Il capo di Hong Kong nega che Pechino le stia impedendo di dimettersi

Di Reuters

Il capo dell’Esecutivo di Hong Kong, Carrie Lam, ha dichiarato il 3 settembre di non aver mai chiesto al regime cinese il permesso per dimettersi; le sue affermazioni ribattono a una registrazione audio pubblicata da Reuters, nella quale la Lam affermava che si sarebbe già dimessa, se avesse potuto.

La leader della provincia a statuto speciale di Hong Kong ha dichiarato che Pechino considera il suo governo capace di risolvere la crisi, che dura ormai da tre mesi, senza la necessità di interventi da parte della Cina continentale: «Non ho mai presentato alcuna dimissione», ha specificato.
«Il motivo per cui non ho presentato le mie dimissioni è perché penso di poter guidare la mia squadra ad aiutare Hong Kong a uscire da questa situazione. Sono ancora fiduciosa di poterlo fare, quindi non esiste affatto la contraddizione secondo cui vorrei dimettermi ma non posso farlo».

Da metà giugno, centinaia di migliaia di persone sono scese in piazza per protestare contro una legge che consentirebbe la facile estradizione dei sospetti criminali in Cina continentale, dove sarebbero poi processati nei tribunali controllati dal Partito Comunista.

Ma, gradualmente, le proteste si sono trasformate in un più ampio movimento per chiedere che sia garantita ad Hong Kong una maggiore autonomia da Pechino. Quest’ultima ha accusato le potenze straniere, in particolare gli Stati Uniti e l’Inghilterra, di aver fomentato le manifestazioni.

La Lam aveva confidato la scorsa settimana ad alcuni grandi imprenditori di aver causato uno «scompiglio imperdonabile» introducendo il disegno di legge sull’estradizione, e che se avesse avuto la facoltà di scegliere si sarebbe prima scusata e poi dimessa, secondo quanto trapelato dalla registrazione audio sopracitata.

Martedi 3 settembre, la Lam ha dichiarato di essere sconcertata dal fatto che i dettagli di un incontro privato siano stati divulgati pubblicamente.

Nello stesso martedì gli studenti delle scuole e delle università di Hong Kong hanno boicottato le lezioni per tenere una manifestazione pro-democrazia per il secondo giorno consecutivo.

Questo è seguito a un fine settimana segnato da alcune delle peggiori violenze dall’inizio dei disordini, che durano ormai da oltre tre mesi; i manifestanti hanno bruciato barricate e lanciato bombe molotov, mentre la polizia ha reagito con cannoni ad acqua, gas lacrimogeni e manganelli.

I manifestanti chiedono maggiore democrazia per l’ex colonia britannica, che nel 1997, dopo 150 anni, è tornata a far parte della Cina, controllata però dal Partito Comunista Cinese; da allora è stata istituita la formula ‘un Paese, due sistemi’ che garantisce sulla carta un’ampia autonomia a Hong Kong, compreso il diritto di manifestare e un sistema giudiziario indipendente.

Tuttavia, la popolazione di Hong Kong teme che queste libertà stiano venendo lentamente erose dai capi del Partito Comunista di Pechino, un’accusa che naturalmente il regime respinge categoricamente.

 

Articolo in inglese: Hong Kong Leader Denies Beijing Won’t Let Her Resign

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