Hong Kong, l’evento più importante della Storia attuale. Intervista a Steve Bannon

La reporter di Epoch Times Stacey Tang si è seduta con Stephen K. Bannon, uno dei membri fondatori della ‘Commissione per il Pericolo Presente: la Cina’ (The Committee on the Present Danger: China) , ex capo stratega della Casa Bianca e consigliere del presidente Donald J. Trump.

Hanno discusso insieme delle recenti proteste di Hong Kong, del ruolo del Partito Comunista Cinese e del futuro che potrebbe prospettarsi. L’intervista è stata trascritta e revisionata nell’ottica della brevità e della chiarezza.

 

Mi sembra che l’ultima volta che lei è stato intervistato da Epoch Times e Ntdtv sia stato due mesi fa, ma sono successe molte cose negli ultimi due mesi soprattutto per quanto riguarda Hong Kong. Qual è il suo punto di vista riguardo le due proteste di massa che hanno costretto il governo delle città a sospendere la legge sul estradizione?

Penso che questo metta a soqquadro tutto quello che il Partito Comunista Cinese ha detto al popolo. Qui (ad Hong Kong) stiamo vedendo la democrazia a lavoro. Intendo dire, se si guardano i giovani di Hong Kong che hanno preso posizione e si sono opposti al Pcc. Perché la questione non riguarda solo la legge sulla estradizione ma la sovranità territoriale di Hong Kong. Sono in gioco le condizioni dell’accordo che il Pcc fece con gli inglesi nel 1997, e che il mondo intero aveva visto e accettato, di creare un «Paese e due sistemi» che avrebbe dovuto fornire le basi per una vera democrazia e libertà al popolo di Hong Kong.

Penso che la cosa più affascinante sia che le proteste siano state guidate dai giovani. Questi giovani e molte altre delle persone partecipanti sono cristiani, molti di loro sono praticanti del Falun Gong, insomma una gran parte di loro hanno profonde convinzioni spirituali, e vogliono libertà di parola, libertà di riunione, libertà di religione, insieme ad uno Stato di diritto. Difatti questo è lo Stato di diritto a Hong Kong, e penso che consiste proprio in questo la profondità del movimento che ha risvegliato tutto il mondo. Penso sia fantastico. Ha fatto sorgere nei quadri del Pcc di Pechino la paura di Dio, abbiamo assistito al cambiamento del mondo.

Non si può avere un’altra piazza Tienanmen. Mi potete credere che sicuramente [le autorità, ndr] volevano andasse nel peggiore dei modi il secondo fine settimana. Penso che il primo fine settimana siano rimasti scioccati, ma il secondo fine settimana volevano mandare le forze pesanti per tenere sotto controllo la folla e disperderla.

E si può ben dire che né i giovani né i media del mondo avevano alcuna intenzione di mollare, e così è stato, hanno resistito. Ma la brutalità della polizia che è emersa in questi ultimi due weekend ha mostrato quello che si deve sapere sul Pcc; per tale motivo penso che l’evento di Hong Kong, e l’ho detto ripetutamente nelle ultime tre o quattro settimane, è l’evento più importante che si sta manifestando nel mondo.

Stavo giusto pensando a questa domanda: cosa pensa dell’importanza storica di questo evento?

E’ monumentalmente importante. Numero uno, ricordiamoci che il mondo intero è stato comprato con la bugia che il popolo cinese non è pronto per la democrazia, che il popolo cinese non può governarsi da solo. Continuo a dire che è la cosa più razzista che abbia mai sentito, è inaccettabile che le grandi  nazioni del mondo, i media del mondo e l’ordine stabilito nella gran parte del globo abbiano accettato questa idea. Perché i cinesi hanno un firewall [con cui lo Stato censura internet, ndr]? Perché sono repressi e soffocati? Perché sono ridotti in schiavitù? Perché compriamo solo l’ipotesi che il PCC vende al mondo, cioè che la Cina non può governarsi da sola.

Se si osserva Hong Kong, si vede disciplina. Sarebbe stato uguale se fosse accaduto negli Stati Uniti: nel primo fine settimana 40 o 50 milioni di persone sono uscite per protestare; il secondo fine settimana sono 80 milioni che scendono in strada. Osservate come si controllano. Guardate come studiavano, gli studenti, mentre venivano colpiti dai gas lacrimogeni. Guardate come si sono ripuliti dopo, guardate le strade, guardate Victoria Park, dove sono andati in giro a pulire, era più pulito di quando hanno iniziato. 

Questo è ciò di cui parla la democrazia. La democrazia riguarda la partecipazione dei cittadini. L’intero tema di cui stiamo parlando è che lo Stato-nazione è la migliore unità per governare, perché è l’unità che permette al cittadino la maggiore partecipazione al proprio governo. Per questo ho pensato e affermato che Hong Kong sia un perfetto esempio di democrazia.

Qui il problema non è tanto il disegno di legge sull’estradizione, sebbene esso sia orribile, perché permetterebbe al Partito Comunista Cinese di prendere tutti coloro che vuole e metterli in prigione nei campi di prigionia in Cina; qui il tema centrale è davvero la sovranità nazionale, ed è per questo che penso che sia così importante. Penso che storicamente, questo sia un punto di svolta storico. Hong Kong sta toccando delle note molto profonde. La ragione per cui Xi è andato in Corea è per far vedere a Trump e alla gente che lui ha ancora il controllo.

Penso inoltre che una altra cosa molto interessante siano le bugie del Pcc diffonde. Ho seguito la copertura mediatica, le persone con cui lavoro mi hanno inviato le conferenze stampa tenute a Pechino; il primo fine settimana a Pechino hanno detto che c’erano 700 mila persone nelle strade a sostegno del disegno di legge sull‘estradizione [quel fine settimana centinaia di migliaia erano in strada per manifestare invece l’opposizione all’estradizione, ndr]. Una palese ed esplicita bugia perché non possono permettere che la verità venga detta.

La seconda menzogna è sui «poteri stranieri» o «la mano nera delle potenze straniere». Il segretario degli Esteri cinese se ne è uscito ieri dicendo che è la «mano nera» sono la Cia, Miles Kwok e Steve Bannon. Ha sostenuto che sono questi agitatori esterni, insieme ai gruppi come il Falun Gong, i creatori di disordini occidentali che stanno cercando di aizzare Hong Kong, quando nulla di tutto questo potrebbe essere più lontano dalla verità.

La verità è che il movimento di Hong Kong ha radici locali e viene dal basso, guidato principalmente dai giovani residenti, ai quali ora si è aggiunta anche la classe media. Inoltre stanno iniziando ad emergere più chiaramente gli interessi commerciali legati a Hong Kong e dell’alta borghesia che è sempre stata dalla parte del Pcc perché non voleva essere coinvolta nella politica. L’alta borghesia infatti vuole solo fare affari, ma sta capendo ora che tutto ciò influenzerà Hong Kong come grande centro finanziario e che si deve avere avere uno Stato di diritto per esserlo.

Il Pcc è un’organizzazione di gangster, gestita da gangster con la mentalità di un gangster; sono criminali e hanno una mentalità criminale. Non puoi avere il terzo centro finanziario più importante del mondo senza lo stato di diritto. Per questo penso che la posta in gioco, Hong Kong, non potrebbe essere più alta.

Quindi quali conseguenze si aspetterebbe? La legge sarà sospesa per sempre? Il Pcc cambierà il modo di far passare la legge? O diventerà un punto di contrattazione? 

È molto interessante che abbiano fatto più o meno quello che io pensavo avrebbero fatto, cioè rimandare la cosa all’infinito, ma non nel senso di temporaneo rimando indefinito: un vero e proprio rimando ad un tempo indefinito. Penso che alla fine sacrificheranno Carrie Lam, la useranno come agnello sacrificale, nella speranza di cacciare con lei via anche i problemi che si sono creati. Non si fanno problemi per questo. Tuttavia hanno già dato un segno di debolezza, il che dovrebbe mandare un segnale a tutti gli altri nella Cina continentale e a Taiwan, che non sono più così potenti come vorrebbero far credere. Due milioni di cinesi di Hong Kong, e in particolare un gruppo di giovani, hanno fatto arretrare il Partito Comunista Cinese, Wang Qishan [vicepresidente della Repubblica popolare cinese, oltre che una delle figure di spicco degli affari esteri cinesi, ndr], l’Imperatore Xi e i suoi scagnozzi. È incredibile.

Ma non lo ammetteranno, il Pcc non lo ammetterà mai.

Non lo ammetteranno mai. Diranno che è Carrie Lam ad aver frainteso, che Carrie Lam non ha eseguito correttamente ciò che doveva fare. Penso, molto schiettamente, e l’ho detto anche prima, che Carrie Lam sia una traditrice del popolo di Hong Kong. È una disgrazia, è una cinese di Hong Kong ed è stata un cane che corre scodinzolando dietro al Pcc.

Avrà delle conseguenze per Taiwan? Mi sembra di aver sentito che Taiwan terrà una parata.

Lo spero. Taiwan avrà delle grandi elezioni nel 2020. C’è tutta una corrente di discussioni sull’esercito, su quello che sta accadendo in Iran e sulla situazione militare a Taiwan; penso che più importante della situazione militare siano le elezioni del 2020. Credo che Terry Gou [fondatore dell’azienda produttrice di componenti elettrici ed elettronici Foxconn, ora candidatosi come presidente di Taiwan, ndr] e la sua Foxconn siano la quinta colonna del Pcc. Penso che il Kmt, a meno che non cambi davvero il suo profilo, stia andando a letto con il Pcc. Quello che cercheranno di fare è provare a imbastire qualche dolce chiacchierata sulla riunificazione. Non penso che la posta in gioco sarebbe più alta. Ricordiamoci che il primo fine settimana i media di Taiwan non hanno parlato di Hong Kong.

Penso che Taiwan dovrebbe imparare una importantissima, tremenda lezione da Hong Kong su cosa significhi veramente resistenza e resistenza pacifica. Spero che si tengano dei raduni, spero che facciano parate e cortei, spero che onorino Joshua Wong e i giovani di Hong Kong che dovrebbero essere considerati l’esempio della democrazia al lavoro.

Ecco cosa voglio dire alle persone in Occidente, abbiamo giovani, la maggior parte dei quali ha qualche affiliazione spirituale, al cristianesimo, al cattolicesimo, al falun gong o al buddismo o qualcosa del genere. La maggior parte di loro hanno voglia di fare e hanno una sorta di sfondo spirituale. Avete sentito gli inni che cantano? Hanno creato degli inni, molte delle canzoni che cantano sono antichi inni cristiani e protestano pacificamente, mentre studiano, si fanno lacrimare gli occhi [a causa dei gas lanciati dalla polizia, ndr] senza lamentarsi e non sono violenti. Stanno protestando per lo Stato di diritto, la democrazia e il capitalismo. Questa è la cosa più potente che penso possiamo vedere oggi.

Come vede la protesta della scorsa settimana rispetto alle proteste studentesche del 1989? 

Pensando alle proteste del 1989 quello che mi ha colpito è stato quando hanno costruito la ‘Dea della Democrazia’. Ho visto quella statua nel mezzo di Piazza Tienanmen, ho pensato: quanto durerà questo? Hanno portato il tutto ad un nuovo livello, è stato fantastico. 

Se si torna indietro nel tempo in Occidente, a causa dell’influenza e della manipolazione dell’informazione del Pcc, non si sa molto su Piazza Tienanmen.

Continuo a dire ora, dopo il successo dell’epico capolavoro Chernobyl [mini serie del regista Johan Renck sull’omonimo disastro nucleare, ndr] che qualcuno dovrebbe tornare a fare una mini serie su Piazza Tienanmen, perché la gente non conosce i fatti. Stavo infatti discutendo in precedenza con alcune persone sul fatto che non sappiamo quanti siano stati uccisi. Non conosciamo le storie di chi era stato messo in prigione, non sappiamo nemmeno chi sia il tankman [l’uomo che si mise davanti al carro armato per non farlo avanzare nella piazza, ndr]. C’è così poco che sappiamo davvero sull’evento di Tienanmen. 

Sono andato a una cena il 4 giugno, per onorare alcuni dei sostenitori della democrazia di Piazza Tienanmen, e per ascoltare le loro storie. Quando si ascoltano i testimoni oculari, si capisce che siano stati più di diecimila. Sembra che la brutalità sia stata considerevole, ma si vede una certa connessione tra i giovani che un tempo hanno avuto un desiderio, non solo per la democrazia, ma per qualcosa di più profondo, e i giovani di oggi. Penso che quello che stiamo vedendo a Hong Kong oggi sia la brutale repressione di tutte le forme di religione, la repressione brutale della libertà di parola, la repressione brutale della libertà di riunione, la repressione brutale della libertà del Web e dello Stato di diritto.

Abbiamo assistito adesso alla reazione a tutto questo. Cosa dicono questi ragazzi? “Non si tratta di estradizione, si tratta della nostra sovranità, hanno mentito su tutto dal 1997 fino ad ora, se permettiamo che questo accada a poco a poco porteranno via tutto”. Se si guarda alle loro richieste sono piuttosto semplici. La domanda chiave è che vogliono un’elezione diretta, non vogliono più Carrie Lam. Non vogliono più che la maggioranza delle persone nel consiglio legislativo siano scelte da Pechino, perché in questo modo sono solo delle marionette, sono solo cani da guardia del regime del Pcc. Quello che vogliono è una democrazia, vogliono che queste persone siano elette liberamente, perché sanno che se sono eletti dal popolo di Hong Kong, le regole saranno molto diverse. Credo sia abbastanza potente.

Lei ammira il presidente Reagan. Come mette a paragone Reagan e Trump? E in particolare riguardo al fatto che Reagan abbia contribuito a far crollare il comunismo sovietico; pensa che Trump abbia lo stesso obiettivo, cioè porre fine al Pcc?

Ritengo che il presidente Trump sia il Reagan del nostri tempi. Crede nella pace attraverso la forza, crede nelle persone. Dobbiamo ricordarci che è in una posizione molto più difficile di quel che si pensa. Questo è uno dei motivi per cui abbiamo avviato la Commissione sul Pericolo Presente. Ci sono alcune analogie tra la fine degli anni ’70 e i nostri adolescenti del 21° secolo. L’America allora era reduce dell’esperienza del Vietnam. Aveva distolto lo sguardo dal punto in cui si trovava la vera minaccia: l’ascesa della potenza militare che creava oppressione nelle persone di tutto il mondo e in Asia centrale: l’Unione Sovietica, che cominciava a diffondersi anche nell’Europa orientale, in l’Africa e nei Caraibi. Avevano un piano globale per l’egemonia, ma l’unica cosa che avevano e che li ha portati alla rovina era in realtà l’economia del comunismo, che come sappiamo non funziona.

Trump entra in una scena molto diversa. Ricordiamoci che allora c’era una sorta di unità d’intenti almeno: anche se c’era divisione tra le nostre élite, c’era un’unità centrale. La Commissione sul Pericolo Presente degli anni ’70 aveva democratici e repubblicani, persone come Scoop Jackson, persone che erano falchi, ma che dicevano, “ehi, dobbiamo comunque confrontarci con questo”!

Oggi si ha esattamente l’opposto. In che modo Pcc è diventato così potente? Il Pcc è diventato così potente perché le élite, le élite dell’Europa occidentale e degli Stati Uniti, la finanza, le corporazioni, i media e la classe politica lo hanno sostenuto. Non dimentichiamoci che il Pcc non sarebbe nulla se non fosse finanziato dal capitalismo occidentale e non avesse la tecnologia occidentale o se non fosse autorizzato a rubare la tecnologia occidentale. Tutti gli strumenti che usa per la sorveglianza al fine di opprimere il suo popolo, gli sono stata venduti o sono stati rubati all’Occidente.

Per questo Trump entra in una situazione in cui tutte le élite sono contro di lui. E perché lo sono? A loro non importa se il popolo cinese è schiavo. Semplicemente non importa loro, perché è un modello di business. Stanno facendo un sacco di soldi. I laburisti fanno buoni affari perché i cinesi sono ridotti in schiavitù, non gli importa che la chiesa cristiana sotterranea venga perseguitata in una delle peggiori persecuzioni che abbiamo mai visto dal Partito Comunista Cinese. A loro non importa se un praticante del Falun Gong viene torturato in una prigione. A loro non importa affatto.

Ecco cosa gli interessa, si preoccupano dei soldi. Se torniamo alla settimana inaugurale di Trump hanno fatto andare Xi Jinping a Davos (per il World Economic Forum) e fare quel discorso sulla globalizzazione. Tutti lo ammiravano e andavano da lui ad elogiarlo, era l’eroe della globalizzazione. Ma quelle stesse persone che lo elogiavano a Davos sapevano dei campi di concentramento degli iiguri, sapevano cosa stava accadendo al Dalai Lama, ai buddisti tibetani, quelle persone conoscevano la persecuzione della chiesa cattolica sotterranea e dei cristiani evangelici, conoscevano le torture contro i praticanti del Falun Gong. Queste persone sanno tutto e non gliene importa nulla.

Il Pcc ha un modello capitalista di Stato che può massimizzare i loro profitti e questo è ciò di cui si preoccupano. Perciò Trump entra in una situazione molto diversa. Sta combattendo contro l’intero ordine stabilito, che invece sostiene fondamentalmente che abbiamo accordi e affari con i cinesi. Questo sistema funziona bene per loro, anche se sta schiacciando le persone della classe operaia.

Abbiamo visto ieri un esempio perfetto. A Chicago stavano parlando della produzione americana e della deindustrializzazione a un pubblico di indo-americani, imprenditori che hanno costruito un forte business di circuiti stampati e che è stato preso di mira dal Pcc. Ciò che è accaduto è che nemmeno una parola dall’establishment americano è stata spesa in loro sostegno. Per questo dico che Trump arriva in una situazione molto più difficile di quella di Reagan: perché Trump non ha il partito repubblicano con lui. Infatti, chi sono quelli che criticano fortemente Trump sui dazi? Sono proprio il partito repubblicano e i think tank dei conservatori. Non sono preparati a fare quello che deve essere fatto per affrontare il Pcc nella guerra economica che sta portando avanti contro l’Occidente.

Io credo che se continuiamo a vedere cose come quella di Hong Kong, la gente dell’Occidente sosterrà la gente della Cina continentale, di Taiwan e di Hong Kong che desiderano la libertà e la democrazia. E allora sì che il Pcc come è costituito oggi, in pochi anni non avrà più la stessa presa sulla Cina; credo infatti che sia ora un gruppo molto fragile.

Alcune persone di Wall Street, mi dicevano, “oh, non puoi neanche parlarne. Sono i governanti della Cina e devi solo capire che è come la seconda legge della termodinamica: è una certezza metafisica che sono loro i governanti”. Ho detto loro che non è vero. Mi incontro costantemente con espatriati cinesi e ho continuato a dire che la gente di Hong Kong esploderà, tutti hanno riso di me. Ho detto, guarda, sta esplodendo, sta esplodendo grazie ai giovani che si rifiutano di arrendersi.

Quindi ricordiamoci che l’Occidente ha sempre sbagliato negli ultimi 20/25 anni per quanto riguarda la Cina. L’abbiamo visto anche qualche giorno fa alla conferenza con uomini d’affari indo-americani. Avevano solidi affari da 70 miliardi di dollari, che sono andati in fumo senza che nessuno ci abbia dedicato nemmeno un pensiero. Nessuno ha cercato di difenderli. Le élite in Occidente stanno andando a letto con i leader del Pcc, sono partner finanziari, sono soci in affari, e sono quelli che mettono più pressione su di noi, mentre non fanno alcuna pressione sul Pcc. Ma se Hong Kong continua, il Pcc non sarà più lo stesso tra quattro o cinque anni.

 

Articolo in inglese    Stephen Bannon: Hong Kong the ‘Single Most Important Event’ in the World Today

 
 
 

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