Ex manager Facebook accusa il social: «alimenta le violenze etniche» in Myanmar ed Etiopia

Di Isabel van Brugen

La whistleblower di Facebook Frances Haugen ha citato le violenze etniche in Myanmar ed Etiopia come esempi dell’«impatto distruttivo» che la piattaforma social sta avendo sulla società. Il tutto durante un’audizione svoltasi presso il Senato degli Stati Uniti il 5 ottobre.

La ex dipendente ha spiegato ai parlamentari che esiste un legame tra l’attività di Facebook e la violenza nelle regioni. Gli algoritmi della piattaforma social facilitano l’odio – ha affermato la Haugen – mettendo così il profitto prima della sicurezza degli utenti. «La mia paura è che senza azione, i comportamenti divisivi ed estremisti che vediamo oggi siano solo l’inizio. Quello che abbiamo visto in Myanmar e ora in Etiopia sono i capitoli iniziali di una storia così terrificante che nessuno vuole leggerne la fine», ha dichiarato la Haugen, ex product manager di Facebook, davanti al sottocomitato per la protezione dei consumatori, la sicurezza dei prodotti e dei dati del Senato.

I dirigenti di Facebook non hanno risposto immediatamente a una richiesta di commento da parte dell’edizione americana di Epoch Times.

Nel 2018, i funzionari di Facebook hanno dichiarato che l’azienda non aveva fatto abbastanza per limitare la diffusione di post che alimentavano la violenza contro la minoranza Rohingya perseguitata in Myanmar, mentre all’inizio di quest’anno l’azienda si è impegnata a frenare la diffusione della disinformazione dopo gli ultimi spargimenti di sangue e un colpo di stato militare in Paese.

La Haugen ha suggerito che per prevenire la diffusione virale di contenuti violenti e della disinformazione – che possono realmente alimentare le violenze in quei Paesi – il Congresso dovrebbe apportare modifiche alla Sezione 230 del Communications Decency Act, che protegge le piattaforme social da ogni responsabilità per i contenuti pubblicati da terzi. Di conseguenza Facebook diverebbe «responsabile delle conseguenze delle loro decisioni di ranking» dei contenuti. «Incoraggio la riforma di queste piattaforme, non raccogliendo e scegliendo idee individuali, ma rendendole invece più sicure, meno agressive, meno virali, perché è così che risolviamo questi problemi in modo graduale», ha specificato la Haugen, criticando i ranking basati sul mero coinvolgimento degli utenti in quanto «favoriscono letteralmente la violenza etnica» in Paesi come il Myanmar e l’Etiopia.

«Anche Facebook sa, lo hanno ammesso pubblicamente, che il ranking basato sul coinvolgimento è pericoloso senza sistemi di integrità e sicurezza, ma poi non ha implementato quei sistemi di integrità e sicurezza nella maggior parte delle lingue del mondo. Ed è questo che sta causando cose come la violenza etnica in Etiopia», ha sottolineato.

Tuttavia, Facebook ha replicato che la credibilità della Haugen è scarsa in quanto è «un ex product manager di Facebook che ha lavorato per l’azienda per meno di due anni, non ha avuto rapporti diretti, non ha mai partecipato a un incontro decisionale con dirigenti di livello C». «Non siamo d’accordo con la sua caratterizzazione delle molte questioni su cui ha testimoniato. Nonostante ciò, siamo d’accordo su una cosa: è ora di iniziare a creare regole standard per Internet», ha dichiarato Lena Pietsch, direttore delle comunicazioni politiche di Facebook.

 

Articolo in inglese:Facebook Whistleblower Accuses Platform of ‘Fanning Ethnic Violence’ in Myanmar and Ethiopia

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