Gli Usa sbarreranno l’ingresso ai cinesi responsabili di torture e persecuzioni

Di Janita Kan

Il Dipartimento di Stato americano ha intenzione di aumentare i controlli sull’immigrazione per gli individui che hanno violato i diritti umani nei propri Paesi. Una delle conseguenze, secondo un comunicato di Minghui.org, è che verrà impedito ai funzionari cinesi coinvolti nella persecuzione del Falun Gong di entrare negli Stati Uniti.

Secondo il comunicato di Minghui, un sito che raccoglie informazioni sulla persecuzione del Falun Gong, questi funzionari cinesi potrebbero vedersi rifiutare i visti di immigrazione così come quelli quelli turistici o di lavoro. Mentre a coloro che hanno già ricevuto un visto potrebbe essere negato il diritto di entrare negli Stati Uniti.

In effetti, secondo la sezione 212 dell’Immigration and Nationality Act (Ina), qualsiasi individuo che durante il suo operato da funzionario per governi stranieri abbia perpetrato direttamente violazioni della libertà religiosa particolarmente gravi, in qualsivoglia momento, o ne sia stato in qualche modo responsabile, non può essere autorizzato a entrare negli Stati Uniti.

Le violazioni della libertà religiosa particolarmente gravi includono le violazioni sistematiche della libertà religiosa tramite la tortura, o trattamenti crudeli, disumani e degradanti, la detenzione prolungata senza capi di accusa, il rapimento, la detenzione illegale o altre flagranti violazioni del diritto alla vita, alla libertà o alla sicurezza delle persone.

Quindi la legge già esiste. Ma un funzionario del Dipartimento di Stato ha comunicato a vari gruppi religiosi e spirituali che ci sarà un aumento dei controlli. Secondo Minghui, il funzionario ha chiesto ai praticanti del Falun Gong negli Stati Uniti di preparare una lista di funzionari cinesi che, in base alle loro informazioni, hanno svolto un ruolo nella persecuzione.

Praticanti del Falun Gong meditano nel Central Park di New York il 10 maggio 2014. (Dai Bing/The Epoch Times)

Il Falun Gong, noto anche come Falun Dafa, è una pratica tradizionale di auto-miglioramento che include 5 esercizi di meditazione. I suoi principi cardine sono ‘verità, compassione e tolleranza’.
La pratica è stata introdotta al pubblico in Cina nel 1992, si è diffusa rapidamente per via dei benefici fisici e morali riscontrati dai praticanti, e oggi è presente in oltre 80 Paesi.
Secondo un’inchiesta statale cinese, nel 1999 oltre 70 milioni di cinesi praticavano il Falun Gong; secondo le stime dei praticanti stessi, invece, il numero reale superava addirittura i 100 milioni.

Tuttavia, temendo che questa popolarità potesse rappresentare una minaccia per il dominio del Partito Comunista Cinese (Pcc), nel luglio del 1999 l’allora leader del regime, Jiang Zemin, ha lanciato una campagna nazionale di persecuzione. Da allora i praticanti sono stati arrestati in massa e incarcerati in prigioni, campi di lavoro e centri di lavaggio del cervello, dove molto spesso vengono torturati. Questa repressione continua ancora oggi.

Lai Shantuo, presidente dell’associazione della Falun Dafa di Washignton D.C., ha confermato a Epoch Times che alcuni rappresentanti dell’associazione avevano già incontrato un funzionario del Dipartimento di Stato a inizio anno, che aveva spiegato loro che il governo americano si stava preparando a intensificare l’attuazione delle relative leggi sull’immigrazione: «Questo mostra che il governo degli Stati Uniti è entrato in una nuova fase per quanto riguarda l’attenzione verso la persecuzione delle persone di fede nel mondo, in particolare verso la Cina, il più oltraggioso persecutore delle fedi religiose nel mondo».

Lai ha aggiunto che questi sviluppi rappresentano un chiaro avvertimento per i funzionari coinvolti nella persecuzione del Falun Gong in Cina, specialmente per coloro che stavano pensando di visitare o di fuggire negli Stati Uniti: «È come inviare loro il messaggio che non si può perseguitare il Falun Gong».

Un portavoce del Dipartimento di Stato, durante uno scambio di mail con Epoch Times, non ha confermato direttamente i provvedimenti, ma ha sottolineato che «gli Stati Uniti cercano di garantire che gli individui che hanno violato i diritti umani non possano trovare un porto sicuro negli Stati Uniti».
E ha aggiunto che «esistono una serie di potenziali inammissibilità applicabili alle domande di visto per gli Stati Uniti da parte di individui coinvolti in violazioni dei diritti umani o in casi di corruzione; le inammissibilità riguardano anche i funzionari di governi stranieri che sono stati coinvolti in gravi violazioni della libertà religiosa».

Gary Bauer, membro della Commissione statunitense sulla libertà religiosa nel mondo, ha dichiarato il 31 maggio durante un’intervista telefonica con Epoch Times, di ritenere opportuno che il governo Usa faccia dei passi avanti in questa direzione: «Di certo non voglio che gli Stati Uniti diventino un rifugio sicuro per coloro che sono stati implicati nelle persecuzioni in altri Paesi, in Cina o in qualsiasi altro luogo».

Un’inchiesta pubblicata ad aprile dalla commissione ha evidenziato che durante l’ultimo anno il regime cinese ha intensificato la persecuzione dei gruppi religiosi, inclusi i praticanti del Falun Gong, i musulmani uiguri, i cristiani e i buddisti tibetani.

Già nel 2011 il presidente Barack Obama aveva firmato un comunicato per impedire ai seri violatori dei diritti umani di entrare negli Stati Uniti per turismo, lavoro o per periodi più lunghi.
Il comunicato affermava: «Il rispetto universale dei diritti umani, delle leggi umanitarie e la prevenzione delle atrocità, rappresentano internazionalmente i valori degli Stati Uniti e gli interessi fondamentali degli Stati Uniti».

Nel frattempo, alcuni mesi fa l’ambasciatore statunitense per la libertà religiosa Sam Brownback ha tenuto un discorso presso il Correspondents’Club di Hong Kong durante il quale ha richiesto a Pechino di fermare ogni genere di persecuzione religiosa in Cina: «Il governo cinese è in guerra contro la fede. Ma è una guerra che non vinceranno».

Questa non sarebbe la prima volta in cui un governo, preoccupato dalla persecuzione del Falun Gong in Cina, prende provvedimenti per impedire ai funzionari cinesi di entrare nel proprio Paese. Nel 2017, infatti, una task force composta da diversi enti governativi taiwanesi ha impedito l’ingresso nel Paese ad almeno tre funzionari del Pcc in quanto erano stati coinvolti nella persecuzione dei praticanti del Falun Gong in Cina.

In seguito la task force ha dichiarato che a tutti i funzionari del Pcc legati all’Ufficio 610, un’organizzazione extralegale creata dal Partito al solo scopo di portare avanti la persecuzione, non verrà concesso di entrare a Taiwan in futuro.

 

Articolo in inglese: US Could Bar Entry to Chinese Officials Involved in Persecution of Falun Gong

 
 
 

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