I grandi interpreti di Franz Schubert e i segreti per un mondo migliore

Il piccolo Schubert! Non era alto nemmeno un metro e mezzo, in più era anche un po’ paffutello. Ma era semplice, e ha vissuto soli 31 anni. Le poche lettere che ha lasciato rivelano un’anima nobile e gentile, ardente, incapace di risentimento e di artificio.

È stato il messaggero di una musica di infinita Bellezza e compassione, e ha prodotto in 18 anni una moltitudine di sinfonie, sonate, opere da camera e musiche di un’abbondanza senza pari. Gli amici lo chiamavano «Schwammerl» (Piccolo fungo), e raccontavano che dormisse con gli occhiali in modo da poter iniziare a comporre non appena si fosse svegliato.

Ai suoi tempi, Schubert (1797-1828) non era magari celebre come Beethoven, che viveva a pochi isolati di distanza da lui, ma aveva un distinto circolo di amici tra cui musicisti, poeti e alcuni dei pittori più noti di Vienna.

Quest’ultimo gruppetto si occupava dei propri affari, apparentemente ignaro dei tumultuosi eventi storici che stavano accadendo loro attorno: l’occupazione della città da parte delle truppe di Napoleone, il Congresso di Vienna e le repressioni del governo Metternich sembravano per gli artisti faccende di scarso interesse, dato che erano occupati con i loro quadri, la loro poesia e la loro musica.
Questo porta a domandarsi se tali eventi fossero davvero così importanti. D’altronde, in pochi sanno delle guerre napoleoniche, del Congresso di Vienna o di Klemens von Metternich, ma quasi tutti conoscono l’Ave Maria di Schubert!

Si sa poco sulla vita di Schubert, ma l’enorme mole di musica prodotta dal grande e umile compositore (oltre 600 Lieder e decine e decine di opere tra sinfonie, quartetti per archi, sonate per pianoforte, messe, musica sacra, opere liriche, musica su testi eccetera) ci racconta molto meglio di una semplice biografia che tipo di persona fosse, e cosa albergasse nel suo cuore.

Purezza, luminosità e bellezza, è quello che trasmette la sua musica, così come gentilezza d’animo e un sincero desiderio di elevazione spirituale: «Oh Mozart! Quanti suggerimenti per un mondo più bello, migliore, hai lasciato alle nostre anime», scriveva nel suo diario.

Schubert
Franz Schubert, 1875, di Wilhelm August Rieder (1796–1880) – Pubblico dominio

I temi cari a Schubert

Sono quattro i temi prominenti nei lieder di Schubert, e quindi anche costantemente presenti nei suoi pensieri: il destino dell’uomo, le vie del cuore umano, il potere della Bellezza e, infine, la relazione dell’anima con Dio. Si può notare come la presenza di Dio ritorni in tutti e quattro.

Dai 19 ai 24 anni, Schubert era preoccupato del destino dell’uomo, come dimostra il suo lavoro sul grande poema di Goethe Canto degli spiriti sulle acque. Schubert credeva che la sua anima provenisse dal Cielo e che lì sarebbe tornata, e che il suo destino sulla Terra fosse tanto inconoscibile quanto mutevole come il vento: «Anima umana, somiglia all’acqua, dal Cielo viene, e al Cielo ritorna», scrive Goethe. «Come somigli al vento, destino umano!»

Ancora adolescente, Schubert scrisse dell’amore, delle passioni che lo accompagnano e della facilità con la quale esso ci porti in alto ma anche in basso. In Margherita all’arcolaio, dal Faust di Goethe, Margherita, che è stata abbandonata dal giovane Faust, canta: «Ho perso la mia pace e non la troverò mai più. Come lo desidera il mio cuore! Se solo potessi abbracciarlo e baciarlo come desidero!» Ci si chiede allora come Schubert abbia compreso le parole del poeta, e anche a chi stesse pensando questa adolescente appassionata.

La maggior parte delle canzoni di Schubert, spesso musicate sui testi di poeti minori, onorano quel fenomeno misterioso e indefinibile che chiamiamo Bellezza. Già belle di per sé, lodano la Bellezza della natura così come le produzioni della mano dell’uomo che chiamiamo arte: «Amata arte, in tanti tempi bui hai riscaldato il mio cuore e mi hai attirato verso un mondo migliore!» canta il poeta nel suo verso Alla musica.

La contemplazione della natura porta inevitabilmente alla contemplazione del suo Creatore. L’Onnipotenza, forse la più grande canzone di Schubert, è un meraviglioso ritratto dell’anima di Schubert, della sua grandezza e profondità. È una canzone di meraviglia, di fede spontanea e di amore sconfinato per il suo Creatore: «Grande è Jehova il Signore! I Cieli e la Terra proclamano la sua onnipotenza! Lo senti nel tuono, lo vedi nei cieli stellati, lo percepisci nel battito del tuo cuore!»

La canzone Inno all’Infinito si rivolge direttamente a Dio. «Quanto si eleva il mio cuore, quando pensa a te, o Eterno! I venti che corrono nella foresta, il tuono che risuona nei Cieli – è Dio che tu lodi!»

I grandi interpreti di Schubert

La notevole sincerità di Schubert – cioè la sua veridicità – esige esattamente tale virtù dal cantante. Se da parte di quest’ultimo non vi è sincerità, il canto risulta contraffatto: tecnicamente impeccabile magari, e fedele in ogni dettaglio allo spartito anche, ma senza vita, proprio come una delle effigi di cera al Madame Tussauds. La grande romanziera americana Willa Cather ha scritto che «l’arte è raffinamento della verità. Solo gli stupidi credono che essere sinceri sia facile; e solo il grande artista sa quanto sia difficile».

Non si può cantare la natura se non si ha un rapporto personale con essa. Non si può cantare del cuore umano se non si è sofferto profondamente [come diceva anche il grande Caruso, ndt] e se non si è mai stati, allo stesso tempo, sopraffatti dalla gioia. E non si può cantare Dio se non lo si è mai cercato e amato.

Oggi, il miglior esponente delle canzoni di Schubert è il tenore olandese Peter Gijsbertsen, che ha registrato di recente Nacht und Träume (Notte e sogni), un recital di canzoni di Schubert. Gijsbertsen condivide con l’eletto della musica una comprensione viscerale del testo e sembra un tutt’uno col suo sentimento.

Si avverte un senso di spontaneità e immediatezza nel lavoro di Gijsbertsen, di gioia nel cantare, e si ha la sensazione che riesca a far sua la canzone in maniera magistrale. La sua voce è straordinariamente bella, e il suo timbro trasmette nobiltà e candore. Sembra che qualsiasi cosa canti, quella sia la sua canzone più amata, e che ne stia sperimentando la potenza e la bellezza per la prima volta.

Gijsbertsen si unisce ai grandi artisti elencati qui di seguito, ognuno dei quali è un sincero messaggero di verità, tanto che potremmo modificare le parole del diario del compositore citato sopra in questo modo: «Oh Schubert! Quanti suggerimenti per un mondo più bello, migliore, hai lasciato alle nostre anime».

Lotte Lehmann (1888–1976) Im Abendroth (Nel crepuscolo)

Elisabeth Rethberg (1894–1976) Wiegenlied (Ninna nanna)

Heinrich Rehkemper (1894–1949) Der Lindenbaum (Il tiglio)

Hans Hotter (1909–2003) An die Musik (Alla musica)

Birgit Nilsson (1918–2005) Dem Unendlichen (Inno all’Infinito)

Christa Ludwig (b. 1928) “Die Allmacht” (L’onnipotenza)

Peter Gijsbertsen (b. 1983) Lied eines Schiffers an die Dioskuren (Canto di un marinaio ai Dioscuri), Frühlingsglaube (Fede di primavera)

Munich Radio Choir “Gesang der Geister über den Wassern”  (Canto degli spiriti sulle acque)

Raymond Beegle si è esibito come pianista collaboratore nelle principali sale da concerto degli Stati Uniti, Europa e Sud America; ha scritto per The Opera Quarterly, Classical Voice, Fanfare Magazine, Classic Record Collector (UK), e il New York Observer. Beegle è stato membro della facoltà della State University of New York-Stony Brook, della Music Academy of the West e dell’American Institute of Musical Studies di Graz, in Austria. Insegna musica da camera alla Manhattan School of Music da 28 anni.

 
 
 

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