Hunter Biden: sto «collaborando» con l’indagine del Dipartimento di Giustizia sui miei affari

Di Jack Phillips

«Posso dire questo: sto collaborando completamente, e sono assolutamente certo, sono certo al 100 per cento, che alla fine delle indagini sarò scagionato da qualsiasi illecito. Tutto quello che posso fare è cooperare e avere fiducia nel processo». Così Hunter Biden, figlio del presidente americano, ha risposto a Cbs News il 4 aprile, parlando dell’inchiesta del Dipartimento di Giustizia americano circa i suoi affari.

Lo scorso dicembre, quando era stato rivelato che i Pm federali del Delaware stavano indagando sulle finanze del giovane Biden, Hunter aveva riferito: «Ho appreso ieri per la prima volta che l’ufficio del procuratore degli Stati Uniti in Delaware ha avvertito il mio consulente legale, proprio ieri, che stanno indagando sui miei affari fiscali. Prendo la questione molto seriamente, ma sono fiducioso che una revisione professionale e obiettiva di queste questioni dimostrerà che ho gestito i miei affari legalmente e in modo appropriato, avvalendomi anche di consulenti fiscali professionisti».

L’allora candidato Joe Biden ha fatto eco alla dichiarazione, affermando di sostenere suo figlio.

Gli affari di Hunter Biden sono finiti sotto i riflettori durante le elezioni presidenziali del 2020 con l’intervento dell’allora presidente Donald Trump e di altri repubblicani, sull’onda di un articolo del New York Post che ha riferito delle sue attività all’estero in Ucraina e Cina. Un ex socio, Tony Bobulinski, si è poi fatto avanti su una presunta impresa commerciale tra lui, Hunter Biden, il fratello del presidente Jim Biden, e Cefc China Energy, un conglomerato con profondi legami con il Partito Comunista Cinese, e ha fortemente suggerito che l’azienda si impegnasse con Hunter per ottenere l’accesso al suo potente padre e ai suoi contatti.

In seguito alla pubblicazione dell’articolo del NY Post, Twitter si è mosso per vietare la condivisione di link all’articolo e un portavoce di Facebook aveva annunciato alle agenzie di stampa che aveva limitato la portata del Ny Post. La mossa ha provocato accuse di trattamento ingiusto e censura.

Inoltre, dal 2014 al 2019 Hunter ha fatto parte del consiglio di amministrazione di una società di gas ucraina, Burisma Holdings, oggetto di un’indagine sulla corruzione in Ucraina, per un sostanzioso stipendio mensile. I repubblicani e Trump hanno accusato Joe Biden di conoscere il ruolo di Hunter Biden nella società, e hanno citato le dichiarazioni pubbliche di Biden sul licenziamento di Viktor Shokin, un procuratore ucraino che stava indagando su Burisma. In seguito, i democratici della Camera hanno avviato un processo di impeachment contro Trump sostenendo che l’ex presidente avesse esercitato pressioni indebite sul presidente dell’Ucraina affinché indagasse sul licenziamento di Shokin e sugli affari di Burisma.

Tuttavia, il presidente Biden ha negato di essere a conoscenza degli affari di suo figlio sia in Ucraina che in Cina, e ha dichiarato anzi che il suo lavoro in Ucraina durante la presidenza Obama era legato allo sradicamento della corruzione che da tempo affliggeva il Paese.

Nel frattempo Il giovane Biden, ha ripetutamente negato qualsiasi illecito nei suoi affari condotti fuori dagli Stati Uniti. «Ho fatto un errore? Forse nel grande schema delle cose. Ma ho commesso un errore basato su uno sbandamento etico? Assolutamente no», ha dichiarato Hunter Biden in un’intervista a Abc News nel 2019.

 

Articolo in inglese: Hunter Biden Says He’s ‘Cooperating Completely’ With DOJ Investigation

 
 
 

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