I giocatori Nba beneficiano delle aziende cinesi complici del «lavoro forzato»

Di Lorenz Duchamps

Diversi parlamentari statunitensi chiedono lo stop agli accordi tra giocatori dell’Nba e le aziende cinesi di abbigliamento sportivo collegate al lavoro forzato: «Gli americani non possono e non devono condurre affari con aziende e giocatori che traggono profitto dalla schiavitù umana», ha dichiarato il rappresentante Scott Perry (R-Penn.) a Politico. «E questo include i giocatori Nba: non possono firmare accordi di sponsorizzazione e beneficiare del lavoro forzato».

Attualmente ci sono più di una dozzina di giocatori nella Nba che hanno firmato contratti con aziende che includono Anta, Li-Ning e Peak, che hanno tutte ammesso di utilizzare cotone prodotto nella regione autonoma dello Xinjiang  in Cina. «Se non sapevano che [il loro sponsor aziendale, ndr] si procurava cotone da lavoro forzato dallo Xinjiang, questa è una cosa. Ma se lo sanno […] sono complici della schiavitù», specifica Perry.

Il legislatore repubblicano ha inviato un messaggio ai consumatori statunitensi di non acquistare i loro capi di abbigliamento se si sa che quei giocatori stanno «traendo profitto dal lavoro forzato»: «Se il loro reddito da questi accordi di sponsorizzazione inizia a diminuire, coglieranno il messaggio».

Perry non è l’unico legislatore statunitense che sta mettendo in discussione questi accordi. Il mese scorso, due membri democratici del Parlamento americano hanno espresso le loro preoccupazione per questi contratti, in una lettera al presidente della National Basketball Players Association (Nbpa) Chris Paul e al direttore esecutivo Michele Roberts: «I giocatori hanno continuato a firmare nuovi accordi con Anta Sports. Riteniamo che le relazioni commerciali con le aziende che si approvvigionano di cotone nello Xinjiang creino rischi reputazionali per i giocatori Nba e la stessa Nba», hanno scritto nella loro lettera il senatore Jeff Merkley (D-Ore.) e il rappresentante Jim McGovern (D-Mass.), sottolineando che il governo degli Stati Uniti ha stabilito che la Cina sta commettendo genocidio e crimini contro l’umanità nello Xinjiang.

Perry, insieme ai rappresentanti Tom Tiffany, (R-Wis.), Ronny L. Jackson, (R-Texas) e Greg Steube, (R-Fla.), ha anche chiesto all’Ufficio per il controllo dei beni esteri del Dipartimento del Tesoro di inserire le aziende nell’elenco «Specially Designated Nationals», il che comporta il congelamento dei beni degli enti e individui che rientrano nella giurisdizione degli Stati Uniti e al divieto per gli  statunitensi di fare affari con loro.

A luglio, il Senato degli Stati Uniti ha approvato all’unanimità un disegno di legge a luglio che bloccherebbe l’importazione di tutti i prodotti provenienti dalla regione nord-occidentale della Cina, dove almeno 1 milione di uiguri e di membri di minoranze etniche sono detenuti in campi segreti di «rieducazione politica».

L‘Uyghur Forced Labour Prevention Act, una misura bipartisan, creerebbe una «presunzione confutabile» che le merci prodotte nello Xinjiang siano realizzate con il lavoro forzato e quindi vietate dal Tariff Act del 1930. Questo significa che si presumerà che le merci prodotte nello Xinjiang derivino tutte dal lavoro forzato, ma al contempo sarà possibile per un’azienda dimostrare il contrario e, in caso di certificazione da parte delle autorità statunitense, di non rientrare nelle misure della suddetta legge.

Secondo Politico, alcune stelle Nba incluse nell’elenco e che hanno legami con le aziende Anta e Li-Ning, includono Jimmy Butler dei Miami Heat, Cj McCollum dei Portland Trail Blazers e Klay Thompson dei Golden State Warriors.

 

Articolo in inglese: NBA Players Benefit From Chinese Firms Complicit in ‘Slave Labor’: US Lawmakers

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