Il governo riconsidera «attentamente» la Nuova Via della Seta di Pechino

Di Dorothy Li

Il primo ministro italiano Mario Draghi ha dichiarato al vertice del G7 che l’Italia sta rivalutando «attentamente» gli investimenti cinesi nel Paese, allontanandosi così dalla politica pro-Pechino del precedente governo.

Domenica, durante una conferenza stampa al vertice del Gruppo dei Sette (G7), Draghi ha pronunciato parole critiche nei confronti del regime comunista cinese: «È un’autocrazia che non aderisce alle regole multilaterali e non condivide la stessa visione del mondo che hanno le democrazie».

Sebbene abbia riaffermato l’importanza della cooperazione economica, Draghi ha enfatizzato le differenze tra il regime cinese e le democrazie occidentali: «Dobbiamo anche essere franchi sulle cose che non condividiamo e non accettiamo. Il presidente americano ha detto che il silenzio è complicità».

Alla domanda sull’adesione dell’Italia alla controversa Nuova Via della Seta di Pechino (nota all’estero come Belt and Road Initiative), il premier ha risposto: «Per quanto riguarda quell’accordo specifico, lo valuteremo attentamente».

La Nuova Via della Seta è un progetto infrastrutturale multimiliardario che mira ad accrescere l’influenza estera del regime cinese tramite la costruzione di snodi commerciali e grandi infrastrutture a livello globale. Uno dei problemi è che i Paesi che hanno accettato i finanziamenti cinesi per la realizzazione di tali opere si sono ritrovati presto schiacciati da debiti troppo grandi per essere pagati, le cosiddette ‘trappole del debito’ di Pechino.

Ad ogni modo, ora il governo italiano sta appoggiando la nuova iniziativa del G7 sulle infrastrutture globali, chiamata Build Back Better World, o B3W, un’iniziativa che sembra essere finalizzata a contrastare la crescente influenza acquisita dal Partito Comunista Cinese (Pcc) nei Paesi in via di sviluppo tramite la Nuova Via della Seta. Il progetto da oltre 40 mila miliardi di dollari prevede investimenti in porti, strade e altre infrastrutture nei Paesi a basso e medio reddito di tutto il mondo.

L’Italia è stato il primo Paese del G7 ad aderire alla Nuova Via della Seta voluta dal leader cinese Xi Jinping, contro il parere degli Stati Uniti e di altri membri del G7. All’epoca, l’ex premier Giuseppe Conte aveva firmato un memorandum d’intesa durante la visita di Stato di Xi Jinping nel marzo 2019.

D’altra parte, il governo Draghi sta adottando misure precauzionali nel trattare con la Cina. Nel marzo 2021, il primo ministro ha firmato un decreto per impedire all’azienda italiana di telecomunicazioni Fastweb di sottoscrivere accordi di fornitura con Huawei e Zte, entrambe aziende legate all’esercito cinese.

Nel frattempo, la Casa Bianca ha dichiarato il 12 giugno che Draghi ha accettato di lavorare con Biden «sulle sfide globali» e che i due Paesi «hanno concordato sulle priorità nella politica estera, tra cui Cina, Russia e Libia» durante il loro incontro al margine del G7.

Nel comunicato di domenica, i leader del G7 – Stati Uniti, Canada, Gran Bretagna, Germania, Italia, Francia e Giappone – hanno chiesto al regime cinese di «rispettare i diritti umani e le libertà fondamentali» nello Xinjiang e a Hong Kong, di cooperare con le indagini sull’origine del Covid-19, e hanno promesso di scoraggiare le «politiche e pratiche contrarie al mercato» di Pechino.

Attualmente, vari membri dell’Ue stanno riesaminando le loro relazioni con la Cina, il che ha recentemente portato il Parlamento europeo a congelare un grande accordo commerciale con Pechino dopo sette anni di negoziati.

 

Articolo in inglese: Italy ‘Carefully’ Reevaluates Its Participation in China’s Belt and Road Initiative

 
 
 

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