Facebook vuole ridurre i contenuti politici sulla sua piattaforma

Meno politica su Facebook? Secondo il gigante big tech, i feedback degli utenti spingono per la limitazione della quantità di contenuti politici pubblicati.

Mercoledì il Ceo dell’azienda Mark Zuckerberg ha annunciato: «Uno dei frequenti feedback che in questo momento stiamo ricevendo dalla nostra comunità, è che le persone non vogliono che la politica e la violenza prendano il sopravvento sulla loro esperienza nei nostri servizi. Attualmente stiamo valutando misure da adottare per ridurre anche la quantità di contenuti politici nel feed di notizie. Stiamo ancora studiando i modi migliori per farlo».

Tuttavia Zuckerberg ha specificato che la piattaforma consentirà comunque alle persone di unirsi a gruppi politici come i movimenti di base e di partecipare a discussioni di natura socio-politica, come ad esempio contro le ingiustizie, ma cesserà di raccomandare gruppi civili e politici a lungo termine.

Facebook è stata una delle società della Silicon Valley che ha iniziato a impegnarsi in una moderazione più mirata dei contenuti degli utenti, a seguito delle critiche relative alla libera diffusione di disinformazione. Negli ultimi mesi, l’azienda ha implementato una serie di politiche volte a fermare la (presunta) disinformazione e a prevenire la violenza dai suoi utenti.

In vista delle elezioni americane e nel periodo anche immediatamente successivo, Facebook ha iniziato per esempio ad aumentare la sorveglianza dei post dell’ex presidente Donald Trump, il quale sollevava ripetutamente preoccupazioni sull’integrità delle elezioni e denunciava presunte frodi elettorali.

In seguito alla violazione del Campidoglio degli Stati Uniti del 6 gennaio, la società ha intensificato la sua applicazione delle politiche, rimuovendo gruppi e discussioni che a suo giudizio avrebbero potuto provocare violenza e all’odio, seguendo poi la scia di Twitter nel bloccare l’account di Trump.

In vista del giorno dell’inaugurazione, la società ha dichiarato di star rimuovendo tutti i contenuti che contenessero lo slogan «Stop the Steal», usato dai sostenitori di Trump nelle loro manifestazioni per chiedere al Congresso e ai legislatori statali di indagare sull’integrità delle elezioni generali del 2020.

Facebook ha anche vietato la pubblicità di armi, munizioni e accessori per armi da fuoco come i silenziatori, negli Stati Uniti. La società ha poi affermato che queste mosse erano necessarie per impedire agli utenti di utilizzare la sua piattaforma per praticare violenza.

Ma l’applicazione della politica della società è stata ripetutamente criticata come politicamente di parte: i critici affermano che gran parte delle regole prende di mira i conservatori e le persone ritenute sostenitori di Trump. Un’indagine sotto copertura di Project Veritas pubblicata nel giugno 2020 ha rivelato che, secondo un ex moderatore, almeno uno degli algoritmi di Facebook sembrava progettato per contrassegnare prevalentemente contenuti orientati a destra. L’indagine ha anche registrato un moderatore di Facebook che afferma che la società applica standard diversi tra contenuti inclinati a sinistra e quelli orientati a destra.

Contattato da Epoch Times, Facebook non ha risposto sulla questione delle rivelazioni di Project Veritas.

Ad agosto, poi, Facebook ha annunciato che avrebbe intrapreso un’azione di contrasto ai sostenitori di QAnon, agli estremisti Antifa e alle milizie varie con sede negli Stati Uniti. A ottobre, dopo che a Trump è stato diagnosticato il virus del Pcc (Partito Comunista Cinese), Facebook ha dichiarato che avrebbe rimosso i post che esprimevano speranza per la sua morte.

La presunta moderazione sbilanciata dei contenuti, percepita dagli utenti ha sollevato preoccupazioni relative alla libertà di parola e alla mancanza di controlli ed equilibri per le decisioni prese da queste società Big Tech.

 

Articolo in inglese: Facebook to Reduce Political Content on Platform

 
 
 

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