Il Brasile si sta trasformando in una dittatura socialista

Protestare pacificamente contro una controversa elezione, in Brasile, adesso è diventato un crimine, con sentenze di 15 o più anni. Almeno 1200 persone sono state incarcerate, come parte dello smantellamento di un campo di protesta a Brasília, Brasile, il 9 gennaio.

Sono stati accusati del ‘crimine’ di essersi accampati di fronte la base militare, credendo di essere protetti da essa e manifestando loro stessi per libertà e democrazia. Eppure, centinaia di poliziotti in uniforme antisommossa e alcuni a cavallo si sono ammassati all’accampamento, mentre i soldati della zona si sono ritirati.

Dal 30 ottobre dello scorso anno, migliaia di brasiliani si sono accampati fuori la base militare di Brasilia, richiedendo la cancellazione di un’elezione presidenziale in cui il candidato di estrema sinistra Luiz Inacio Lula da Silva è riuscito a sorpassare di poco Jair Bolsonaro.

I manifestanti sono stati incarcerati e portati con dei bus alla base della polizia, a seguito degli ordini di smantellare il campo. Il tutto eseguito senza le dovute indagini e senza determinare la condotta dei singoli individui.

«Abbiamo ricevuto informazioni riguardanti la mancanza d’acqua e cibo per loro […] Tra quelli imprigionati vi sono anche i manifestanti che hanno agito pacificamente. In ogni caso, tutti necessitano delle condizioni di base», ha dichiarato la deputata Carla Zambelli (Pl-Sp).

In risposta, il ministro dei diritti umani Silvio Almeida ha rilasciato una comunicazione ufficiale, affermando che quei manifestanti non si meritano alcun rispetto dei diritti umani dallo Stato.

Le opinioni politiche discordanti subito zittite

L’11 gennaio, il Consiglio Nazionale della Giustizia ha informato che più di 1400 prigionieri politici verranno mandati in prigione, dove verranno accusati di terrorismo.

Quando questi manifestanti sono stati inviati in prigione, hanno attraversato un processo di smistamento. A questi dissidenti politici non sono stati consegnati cuscini e coperte per «ragioni di sicurezza», cosicché gli oggetti non vengano usati per «atti di violenza».

Questi prigionieri politici sono stati inoculati forzatamente con vaccini, inclusi quelli per il Covid-19, in una chiara violazione del Codice di Norimberga.

I prigionieri ordinari nel regime semi-aperto sono stati rilasciati per dar spazio a questi prigionieri politici nelle carceri sovraffollate.

Il 13 gennaio, il giudice Alexandre de Moraes della Corte Suprema brasiliana, ha emanate un ordine giudiziario, in cui ha cancellato gli account social media di numerosi politici e influencer. Sono stati puniti con il blocco dei loro profili Twitter, Instagram, Facebook e TikTok.

Su Twitter, Gleen Greenwald, giornalista americano trasferitosi in Brasile dal 2005, ha messo in discussione queste recenti sospensioni, ritenendo «scioccanti» queste misure giudiziarie. A suo avviso, «Il regime di censura in Brasile, sta espandendosi rapidamente, virtualmente ogni giorno adesso».

Inoltre, Greenwald afferma di sentirsi preoccupato, quando parla della censura che sta avvenendo in Brasile, per timore di rappresaglie. Afferma di aver discusso con i suoi avvocati per ore e consultato le leggi brasiliane per assicurarsi di star scrivendo sulla vicenda senza poter diventare oggetto di azioni legali.

Le radici socialiste di Lula da Silva

Forse è importante evidenziare il background inquietante dell’attuale presidente del Brasile. Nel settembre 2009, Lula ha paragonato la brutale repressione sui manifestanti pro-democratici in Iran a una rissa tra i tifosi di squadre di calcio rivali.

Come riportato da United Press International, Lula ha anche messo in dubbio i diritti democratici alla protesta degli iraniani contro quelle elezioni apparentemente falsificate, affermando: «Anche in Brasile abbiamo persone che non accettano le sconfitte elettorali».

Nel 2002, il giornale francese Le Monde ha pubblicato un articolo che spiega come Lula «crede davvero che ogni elezione sia una farsa e un semplice passo per prendere potere».

Il presidente è un membro fondatore del Forum de São Paulo, un’organizzazione socialista-internazionale estrema.

Il presidente del Brasile, Luiz Inacio Lula da Silva, parla durante la prima riunione di consiglio del suo governo al Planalto Palace in Brasilia, 6 gennaio 2023. (Evaristo Sa/Afp via Getty Images)
Il presidente del Brasile, Luiz Inacio Lula da Silva, parla durante la prima riunione di consiglio del suo governo al Planalto Palace in Brasilia, 6 gennaio 2023. (Evaristo Sa/Afp via Getty Images)

Il successore di Lula come presidente del Forum de São Paulo era il suo consigliere d’affari di allora, Marco Aurélio Garcia. Nel 2002 in un’intervista con il giornale argentino La Nación, Garcia ha dichiarato che una volta al potere, Lula non avrebbe avuto alcun interesse nel preservare la democrazia.

Ha detto al giornale: «Dobbiamo prima dare l’impressione che siamo democratici, all’inizio; dobbiamo accettare alcune cose. Ma non durerà».

Lula è anche un ammiratore del defunto Fidel Castro, il dittatore comunista di Cuba. Nell’aprile 2003, il suo governo si è astenuto durante il Comitato dei Diritti Umani delle Nazioni Unite nel condannare l’assassinio dei dissidenti politici a Cuba.

Parlando per conto dell’amministrazione di Lula, l’allora ambasciatore del Brasile a Cuba ha definito quei dissidenti politici «traditori» che stavano «destabilizzando» il regime comunista.

Curiosamente, quando gli è stato chiesto alcune decadi addietro dal magazine Playboy riguardo quali leader ammirasse di più, Lula ha citato figure come Che Guevara, Fidel Castro, Mao Ze Dong e Adolf Hitler.

Lula ha affermato che il dittatore tedesco avesse quello che lui ammirava molto in un uomo: «Il coraggio di proporre di fare qualcosa e di provare a farla».

Comunque sia, pochi avrebbero mai immaginato che avremmo assistito alla creazione del primo campo di concentramento nella storia del Brasile, per la prima volta in assoluto; poiché le scene recentemente osservate in Brasile ricordano chiaramente la Germania degli anni 30’.

 

Le opinioni espresse in questo articolo sono quelle dell’autore e non riflettono necessariamente quelle di Epoch Times.

Articolo in inglese: Brazil Is Becoming a Socialist Dictatorship

 
 
 

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