Facebook banna ‘individui pericolosi’ che fomentano ‘odio’

Il 2 maggio Facebook ha dichiarato di essere in procinto di bannare Alex Jones e altre personalità statunitensi politicamente controverse per aver violato le politiche in materia di ‘individui e organizzazioni pericolose’.

Buona parte degli account che sono stati rimossi appartengono a popolari personaggi politici di destra, tra cui i giornalisti Milo Yiannopoulos, Laura Loomer, e Paul Joseph Watson.

Facebook ha inoltre dichiarato di aver bandito Paul Nehlen, un noto suprematista bianco candidato al Congresso nel 2018, e il leader di Nation of Islam Louis Farrakhan, che sostiene il suprematismo nero e ha definito gli ebrei delle «termiti».

L’azienda rimuoverà ogni account, pagina, gruppo, o evento associato agli individui banditi, sia sul suo principale social network che su Instagram. Ha dichiarato inoltre che bandirà ogni utente che, secondo il proprio giudizio, promuova ‘violenza’ o ‘odio’.
Tuttavia, Facebook non ha proibito agli altri utenti di lodare o sostenere gli individui banditi dalla piattaforma, come aveva fatto in passato per gruppi estremisti come Isis e al-Qaeda.

Alcune ore dopo la scomparsa dell’account di Louis Farrakhan, i suoi video erano ancora visualizzabili su Instagram tra i 17 mila post con l’hastag #louisfarrakhan, incluso uno in cui difende la definizione degli ebrei che aveva dato in precedenza.

Facebook ha annunciato la rimozione degli account in questione prima di renderla esecutiva, il che ha lasciato ai titolari degli account il tempo per indirizzare le loro migliaia di follower verso altri canali prima della scomparsa dei loro account, come ha dimostrato un giornalista di BuzzFeed con degli screenshot.

Alex Jones, che ha diffuso teorie cospiratorie sul massacro della scuola elementare Sandy Hook e ospitato il fondatore dell’organizzazione di estrema destra Proud Boys, Gavin McInnes, durante un suo show, ha immediatamente aperto un altro account e avviato una diretta streaming per parlare del ban.

Infowars, il sito internet gestito da Jones, ha pubblicato un annuncio in merito all’espulsione, in cui afferma: «Si tratta di controllo editoriale sul contenuto degli utenti, ed è una specie di donazione ai canditati democratici in vista delle elezioni presidenziali 2020».

Applicazione confusa

I provvedimenti presi da Facebook in merito ai contenuti sono stati applicati in modo decisamente disordinato; ad esempio, le pagine associate a Jones ed al suo sito internet Infowars hanno iniziato a essere chiuse lo scorso anno, mentre il suo profilo personale non è stato toccato.
Anche la Apple, Alphabet Inc. (società proprietaria di Google) e Twitter hanno messo al bando Infowars lo scorso anno.

Le aziende di social media continuano a esprimere preoccupazione verso le voci di estrema destra, dopo aver annaspato per anni prima di decidere come gestire i contenuti estremisti.

Inoltre, le aziende sono state criticate dai conservatori a causa di questi provvedimenti, giudicati censori e parziali. I gruppi per i diritti civili hanno invece dichiarato che i giganti dei social non hanno fatto abbastanza.

Facebook ha dichiarato di aver applicato le proprie regole senza pregiudizi. Proprio il mese scorso ha rafforzato ulteriormente queste politiche, quando ha deciso di vietare l’elogio, il sostegno e la rappresentanza del nazionalismo bianco e del separatismo bianco: «Abbiamo sempre messo al bando individui o organizzazioni che promuovono o si impegnano nella violenza e nell’odio, indipendentemente dall’ideologia. Il processo di valutazione dei potenziali trasgressori è molto lungo e ci ha condotto alla decisione di rimuovere questi account oggi» ha dichiarato l’azienda in un comunicato ufficiale.

Il gruppo di osservatori dei media liberali, Media Matters for America, ha lodato la decisione, affermando che abbia ispirato «un certo ottimismo, il fatto che [Facebook, ndr] sia in grado di assumersi la responsabilità per i modi in cui le sue piattaforme hanno rafforzato gli estremisti».

Nel frattempo, sulla stampa conservatrice continuano a venire pubblicati vari casi di social media che hanno dovuto presentare le proprie scuse ai gruppi conservatori per gli errori commessi dai loro sistemi automatizzati che vanno ad influire sul numero di persone raggiunte da ciascun post.

 

Articolo in inglese: Facebook Bans ‘Dangerous Individuals’ Cited for ‘Hate Speech’

 
 
 

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