La guerra politica del Pcc contro Taiwan e il resto del mondo | Crossroads

Di Joshua Philipp

Il governo cinese sta portando avanti i suoi piani per conquistare Taiwan. Le sue strategie includono la cosiddetta guerra politica, che il regime cinese sta in realta conducendo contro molti altri Paesi.

Per saperne di più, Joshua Philipp ha intervistato il professor Kerry Gershaneck, autore di Political Warfare: Strategies for Combating China’s Plan to ‘Win without Fighting.

Joshua Philipp: Può spiegarci prima di tutto cos’è la guerra politica, una cosa non familiare a molti, e perché è importante l’idea della guerra politica cinese?

Kerry Gershaneck: Gli americani devono preoccuparsi della guerra politica, perché questo è il mezzo che il partito comunista cinese userà per cercare di sconfiggere gli Stati Uniti, e per annettere Taiwan senza combattere una guerra sul campo. Non significa che ci sconfiggeranno, ma ci sorpasseranno come prima potenza al mondo. Loro puntano tutto su questo: vogliono vincere senza combattere. E quindi il loro approccio è quello di dividerci e conquistarci attraverso sovvertendo la nostra nazione, infiltrandosi, comprando i mass media. Guerra mediatica, guerra psicologica e guerra legale… Sono i tre pilastri della loro guerra politica. Vogliono demoralizzarci, dividerci e per usare i loro termini, disintegrarci. In modo che crolliamo senza dover muovere carri armati, bombardieri e milioni di soldati e navi. Mezzi che intendono utilizzare se la guerra politica dovesse fallire.

Joshua Philipp: Approfondiamo alcuni di questi argomenti: come progettano di disintegrare il sistema americano? Come stanno ponendo in essere le tre loro tattiche di guerra: guerra legale, guerra psicologica e guerra mediatica? Ma, prima, parliamo di Taiwan. Recentemente, abbiamo visto il regime comunista cinese prendere il controllo di Hong Kong. E molti taiwanesi lo hanno preso come un atto di intimidazione. Intendono realmente invadere Taiwan? È una presa di potere non convenzionale? Come sarà questa presa di potere e cosa stanno pianificando in questo momento?

Kerry Gershaneck: Non bisogna dare nulla per scontato quando si parla del partito comunista cinese. Sono opportunisti fino al midollo. Sono leninisti. E cinesi, per cui hanno una tradizione millenaria di guerre politiche e sul campo di battaglia. E il partito comunista cinese ne ha approfittato. Useranno qualsiasi mezzo per raggiungere gli obiettivi del partito comunista cinese, quindi l’invasione non è fuori discussione. L’approccio adottato è quello di usare la guerra politica per dividere e demoralizzare il popolo di Taiwan, per farlo crollare e cadere tra le braccia della Repubblica Popolare Cinese senza combattere. Ma non ha funzionato. Io ho vissuto a Taiwan gran parte degli ultimi tre anni la gente di taiwan non ci è cascata. E Pechino lo sa. Quindi il regime si sta rafforzando militarmente (come fa da decenni) con l’intento, di usare la forza in caso la guerra politica non riesca a sovvertire Taiwan. Che, quindi, crollerà e cadrà nelle mani del regime. Ripeto: qui niente è fuori discussione.

Joshua Philipp: Quando si parla di conflitto armato (carri armati, bombe, cannoni, aerei… insomma guerra vera), ho sentito valutazioni recenti secondo cui, se gli Stati Uniti entrassero in guerra col regime cinese (per esempio per Taiwan) gli Stati Uniti perderebbero. Anche se, su questo, ci sono analisi contrastanti, perché Taiwan potrebbe vendere cara la pelle. E c’è anche la possibilità che altri paesi intervengano: il Vietnam, e forse anche il Giappone e l’Australia… Per la sua esperienza, come stanno le cose nella realtà?

Kerry Gershaneck: Ho lavorato con Taiwan (cioé la Repubblica di Cina), per trent’anni, lavorando molto in ambito militare. Il presidente Tsai sta apportando dei miglioramenti, che erano attesi da tempo, alle capacità di difesa di Taiwan. Ci sono state politiche che gli Stati Uniti hanno imposto a Taiwan che hanno contribuito all’indebolimento della sua difesa. Ci sono molti cambiamenti che esulano dall’ambito della nostra discussione… ci sarebbe da parlare un’ora, sui miglioramenti che Taiwan deve fare per le proprie forze armate e le proprie capacità come nazione. Qui il punto non sono solo i soldati.
Tutti a Taiwan devono prendere come modello le nazioni baltiche o la Svizzera… non bastano i soldati. A un esercito di invasione cinese, si dovrebbe rendere la vita un inferno. Guerriglia…. Tutti a combattere… dietro ogni albero dovrebbe esserci uno armato pronto ad abbattere i soldati cinesi, per rimandarli indietro nelle bare. Questo servirebbe! Ma qui si va oltre la guerra politica. Come ho detto prima, il presidente Tsai, a suo grande merito, ha detto che sta facendo grandi progressi, e gli Stati Uniti, a loro credito, sono ora molto più efficaci nel sostenere Taiwan. Questo significa molte più forniture militari, ma io penso anche a un’interazione molto più intelligente e, si spera, molti più militari taiwanesi, addestrati dai militari americani, in modo da migliorare enormemente la capacità di combattimento lato taiwanese.

Joshua Philipp: Molti diranno: “Prendere Taiwan, specialmente con una guerra, non sarebbe controproducente per il regime comunista cinese? Non danneggerebbe la propria immagine? Non verrebbe sanzionato ancora di più o persino tagliato fuori dal commercio internazionale?”. In altre parole: ne varrebbe la pena?

Kerry Gershaneck: Io non sono uno psicologo, e nemmeno mi spaccio come tale in TV. Ma penso che a Xi Jinping non importi il prezzo da pagare. Non gli importava niente di quello che pensava il mondo intero, quando hanno praticamente preso Hong Kong molti, molti, decenni prima rispetto a quanto stabilito nell’accordo con l’inghilterra. Non si interessavano delle preoccupazioni internazionali quando hanno preso il Tibet. E poi il genocidio degli uiguri… Non gli interessa. Loro hanno la macchina di propaganda con più risorse al mondo nella storia! Roba da fare invidia a Joseph Goebbels, Adolf Hitler, Josip Stalin. Hanno gli strumenti di guerra politica e psicologica più terribili di sempre: più di qualsiasi potenza della storia di questo pianeta. E mirano a creare un senso di amnesia nella popolazione mondiale, come già hanno fatto per il massacro di Piazza Tienanmen. Loro dicono: “Prendiamocela con la forza! Tanto la gente dimentica!”. Ecco perché il problema è molto serio. Dobbiamo fare in modo che Pechino non si azzardi nemmeno a prendere in considerazione l’invio di truppe sul suolo di Taiwan. Bisogna essere in grado di dissuadere la Cina in modo efficace, bisogna essere in grado di affrontarli e sconfiggerli militarmente. Così, diranno: “Non ne vale la pena”.

Joshua Philipp: Taiwan è una sorta di punto di partenza per molte delle politiche che il regime cinese sta usando in altri Paesi, come il Fronte Unito, la guerra psicologica, la guerra mediatica, il potere accademico, la corruzione di politici.. Questo tipo di operazioni. Da quello che ricordo, Taiwan ha respinto tutto questo. Hanno persino vietato le operazioni del Fronte Unito e, come lei ha detto, molte di queste operazioni di guerra politica sono ben note a Taiwan. Qual è la lezione che Taiwan ha imparato? Cosa ne pensano a Taiwan?

Kerry Gershaneck: È complesso Joshua: non è così ben definito vorremmo. Taiwan è l’obiettivo numero uno del PCC. Hanno Hong Kong. E, per raggiungere quello che Xi Jinping, nel suo “sogno cinese”, eufemisticamente chiama “riunificazione della Cina”, (quando in realtà è un’annessione), ora vuole Taiwan. Le operazioni del Fronte Unito in corso a Taiwan sono multiformi, includono militari in congedo, pensionati, gente nel governo, aziende… Non si possono mettere fuori legge tutti. A complicare la questione, abbiamo l’eredità del Terrore Bianco, del KMT e di Chiang Kai-shek. Era un regime fascista brutalmente repressivo. Ma non era neanche lontanamente al livello del partito comunista cinese di Mao nella Cina continentale. Ma rimane quell’eredità, dopo che Taiwan è diventata democratica negli anni ’90 con il presidente Lee. E nel mio libro c’è uno studio che ho fatto di quell’epoca storica. Dopo la democratizzazione, era rimasta una memoria collettiva nazionale, e così, in un certo senso, c’è stata una reazione eccessiva a quel periodo di fascismo e repressione. Quindi le leggi, che sono in vigore da molti anni, rendono difficile perseguire le spie della Repubblica Popolare Cinese: cioé le organizzazioni del Fronte Unito, gli accademici comunisti che si infiltrano in molte delle istituzioni accademiche più prestigiose. E l’ho sempre visto anche quando ero lì. Quindi la questione è un po’ più complicata. Ma si stanno facendo progressi costanti nel dare alle forze dell’ordine gli strumenti e le leggi di cui hanno bisogno. I militari, hanno un ruolo molto circoscritto in questo. Ma almeno i militari hanno la capacità di riconoscere la guerra politica, una capacità che è in gran parte scomparsa nella società civile taiwanese. Ma bisogna riconoscere che i quadri dell’esercito sono persone di alto livello, e istruite in università dove si studia bene la guerra politica della repubblica popolare cinese. Insomma: c’è un bel potenziale a Taiwan. Ma è stato finora represso. E ora, lentamente, si sta attingendo a quel potenziale, per costruire una strategia globale per rispondere alla guerra politica della Repubblica Popolare Cinese.

Joshua Philipp: Lei parlava prima della strategia di disintegrazione che stanno usando contro gli Stati Uniti e di come questa si colleghi alla guerra politica. Cos’è questa strategia di disintegrazione? Come funziona?

Kerry Gershaneck: Disintegrare significa dividere un Paese. A Taiwan si finanziano certi gruppi che attaccano altri gruppi. Mentre l’America si concentra sui conflitti interni. Siamo concentrati sul conflitto fra gruppi nel nostro Paese, stiamo vivendo un aspro conflitto interno, e questo ci ha distratto da quello che la Repubblica Popolare Cinese sta facendo: dalle interferenze nella campagna elettorale, al comprarsi e intimidire la nostra lega di baseball, la nostra lega di pallacanestro, o le nostre maggiori catene alberghiere… Noi, non ci stiamo concentrando su questo, perché siamo intenti a combattere tra di noi. E, alla fine, lentamente crolliamo, ci disintegriamo. Questo è un elemento fondamentale della strategia di disintegrazione: farci combattere contro noi stessi, per ignorare la guerra che il regime cinese sta conducendo contro di noi.

Joshua Philipp: Qui negli Stati Uniti lo vediamo in diversi contesti. Ad esempio: think tank che ricevono ingenti quantità di denaro dal partito comunista cinese, o politici che fanno viaggi pagati in Cina, o gruppi studenteschi legati al PCC, come le associazioni di studenti e studiosi cinesi e gli istituti Confucio; oppure Testate giornalistiche con cene e viaggi pagati dal partito comunista cinese. Lei dice che sembra esserci una sorta di orchestrazione di operazioni di facciata coordinate, per creare un’illusione, per distrarre le persone, dividerle, metterle l’una contro l’altra e così via. E’ esatto dire che queste reti di influenza, di infiltrazione, vengono utilizzate dal partito comunista cinese? È così che funziona?

Kerry Gershaneck: Non viene fatto nulla per caso: è uno sforzo centralizzato del dipartimento di lavoro del fronte unito e del dipartimento di propaganda. Sì, tutto questo è molto ben orchestrato. C’è qualche decentramento di operazioni ma in linea generale è corretto. In particolare nel periodo 2004- 2009, c’è stato un giro di denaro dell’ordine di miliardi di dollari, ma non entro nei dettagli. Non parlo solo della guerra mediatica, della creazione di piattaforme digitali di proprietà della Repubblica Popolare Cinese, ma anche di cooptazione, aziende mediatiche, una volta prestigiose a livello globale, finite sotto il controllo del regime cinese. Come fanno nel sud-est asiatico, o in Africa, dove organizzazioni mediatiche che sono ben radicate in quelle regioni, ora fondamentalmente stampano o trasmettono le notizie che Xinhua, il China Daily, il Quotidiano del Popolo e anche il PLA Daily impongono. E questo per denaro, o attraverso diversi modi di ottenere cooperazione, quando non usano direttamente intimidazione e coercizione. Lo ripeto: lo sforzo a livello globale è molto ben orchestrato in termini di guerra mediatica, operazioni psicologiche, e guerra legislativa, questi tre pilastri. Il dipartimento di lavoro del fronte unito è massiccio, ci sono centinaia di organizzazioni solo negli Stati Uniti. Per quanto riguarda Taiwan, come abbiamo discusso, l’NSP, l’ufficio per la sicurezza nazionale e la giustizia amministrativa sono complici. Ma, in questo momento, non hanno gli strumenti legali per perseguire queste organizzazioni del Fronte Unito, perché temono di essere accusati di violare i diritti umani e la libertà di parola che è stata così attentamente e duramente conquistata a Taiwan.

Joshua Philipp: Abbiamo parlato brevemente della guerra mediatica quale controllo degli organi di stampa e di informazione. Non solo delle testate giornalistiche, ma anche dei social media. Controllano i modi in cui le persone possono comunicare. Lei diceva che questo è parte di una strategia su tre livelli: le tre guerre, fra cui la guerra psicologica e la guerra legale. Come interviene la guerra mediatica in tutto questo? E qual è la strategia generale delle tre guerre?

Kerry Gershaneck: Controllare le persone. Cioé: controllare le informazioni che le persone interpretano e utilizzano per prendere decisioni, e per prendere coscienza di quello che accade intorno a loro. Questo è un dato di fatto. Sono le fondamenta della guerra psicologica. Ma non si limita a questo. Perché il loro massiccio sforzo per prendere il controllo degli organi di stampa, fa sì che questa propaganda che diffondono non sembri provenire dalla Cina, ma dallo Zambia, dalla Malesia. Qui torniamo a quelle che abbiamo definito “organizzazioni di facciata”, ovvero giornali che sono stati comprati, oppure azioni di infiltrazione o coercizione, in modo da dettare il contenuto delle notizie e le politiche editoriali di quelle testate giornalistiche. Quindi, la guerra mediatica gioca un ruolo cruciale. E include la guerra sui social media, come hai accennato prima, che è una forza molto potente in questo momento. Ci sono milioni di utenti della rete. E il loro esercito digitale, il reparto di supporto strategico, conta centinaia di migliaia di persone dedicate solo ad andare online e creare degli account o a fingere di essere qualcuno che non sono, e ad attaccare chiunque critichi la repubblica popolare cinese, diffondendo la propaganda del regime cinese e sostenendo le organizzazioni ad esso legate. Attualmente è in corso un’operazione enorme, in termini di manodopera, di soldi e di infrastrutture. In tutto il mondo.

 

Potete guardare l’intervista completa sul canale Youtube di Ntd Italia: https://www.youtube.com/channel/UCaNuBPJpcuVqb-J-nDQeawQ

 
 
 

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