Il comunicato ufficiale di Pechino sulle proteste di Hong Kong

Di Cang Shan

Durante una inusuale conferenza stampa, il Dipartimento di Hong Kong e Macau del Consiglio di Stato della Cina ha rilasciato la sua prima dichiarazione ufficiale in merito ai disordini di Hong Kong.

Il comunicato rivela che i dipartimenti del Partito Comunista Cinese responsabili per Hong Kong, come il Dipartimento per Hong Kong e Macau e l’Ufficio di collegamento di Hong Kong, sono stati privati del potere di prendere decisioni. Di fatto stanno attendendo direttive dai vertici del Partito, che non hanno ancora raggiunto un consenso. E nel frattempo sperano di riuscire ad alleviare la tensione, così che in futuro non possano essere ritenuti responsabili.

In questo momento la probabilità che Pechino faccia ricorso all’uso massiccio della forza è piuttosto bassa, in particolare per via delle trattative commerciali tra Cina e Stati Uniti e delle imminenti elezioni politiche di Taiwan. Il capo dell’Esecutivo di Hong Kong, Carrie Lam, potrebbe essere rimpiazzato in qualsiasi momento, perciò riuscire a garantire la stabilità di Hong Kong è la priorità di Pechino.

Lo scopo del comunicato del Dipartimento per Hong Kong e Macao è stato innanzitutto quello di mostrare sostegno verso la polizia di Hong Kong. Il Partito Comunista Cinese non vuole infatti ricorrere ad un intervento militare, ma conta piuttosto di continuare a sostenere la polizia e utilizzarla per mantenere la stabilità.

Andando più in profondità, la conferenza stampa ha rivelato quattro punti essenziali.

Pechino non ricorrerà all’intervento militare se non diverrà assolutamente necessario.

Quando un giornalista ha chiesto a Yang Guang, portavoce del Dipartimento del Consiglio di Stato per Hong Kong e Macao, dell’eventualità dell’utilizzo dell’esercito, Yang ha risposto dicendo di far riferimento alle leggi fondamentali di Hong Kong. Questo mostra che Pechino non ha considerato realmente la possibilità di impiegare le forze armate, o che comunque non intende farlo in questo momento.

Ed effettivamente l’attuale situazione internazionale rende difficile l’utilizzo della forza da parte di Pechino.

Se Pechino intervenisse militarmente, o anche con la polizia armata, sarebbe la fine ufficiale della politica ‘un Paese, due sistemi’. Inoltre, qualsiasi spargimento di sangue potrebbe provocare sanzioni da parte della comunità internazionale. Forse le trattative commerciali tra Cina e Stati Uniti si interromperebbero bruscamente e gli Stati Uniti potrebbero collaborare con altri Paesi occidentali per imporre sanzioni alla Cina e a Hong Kong.

L’economia cinese oggi è completamente diversa dal 1989, quando avvenne il massacro di piazza Tiananmen; essa è strettamente dipendente dall’economia globale e subirebbe perdite enormi in caso di sanzioni economiche internazionali.

Zhongnanhai non ha ancora raggiunto il consenso su Hong Kong.

Il portavoce si è limitato a ribadire gli stessi principi che sono stati ripetuti negli ultimi due decenni; non è emerso nulla di nuovo. Questo mostra che i vertici di Pechino non hanno ancora formulato una nuova strategia per gestire la situazione di Hong Kong. Lo stesso vecchio meccanismo è ancora in funzione.

È noto che il Politburo del Pcc ha tenuto almeno due incontri su Hong Kong. Mentre il Fronte Unito dei Lavoratori, Il Ministero della Pubblica Sicurezza, Il Ministero degli Affari Esteri, Il Ministero della Sicurezza di Stato, e altri ministeri si sono riuniti diverse volte, ma non è stata annunciata alcuna nuova direttiva.

Nessun funzionario del Pcc di livello ministeriale era presente alla conferenza stampa, il che è piuttosto significativo. L’impiego di un portavoce indica una risposta ufficiale di basso livello da parte del Pcc, il che depone in favore del fatto che non vi siano nuove direttive dal vertice. È anche segno che Zhongnanhai, il quartier generale del Pcc, non sa come porre fine ai disordini di Hong Kong senza far infervorare altri Paesi.

Non c’è consenso all’interno del Politburo del Pcc.

Pechino è pronta ad abbandonare il capo dell’Esecutivo Carrie Lam

Il comunicato ufficiale era pieno di complimenti nei confronti della polizia di Hong Kong. Yang Guang ha utilizzato quattro caratteri cinesi per lodare la polizia di Hong Kong: «Senso del dovere, dedizione, coraggio e mortificazione», e durante la conferenza ha manifestato ripetutamente il proprio sostegno verso i capi della polizia. Al contrario, quando si è trattato di lodare Carrie Lam il linguaggio è stato piuttosto distaccato. In passato alcuni capi dell’Esecutivo avevano ricevuto simili parole di sostegno da parte di Pechino, sostegno che alla fine si è rivelato effimero.

Il Pcc, essenzialmente, si serve della pistola (l’esercito) e del coltello (la polizia) per governare la Cina. Se la pistola non può essere usata, allora il coltello diventa ancora più importante. L’intervento del Pcc inizierà con la polizia di Hong Kong. Il capo dell’Esecutivo può cambiare in qualsiasi momento, ma il Pcc non può rimpiazzare l’intero corpo di polizia di Hong Kong.

Pechino spera che a Hong Kong prevarrà lo status quo

Il portavoce ha enfatizzato la necessità di portare avanti l’attuale politica ‘un Paese, due sistemi’. Il suo discorso si è incentrato sull’importanza di opporsi alla violenza e preservare lo Stato di diritto. In effetti le cosiddette ‘tre linee guida’ sono state citate continuamente negli ultimi 22 anni; nulla di nuovo sotto il sole.

Inoltre, se lo si confronta con il linguaggio abituale del Pcc, si noterà che questo comunicato ha utilizzato un tono decisamente più morbido. Il Pcc ha scelto di non ricorrere a formule forti da un punto di vista emotivo, come «chiunque […] ne pagherà le conseguenze personalmente» o «Le forze straniere anti-cinesi finiranno per danneggiarsi da sole, come chi affila una roccia per poi farla cadere sui propri piedi» o ancora «I cinesi non lo accettano assolutamente», o altre frasi espressioni simili abitualmente impiegate dal Pcc.

Pechino non vuole che la situazione degeneri. Il portavoce non ha negato completamente le grandi proteste dei cittadini di Hong Kong. Ha condannato la violenza di «gruppi di persone molto ristretti» e non ha menzionato «le forze stranieri anti cinesi»: si è limitato a criticare alcune persone e politici occidentali.

 

Cang Shan è il caporedattore dell’edizione di Hong Kong di Epoch Times.

Articolo in inglese: What Beijing’s Official Statement on Hong Kong Reveals

 
 
 

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