I migliaia di desaparecidos della ‘giustizia semplificata’ del Pcc

Di Cathy He

Quest’anno il regime comunista cinese ha fatto sparire almeno una ventina di persone al giorno.

Secondo un’indagine pubblicata il 30 agosto dal gruppo no profit per i diritti umani Safeguard Defenders, queste persone vengono arrestate dalle autorità senza un ordine del tribunale e gettate in luoghi segreti, dove sono tenute in isolamento fino a un massimo di sei mesi. All’interno di queste strutture, alle persone viene negato l’accesso a un avvocato e alle visite dei familiari, e le torture sono all’ordine del giorno.

In un’e-mail inviata a Epoch Times, Peter Dahlin, direttore del Safeguard con sede a Madrid, spiega che questo sistema legalizzato nel 2013 e ufficialmente noto come «Sorveglianza residenziale in una posizione designata» (Rsdl), consente alla polizia cinese di operare senza supervisione e conferisce loro «un potere senza precedenti sulle vittime».

«Se la polizia lo desidera, il primo giorno può spezzarti ogni osso del tuo corpo, lasciarti guarire per sei mesi, poi rilasciarti, e nessuno lo saprà mai».

Basandosi sui verdetti dei tribunali pubblicati nel database della Corte Suprema cinese, Safeguard ha stimato che dal 2013 alla fine del 2019, tra le 28 mila e le 29 mila persone sono state inserite nel sistema del Rsdl. Tuttavia, è probabile che il numero reale sia molto maggiore, poiché questa cifra non include coloro che sono stati rilasciati dal Rsdl prima di essere processati.

In un comunicato, Safeguard ha spiegato: «Si tratta di sequestro di massa sanzionato dallo Stato. L’uso diffuso e sistemico da parte del regime delle sparizioni forzate, che ricordano i rapimenti da parte delle dittature sudamericane durante gli anni sessanta e settanta, ai sensi del diritto internazionale può costituire un crimine contro l’umanità».

Dahlin ha aggiunto che il sistema è spesso usato contro personalità di alto profilo come avvocati, operatori delle Ong, giornalisti e stranieri catturati nell’ambito della «diplomazia degli ostaggi» del regime. Queste vittime vengono imprigionate per un lungo periodo e rilasciate senza che il loro caso proceda ad accusa o processo.

La scorsa settimana, il governo australiano ha annunciato che il conduttore di un notiziario statale cinese in lingua inglese, Cheng Lei, nato in Cina e naturalizzato australiano, è detenuto in «sorveglianza residenziale in una posizione designata» (Rsdl) da agosto. Il motivo della detenzione rimane sconosciuto e non sono state avanzate accuse.

Sulla base di interviste con vittime cinesi del Rsdl, il gruppo ha scoperto che molte di loro hanno denunciato torture psicologiche, ma anche fisiche. «Una volta dentro, vivrai la tua vita in una piccola cella, e le vittime dicono di non aver visto la luce del giorno per mesi e che le luci fluorescenti nella stanza erano sempre accese. In effetti, l’unica pausa dal fissare il muro saranno le sessioni d’interrogatorio che spesso si svolgono in un’altra stanza vicino alla cella, spesso di notte per interrompere il loro sonno».

Dahlin ha dichiarato che la maggior parte delle vittime che sono state poi recluse in centri di detenzione o in prigione hanno descritto il periodo nel Rsdl, come «molto più difficile e duro di qualsiasi altra cosa».

Ai sensi della Convenzione delle Nazioni Unite contro la tortura, un trattato ratificato dalla Cina, se il Rsdl in stato d’isolamento si protrae per più di 15 giorni, si può considerare una tortura: «Questa indagine conclude che la durata media della detenzione in Rsdl indica l’uso sistematico e diffuso della tortura». 

Desaparecidos

Il caso dell’importante avvocato cinese per i diritti umani Gao Zhisheng evidenzia come il regime utilizzi questo genere di sequestri per punire i suoi critici.

Gao è un avvocato autodidatta che ha difeso persone soggette a persecuzioni religiose, come i praticanti del Falun Gong e i cristiani delle chiese domestiche, come anche cittadini che si sono visti sequestrare illegalmente le loro proprietà dal regime. Dal 2006 è stato ripetutamente torturato e imprigionato. E dalla sua ultima scomparsa sono passati ora più di tre anni.

La moglie di Gao, Geng He, fuggita negli Stati Uniti con i loro figli nel 2009, in precedenza aveva riferito a Epoch Times che il fratello di Gao visita spesso la stazione di polizia locale nella città di Yilin, nella provincia dello Shaanxi, per chiedere dove si trova Gao: «Prima, gli dicono che [Gao, ndr] è a Pechino e devono chiedere istruzioni ai superiori, poi un attimo dopo, che è a Yulin, ma non sanno dove sia di preciso».

La signora Geng ha implorato la comunità internazionale di aiutare a trovare suo marito: «Ogni giorno sono ansiosa. Non appena smetto di lavorare, penso subito a lui. Quando poi improvvisamente mi viene in mente, chiamo suo fratello maggiore. Non abbiamo ancora nessuna notizia».

 

Articolo in inglese: China Has ‘Disappeared’ Tens of Thousands Under System of ‘State-Sanctioned Kidnapping’: Report

 
 
 

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