L’assalto di Facebook e Twitter alla libertà di stampa

Di Epoch Times

Facebook e Twitter hanno adottato delle misure senza precedenti contro uno scottante articolo del New York Post sul figlio dell’ex vicepresidente Joe Biden.

È la prima volta che dei social media intraprendono azioni dirette contro un articolo pubblicato da una della più importanti testate giornalistiche americane (il New York Post è tra i cinque giornali più stampati negli Stati Uniti). Inoltre, le azioni di Facebook e Twitter appaiono arbitrarie, senza coerenza o valide motivazioni.

L’articolo in questione è stato pubblicato il 14 ottobre e cita delle email trapelate secondo cui Hunter Biden – tra le altre cose – avrebbe introdotto l’allora vicepresidente Joe Biden a diversi magnati, sia ucraini che cinesi, in cambio di denaro o favori.

L’addetto alle comunicazioni di Facebook Andy Stone ha dichiarato che la piattaforma sta «riducendo la distribuzione» dell’articolo del Post, specificando di aver adottato questa decisione prima che l’articolo venisse sottoposto al cosiddetto fact-checking indipendente (per quanto anche questi fact-checking siano discutibili). Il che porta a chiedersi su quali basi Facebook abbia deciso di limitare la diffusione dell’articolo, o in altre parole di censurarlo.

Twitter si è spinto persino oltre, aggiungendo degli avvisi ai tweet e vietando agli utenti di postare il link all’articolo del Post – sia pubblicamente che nei messaggi diretti – nonché bloccando alcuni utenti che avevano postato l’articolo, tra cui addirittura lo stesso New York Post e la portavoce della Casa Bianca Kayleigh McEnany.

Dopo essersi affannato a fornire spiegazioni per la censura, Twitter ha sostenuto che l’articolo del Post violasse le sue politiche sulle «informazioni personali e private» e la sua ‘Hacked Materials Policy’. In un suo comunicato, Twitter ha affermato che la piattaforma «vieta l’uso del nostro servizio per distribuire contenuti ottenuti senza autorizzazione».

Questo significa che tutti gli articoli della stampa che contengono documenti trapelati saranno banditi dalla piattaforma? E questo standard sarà applicato in modo uniforme a tutte le testate giornalistiche?

In base a questi standard, alcune delle più importanti inchieste giornalistiche mai realizzate – che spesso si sono basate su documenti trapelati – non avrebbero avuto spazio su Twitter.

La realtà è che le regole di Twitter e Facebook sono così pericolosamente vaghe che le piattaforme possono scegliere di censurare i contenuti come meglio credono.

Non è un segreto che, come le due aziende sono cresciute in dimensioni e influenza negli ultimi anni, così è cresciuto anche il loro controllo sul dibattito pubblico.

Se Facebook e Twitter fossero degli editori, che pubblicano informazioni, sarebbe un loro diritto comportarsi in questo modo. Invece Twitter e Facebook hanno negato con veemenza di essere editori, e sostengono di essere piattaforme aperte, il che ha garantito loro le speciali tutele previste dalla sezione 230 del Communications Decency Act americano.

Facebook e Twitter hanno ora superato quella linea così pubblicamente e palesemente che, proprio come le testate che loro censurano, sono diventati effettivamente editori, e dovrebbero essere vincolati dagli stessi standard di responsabilità.

 

Articolo in inglese: Twitter and Facebook’s Assault on Freedom of the Press

 
 
 

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