse, una delle sfide più difficili per il governo sarà rispettare le molteplici e complesse scadenze fissate dal Pnrr, il piano nazionale di ripresa e resilienza, che sono vincolanti ai fini dell’erogazione della prossima rata dei finanziamenti europei da 21,8 miliardi di euro. Per ottenere questi fondi (e in seguito le rate successive) il governo italiano dovrebbe infatti completare 55 obiettivi concordati con l’Ue entro il 31 dicembre 2022, e oltre alle difficoltà tecniche che incontreranno i nuovi ministri in questo processo, potrebbero sorgere anche forti impedimenti di carattere politico. Tra i 55 obiettivi da raggiungere ci sono infatti la riforma fiscale e la riforma della concorrenza, che includono punti fortemente contestati dai partiti di centro destra negli ultimi mesi, come la cosiddetta riforma del catasto o la questione delle concessioni balneari.

Tutto questo senza considerare una pressante problematica interna alla coalizione di centro-destra: riusciranno veramente i tre leader, qualora vincessero le elezioni, a collaborare al meglio pensando solo al bene dell’Italia? Salvini e Berlusconi accetteranno di vedersi superati e lasceranno di buon grado la presidenza del Consiglio nelle mani della Meloni mettendo da parte i personalismi politici? Ai posteri l’ardua sentenza.

Di certo bisogna prepararsi a due mesi di accesa campagna elettorale e soprattutto vedere cosa accadrà tra autunno e inverno. Presupponendo che il centrodestra vinca le elezioni, si aprono fondamentalmente tre scenari di medio periodo: nel primo il governo di centrodestra entrante riuscirà in qualche modo a navigare attraverso la tempesta e rimarrà alla guida del Paese fino ad almeno l’autunno del 2023.

Una seconda possibilità è che pressioni europee legate al non raggiungimento degli obbiettivi imposti dal Pnrr, allo spread, a pressioni sociali, economiche, politiche, civili e sanitarie portino a una prematura caduta del governo già nei mesi invernali e alla formazione di un governo tecnico di unità nazionale. Il terzo scenario vede un risultato elettorale con un piccolo margine di vantaggio per il centro-destra e la nascita direttamente dopo le urne di un governo di larghe intese finalizzato all’attuazione del Pnrr, che potrebbe paradossalmente nascere anche senza la partecipazione di Fratelli d’Italia.

Nel frattempo, il governo Draghi resta in carica per il disbrigo degli affari correnti fino all’insediamento del nuovo esecutivo e in questo periodo potrà continuare a occuparsi della gestione delle emergenze, dell’ordinaria amministrazione e dell’attuazione delle leggi e determinazioni già assunte dal Parlamento. Incluse in quest’ultima categoria ci sono secondo Draghi – come riportato da Milano Finanza – anche l’attività legislativa legata all’attuazione dei 55 obiettivi previsti dal Pnrr per fine dicembre.

 
 
 

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