Hong Kong, oltre un milione in strada contro le ingerenze del regime cinese

Di Frank Fang

Le parole «no all’estradizione in Cina, no alla legge malvagia» sono risuonate per le strade di Hong Kong il 9 giugno, quando oltre un milione di persone sono scese in piazza per chiedere al governo locale di ritirare la riforma che permetterebbe al regime comunista cinese di ottenere l’estradizione dei sospetti ricercati, cosa che finirebbe per ripercuotersi sui dissidenti cinesi che vivono ad Hong Kong.

Aggiornamenti in diretta: DIRETTA HONG KONG: Gli organizzatori della grande protesta preparano un’altra manifestazione

L’enorme mobilitazione ha riportato alla memoria le proteste del 2003, quando oltre mezzo milioni di hongkonghesi hanno manifestato contro l’Articolo 23, una controversa misura che secondo i critici avrebbe minato la libertà di parola, fino a che la legge è stata di fatto scartata.

Un dato interessante è che le stime della polizia in merito alla partecipazione alle due proteste, quella attuale e quella del 2003, sono molto più basse rispetto alle stime di altri enti. Nel 2003 la polizia aveva stimato che circa 350 mila persone avessero partecipato alla manifestazione, mentre questo 9 giugno hanno stimato che siano state appena 240 mila, meno di un quarto rispetto al numero comunicato dal Civil Human Rights Front, la società che ha organizzato la parata.

La vicenda è iniziata a febbraio, quando il governo di Hong Kong ha proposto un emendamento alla propria legge per l’estradizione, che semplificherebbe la lenta procedura di estradizione caso per caso, che si applica nei trattati di estradizione che Hong Kong ha stipulato con 20 Paesi, inclusi gli Stati Uniti. Se l’emendamento venisse approvato, il leader della città verrebbe investito dell’autorità di approvare le richieste di estradizione, comprese quelle provenienti dalla Cina continentale, senza chiedere il parere del Parlamento.

Ma negli ultimi mesi un vasto movimento d’opposizione, composto da avvocati, imprenditori, studenti e comuni cittadini, ha organizzato parate, petizioni e altre forme di protesta, sostenendo che a fronte della concezione distorta che il regime cinese ha dello Stato di diritto, i cambiamenti consentirebbero a Pechino di richiedere e ottenere impunemente estradizioni arbitrarie.

La parata di domenica 9 luglio sarebbe dovuta iniziare alle 3 di pomeriggio dal Parco Vittoria, ma la manifestazione è iniziata con 30 minuti di anticipo su richiesta della polizia, a fronte dell’elevato numero di partecipanti.

E l’edizione di Hong Kong di Epoch Times ha scritto che sono stati presi diversi provvedimenti per controllare la folla in prossimità delle stazioni della metropolitana.

Verso le 4 di pomeriggio, il primo gruppo di manifestanti ha raggiunto la destinazione della parata, la sede del Consiglio legislativo nel quartiere Admiralty. Ma alle 9 di sera gli ultimi settori della parata dovevano ancora arrivare a destinazione, e moltissime persone si sono unite alla protesta durante il pomeriggio.

Diffidenti verso Pechino

Dopo che l’emendamento è stato proposto, anche i governi occidentali hanno espresso le proprie preoccupazioni per la perdita di autonomia di Hong Kong.

La Commissione per l’Economia e la Sicurezza Usa-Cina, una commissione politica americana, ha scritto in un comunicato pubblicato il 7 maggio: «La legge sull’estradizione potrebbe rappresentare una minaccia per la sicurezza nazionale americana e per i suoi interessi economici», aggiungendo che con questa legge Pechino potrebbe indurre il governo di Hong Kong a estradare anche dei cittadini americani residenti a Hong Kong «con accuse pretestuose».

Ching Cheong, un giornalista di Hong Kong, intervistato da Epoch Times ha affermato che lo scopo reale della legge è consentire a Pechino di colpire le persone che ritiene essere una minaccia per il suo dominio: «Secondo la mia comprensione bisognerebbe parlare di sicurezza nazionale quando si rischia un’invasione straniera. Ma Pechino considera le minacce al suo dominio come questioni di sicurezza nazionale».

Anche i membri dell’Associazione dei Giornalisti di Hong Kong e diversi commentatori hanno deciso di partecipare alla parata dopo essersi persi la manifestazione del 28 aprile, quando 130 mila persone sono scese in strada, secondo Ching: «Quello che stiamo vedendo in questo momento è l’enorme numero di bugie dette dal governo [di Hong Kong, ndr]. Il segretario alla sicurezza di Hong Kong, John Lee Ka-chiu, ha persino affermato che lo Stato di diritto [della Cina, ndr] è tenuto in alta considerazione in tutto il mondo. Stava semplicemente mentendo».

Il 5 giugno, il segretario alla sicurezza ha tentato di allontanare le preoccupazioni per il funzionamento del sistema giuridico cinese affermando che il suo punteggio in uno studio condotto dal World Economic Forum era abbastanza buono, nella prima metà dei 140 Paesi recensiti. Tuttavia non ha menzionato il fatto che per quanto riguarda i diritti umani la Cina si è posizionata al 121esimo posto su 126 Paesi, secondo lo stesso studio.

Anche alcuni cittadini americani residenti a Hong Kong hanno partecipato alla parata del 9 marzo. Brian Kern, che vive a Hong Kong da 11 anni, ci è andato con le sue due figlie: «Come tutti quelli che sono qui oggi, ritengo che sia molto importante per tutte le persone di Hong Kong difendere Hong Kong dal Partito Comunista Cinese e dalla sua marionetta, il governo di Hong Kong».

Kern ha aggiunto che gran parte delle sue recenti conversazioni hanno toccato la questione del rimanere o meno a Hong Kong, e se gli hongkonghesi dovrebbero provare a lasciare la città o meno: «Ma il problema è: se tutti se ne vanno, chi rimarrà a difendere Hong Kong? Penso che sia una situazione molto difficile per le persone. In realtà penso che sia proprio quello che vuole il Partito Comunista Cinese. Vuole che le persone come me vadano via. Vuole semplicemente riempire Hong Kong con le sue persone provenienti dalla Cina».

Difendere Hong Kong

Anche molti studenti universitari hanno partecipato alla parata. La signorina Chow, che attualmente studia al Politecnico di Hong Kong, ha dichiarato a Epoch Times che almeno 100 studenti della sua università hanno partecipato alla parata: «L’obbiettivo di ognuno di noi è proteggere la casa delle persone di Hong Kong. Le persone non accetteranno mai l’emendamento proposto alla legge sull’estradizione, che tra l’altro è in contraddizione con il principio di ‘un Paese, due sistemi’».

Il modello ‘un Paese, due sistemi’ è stato proposto da Pechino dopo che la sovranità sulla città Stato è stata trasferita dal Regno Unito alla Cina nel 1997. Lo scopo era quello di preservare l’autonomia e le libertà democratiche di Hong Kong anche sotto il dominio totalitario del regime cinese. Tuttavia, negli ultimi anni la città ha assistito alla crescente influenza di Pechino nella politica locale, nell’educazione e nella libertà di stampa.

Chow sostiene che se l’emendamento alla legge sull’estradizione passasse, si creerebbe il ‘terrore’ a Hong Kong: «Nessuno oserebbe opporsi alle autorità centrali [di Pechino, ndr]. Sarebbe una violazione dei diritti umani che tutti abbiamo dalla nascita, inclusa la libertà di parola e di associazione».

Anche Anson Chan, che ha ricoperto la carica di segretario di Stato sia nel governo coloniale britannico che dopo la ‘restituzione’ di Hong Kong, era tra i manifestanti che hanno preso parte alla parata.

Chan ha dichiarato che la proposta non influenzerà solamente i diritti umani fondamentali e la libertà, ma «influenzerà anche la fiducia delle imprese verso Hong Kong, in particolare sarebbe un duro colpo per l’immagine di centro finanziario che ha sempre caratterizzato Hong Kong». Nelle ultime settimane, diverse persone del settore imprenditoriale hanno espresso il timore che la legge avrà un impatto sulla percezione che gli investitori hanno dell’indipendenza economica di Hong Kong dalla Cina.

Chan ha infine chiesto a Carrie Lam, capo dell’Esecutivo di Hong Kong, di ascoltare la voce delle persone di Hong Kong, della comunità internazionale e degli altri governi: «Se apprezzasse veramente Hong Kong, e conoscesse la vera forza di questa città, non avrebbe imboccato il sentiero che sta percorrendo».

Grandi schiere di manifestanti, tra cui alcuni dei parlamentari del Consiglio Legislativo, hanno esposto cartelli e chiesto le dimissioni di Lam.

Contemporaneamente, circa mille cinesi australiani si sono radunati a Sidney per chiedere al governo australiano di condannare l’emendamento proposto di Hong Kong.

Ida Lee, una commercialista intervistata da Reuters, ha dichiarato: «Credo che le persone normali come me vivranno nella continua paura di aver violato alcune leggi in Cina, e di venire arrestati ed estradati passando da Hong Kong»

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Articolo in inglese: Over 1 Million Take to Streets of Hong Kong to Protest Extradition Bill

Per saperne di più:

DIRETTA HONG KONG: Gli organizzatori della grande protesta preparano un’altra manifestazione

 
 
 

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