Governo indiano fortemente preoccupato dalle aggressioni cinesi

Sembra privo di logica il recente comportamento aggressivo della Cina nei confronti dell’India, e il mondo dovrebbe quindi preoccuparsi di quali siano gli obiettivi del regime. Lo sostiene il vice presidente del Bhartiya Janata Party (Bjp), il partito di governo indiano, in un’intervista da Nuova Delhi con Epoch Times.

«Il modo in cui stanno intensificando l’aggressione – ha dichiarato Baijayant Panda, che è anche portavoce ufficiale del Bjp – non riguarda solo l’India. Avete visto il comportamento aggressivo verso Taiwan, Giappone, e le attività nel Mar Cinese Meridionale? Sembra adattarsi a uno schema definito, e il mondo dovrebbe preoccuparsene».

Dal 15 giugno India e Cina sono in uno stato di tensione, dopo che 20 soldati indiani e un numero imprecisato di soldati cinesi sono stati uccisi in uno scontro corpo a corpo sulle alture himalayane di Galwan nella regione del Ladakh. Da allora, entrambi i Paesi hanno posizionato decine di migliaia di militari su entrambi i lati del confine.

La stampa indiana racconta che recentemente la Cina ha proposto di allentare le tensioni al confine ritirando i soldati dal territorio indiano sulla riva nord del lago Pangong Tso, se in cambio l’India cede una posizione che i cinesi desiderano; l’India ha respinto la proposta.

«Abbiamo visto che la Cina, negli ultimi tempi, ha compiuto alcuni passi che sono stati molto insoliti, come nel 2017 a Doklam, dove hanno mostrato un comportamento aggressivo. E abbiamo anche visto altri casi minori. Questo è un esempio molto ampio di comportamento aggressivo».

A maggio, nello Stato indiano nord-orientale del Sikkim, i soldati indiani e cinesi si sono scontrati, come già avvenuto nel 2017 nella regione quando la Cina ha cercato di estendere una strada attraverso l’altopiano di Doklam tra Bhutan, India e Cina; l’altopiano è gestito dal Bhutan, ma è rivendicato dalla Cina.

Le autorità bhutanesi hanno cercato il sostegno dell’esercito indiano, innescando una situazione di stallo al confine per 73 giorni. Dopo settimane di negoziati, entrambi i Paesi si sono ritirati, ma da allora i cinesi hanno iniziato a costruire enormi infrastrutture nell’area.

Relazioni globali

Panda ha spiegato a Epoch Times che le attuali tensioni tra India e Cina dovrebbero essere un problema globale: «Dalla fine della Guerra Fredda il mondo si è evoluto in un mondo multipolare. C’è stato un periodo in cui c’era un mondo unipolare, ma poi c’è stata l’ascesa della Cina».

L’India ha rapporti in evoluzione con varie democrazie nel mondo, come gli Stati Uniti, il Giappone e l’Australia; e la sua vicinanza con queste nazioni potrebbe essere preoccupante per il regime cinese: «L’India e gli Stati Uniti si stanno avvicinando. L’India e alcuni degli altri grandi Paesi si stanno avvicinando».

«L’India è stata invitata al vertice del G-7 dal presidente degli Usa. L’India è stata osteggiata dalla Cina in termini di riforme del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, a cui l’India e anche altre nazioni come il Giappone e il Brasile vogliono prendere parte».

Secondo lui tutte queste ragioni potrebbero spiegare il comportamento ostile della Cina, ma «l’India non è interessata ad avere ostilità. L’intenzione dell’India è di intrattenere relazioni pacifiche con tutte le nazioni, in particolare con i vicini. Abbiamo un lungo confine con la Cina e un lungo confine conteso con la Cina. Non siamo interessati all’ostilità», ha affermato Panda, aggiungendo che potrebbero esserci anche ragioni più ampie che motivano l’aggressione cinese.

«La realtà è che queste non sono azioni razionali e logiche, basate sulle comprensioni che sono esistite».

Il regime di Pechino ha una comprovata esperienza nell’influenzare altri piccoli vicini asiatici attraverso varie «dichiarazioni» e «azioni» e decidendo unilateralmente come mantenere il rapporto. Tale comportamento non è basato su logica o etica o accordi precedenti. Tuttavia, l’India differisce da quelle nazioni più piccole, poiché è un grande Paese, con una popolazione che rivaleggia quella della Cina: «E questa è un’India diversa. Questa non è l’India del 1962 e nemmeno degli anni 80 o 90. E l’India farà in modo che il nostro territorio sia protetto. E qualunque risposta sia necessaria, l’India la darà».

Panda ha anche sottolineato il recente rilascio da parte della Cina di un avvertimento ad alcuni media indiani: «L’ambasciata cinese nel paese, ha rilasciato alcune dichiarazioni in cui cercava di dire alla stampa indiana come comportarsi e cosa comunicare. Ora, questo è poco professionale, perché nei Paesi democratici non puoi dare ordini ai  media».

Panda ha anche suggerito che «forse» il comportamento del regime potrebbe anche essere correlato a questioni interne alla Cina, «perché non c’è davvero alcuna ragione logica per avere un tale confronto con l’India».

Coronavirus

Il comportamento del regime potrebbe essere volto a distogliere l’attenzione del mondo, dal «crescente risentimento per come la Cina si è comportata» in relazione alla pandemia di coronavirus che ha avuto origine lì.

La Cina ha mostrato un simile comportamento aggressivo nei confronti di altri Paesi, come l’Australia, che è stata destinatario di alcune «dure azioni» da parte di Pechino dall’inizio della pandemia.

In effetti, la relazione tra Cina e Australia, come quella tra India e Cina, ha recentemente raggiunto il suo punto più basso. Da questa estate, il regime ha imposto un dazio dell’80 per cento sull’orzo australiano, ostacolato l’importazione di carne bovina australiana, arrestato un giornalista australiano e vietato a due accademici australiani di visitare la Cina.

Il giornale statale cinese Global Times ha riferito che dallo scoppio del coronavirus, la Cina ha accusato l’Australia di «intensificare l’offensiva di spionaggio, d’infiltrazione e furto tecnologico». Dopo le crescenti tensioni tra i due Paesi, la Cina ha anche smesso di acquistare carbone australiano.

Mercato libero

Secondo Panda, nel mezzo della guerra commerciale tra Cina e Stati Uniti, la Cina dovrebbe essere «più ragionevole» con ampi mercati liberi come l’India: «Strano, perché abbiamo assistito per diversi anni alla guerra commerciale tra Stati Uniti e Cina e, logicamente, ciò dovrebbe rendere la Cina più o almeno altrettanto ragionevole con altri mercati come l’India. Invece, che senza un motivo sia improvvisamente diventata più aggressiva verso gli altri mercati, non ha senso».

Anche se la Cina è cresciuta fino a diventare la seconda economia più grande del mondo proprio grazie al suo ingresso nell’Organizzazione mondiale del commercio, sta tuttavia violando le regole dell’organizzazione.

«Nondimeno la Cina spinge anche a ritorsioni, perché l’India ha dovuto adottare queste misure per vietare più di 100 app cinesi e annullare e sospendere molti altri investimenti e contratti cinesi in India».

L’India, secondo Panda, ha mostrato «estrema pazienza e la volontà di difendere il nostro territorio, sia con mezzi militari che economici, ma allo stesso tempo, come sapete, l’India si impegna di risolvere queste controversie per mezzo dei colloqui. Questa è la convinzione dell’India. Usiamo la forza solo per autodifesa e non per attacco».

 

Articolo in inglese: Exclusive: India’s Ruling Party Warns ‘World Should Be Concerned’ About China’s Recent Actions

 
 
 

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