Gabicce Mare, se il reddito di cittadinanza fa strage di stagionali

A Gabicce Mare l’estate incalza gli albergatori sull’accoglienza turistica, ma l’offerta non soddisfa la forte domanda: i giovani si accontentano del reddito di cittadinanza, fa caldo, e di lavorare non se ne parla nemmeno un poco.

Questo in soldoni il contenuto del messaggio del sindaco di Gabicce Mare, che ha tutta l’aria di un vero e proprio Sos. A inizio giugno, le strutture alberghiere del territorio sembrano infatti ancora in alto mare in termini di assunzioni di lavoratori stagionali: «Molti giovani del Sud che l’anno scorso avevano fatto la stagione nei nostri alberghi  ̶  spiega il sindaco Domenico Pascuzzi al Resto del Carlino  ̶  quest’anno non sono voluti tornare a Gabicce perché stavano percependo il reddito di cittadinanza. E se accettassero di tornare perderebbero l’assegno da oltre 700 euro che a loro basta per vivere».

E Angelo Serra, presidente dell’Associazione Albergatori di Gabicce Mare, ha confermato al Sole24Ore quanto sostenuto dal sindaco Pascuzzi, pur ammettendo che il problema c’era anche negli anni passati: «Il reddito di cittadinanza ha fatto esplodere un problema che già esisteva negli anni scorsi. Le nostre strutture già facevano fatica a trovare personale qualificato, questo a causa di una piuttosto generalizzata fuga dai mestieri del turismo da parte dei giovani. Con il reddito di cittadinanza la situazione è peggiorata».

Tuttavia, le parole del sindaco della località costiera hanno infiammato i commenti dei ragazzi sui social, soprattutto di quei giovani provenienti dal meridione che lamentano di essere stati bollati ingiustamente come nullafacenti. Tanto da spingere Pascuzzi a rettificare su Repubblica il suo messaggio iniziale: «Sono stato frainteso. Non volevo assolutamente dire che i giovani del Sud non abbiano voglia di lavorare. Mi sembra anche paradossale, visto che sono nato a Catanzaro, fino ai 18 anni, poi Milano e vivo a Gabicce dal 2005».

Sempre dai commenti sui social comunque, emerge l’opinione comune che la ragione della poca offerta non sarebbe il reddito di cittadinanza ma le condizioni di lavoro nelle strutture delle località turistiche.
A tal proposito, continua Serra, se da una parte si deve riconoscere che un tempo le condizioni di lavoro erano piuttosto difficili, adesso «ci sono i contratti di categoria: un cameriere lavora otto ore al giorno e porta a casa 1.500 euro netti al mese più vitto e alloggio. Un cuoco può guadagnare dai 3mila ai 6mila euro».

D’altro canto è possibile che non tutte le strutture applichino i contratti nazionali di categoria, come spiega sempre al quotidiano economico Claudia Lugaresi, responsabile del turismo di Uiltucs Emilia Romagna, che aggiunge anche: «La gran parte degli esercizi si avvale di contratti a chiamata o part time».

In effetti, facendo una breve ricerca sui siti di annunci di lavoro in Riviera, viene fuori che molti alberghi specificano chiaramente che il contratto è determinato (stagionale) e che non si offre alloggio. Quindi, stando così le cose, è anche comprensibile che un giovane che viene dal Meridione possa non vedere alcuna convenienza nell’andare a lavorare lontano da casa, dovendosi pagare pure di tasca sua vitto e alloggio, il tutto per una sola stagione.

 
 
 

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