I minibot e la Flat Tax

L’8 giugno il ministro Tria ha confermato da Fukuoka quanto affermato da Mario Draghi in merito alla questione dei minibot: «Penso che in un’interpretazione, quella del debito, non servono. Nell’altra (valuta alternativa, ndr), ovviamente, ci sono i trattati e quindi non possono essere fatti».

Anche Conte ha manifestato una certa contrarietà ai minibot, esponendone alcune criticità, e sebbene non abbia espresso un parere definitivo in materia ha sottolineato la propria preoccupazione per una possibile procedura d’infrazione, affermando: «Attenzione a sfidare la Commissione Europea».

Tuttavia, i due vicepremier non sembrano aver abbandonato definitivamente l’idea che i minibot possano essere impiegati quantomeno per pagare i debiti che il governo ha nei confronti dei propri cittadini, cosa che secondo le dichiarazioni di entrambi rimane una priorità inderogabile.

Che cosa sono i minibot?

In sostanza si tratterebbe di titoli di Stato di piccolo taglio (dai 5 ai 100 euro) che a differenza dei normali titoli di Stato non avrebbero scadenza, né frutterebbero interessi, ma in compenso lo Stato italiano li consegnerebbe ai creditori, garantendo che possano essere utilizzati in qualsiasi momento per pagare una serie di servizi, dalle tasse ai carburanti. La proposta di ricorrere ai minibot per saldare i debiti della pubblica amministrazione – che secondo le ultime stime si aggirerebbero intorno ai 50 miliardi di euro – fa parte del celeberrimo contratto di governo M5s-Lega, tuttavia ad aver riportato il tema alla luce dei riflettori è stata una mozione presentata il 28 maggio dal deputato di Forza Italia Simone Baldelli, approvata non solo dalla maggioranza ma anche dal Pd e da +Europa. Tra le altre cose questa proposta, che non ha valore vincolante, suggerisce al governo la possibilità di utilizzare dei titoli di Stato di piccolo taglio per saldare i debiti che lo Stato ha nei confronti dei propri creditori.

Ma la proposta ha scatenato rapidamente malumori in Europa; anche buona parte della stampa italiana, oltre che il ministro delle Finanze, ha condiviso la posizione contraria espressa da Mario Draghi. Tuttavia, secondo il deputato della Lega Claudio Borghi, uno dei principali promotori di questa ‘trovata’, usare i minibot per pagare i debiti della pubblica amministrazione non significherebbe creare nuovo debito, poiché questi debiti già esistono: si tratterebbe piuttosto di una cartolarizzazione dei debiti; allo stesso tempo i minibot non sarebbero neanche una vera e propria moneta alternativa, anche perché nel giro di qualche anno rientrerebbero tutti nelle casse dello Stato (se venissero usati solo in questa occasione). Certo è che si tratta in parte di un espediente per aggirare i vincoli imposti dall’Europa, ripagare immediatamente tutti di debiti dell’amministrazione pubblica e far ripartire l’economia italiana.

Le posizione di Lega e M5s: ripagare i debiti, poi la Flat Tax

Salvini ha tenuto il 10 giugno una conferenza stampa in occasione dei risultati definitivi delle elezioni comunali, e quando un giornalista gli ha chiesto delucidazioni in merito alla questione dei minibot ha risposto: «Noi abbiamo proposto un’idea che c’è nel contratto. Se ci sono idee migliori, siamo felici. Questo lo dico ai ‘signor no’ che ci sono dentro e fuori».

Ha poi continuato: «A me interessa il risultato, bado alla sostanza e non alla forma. Siamo disponibili a suggerimenti su altri strumenti. Ci sono decine di miliardi della pubblica amministrazione di debiti nei confronti dei privati. Vogliamo rimettere nelle tasche di imprese e famiglie decine di miliardi di euro che diventano economia reale».

Il ministro degli Interni ha chiarito inoltre quali sono le priorità della Lega: pagare i debiti dell’amministrazione pubblica e realizzare la Flat Tax, con o senza minibot.

Tuttavia il problema è che la Commissione Europea non sembra essere dello stesso avviso. Con l’avvio della procedura di infrazione la Commissione ha inviato un messaggio piuttosto chiaro al governo italiano: la flax tax non deve essere fatta. Infatti, sebbene la Commissione abbia criticato il Reddito di Cittadinanza e Quota 100 e abbia sostanzialmente richiesto all’Italia di avviare una manovra correttiva (tagliare la spesa pubblica o aumentare le tasse), Moscovici ha anche dichiarato che la sua «porta rimane aperta», lasciando quindi intendere che l’Europa si accontenterà anche di meno, ma che sicuramente non approverà facilmente un ulteriore aumento della spesa pubblica.

Tria infatti, che è sembrato essere straordinariamente in sintonia con Mario Draghi sulla questione dei minibot, ha dichiarato che il Reddito di Cittadinanza e Quota 100 non si toccano, ma ha dichiarato sempre da Fukuoka di volersi impegnare per ridurre il deficit senza ricorrere a manovre correttive, il che può voler dire solamente che è intenzionato a boicottare la flat tax e che forse è favorevole al rincaro dell’Iva richiesto dalla Commissione Europea.

In realtà come sta sottolineando Salvini, come confermano numerosi economisti del calibro di Danielle Lacalle, e come ha ampiamente dimostrato la ‘cura Trump’ negli ultimi due anni, abbassare le tasse è il miglior modo per far ripartire l’economia e aumentare addirittura il gettito fiscale.

La questione dei minibot sembra quindi essere tutt’altro che risolta, poiché agli occhi della Lega e in particolare di Borghi, rappresentano un ottimo mezzo con cui l’Italia può riappropriarsi di parte della propria sovranità, e in caso di necessita non essere costretta ad assoggettarsi in maniera rigorosa alle politiche economiche di austerity imposte dall’Unione Europea.

Se non altro in questa vicenda hanno apparentemente ritrovato la sintonia i due vicepremier. Infatti Luigi Di Maio il 7 giugno ha scritto su Facebook: «La formula è meno tasse, più consumi, più economia reale, meno fantasmi», mentre l’8 giugno ha incalzato il ministro Tria dichiarando: «Se lo strumento per pagare le imprese non è il minibot, il Mef ne trovi un altro. Ma lo trovi, perché il punto sono le soluzioni, non le polemiche, né le presunte ragioni dei singoli».

Secondo il governo, dunque, la prima questione da risolvere, ancor prima di impegnarsi per realizzare la Flat Tax, è pagare i 50 miliardi di debito pubblico che la pubblica amministrazione ha nei confronti delle imprese e dei cittadini italiani. Un debito che crea la paradossale situazione per cui anche chi è creditore dello Stato deve pagare di tasca propria le tasse, senza possibilità di effettuare perlomeno un conguaglio, che verrebbe reso possibile con l’introduzione dei minibot.

 

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