Il congresso mondiale delle famiglie di Verona, tra famiglia naturale e aborto

Dopo settimane di polemiche, più mediatiche che reali, il 29 marzo si è aperto a Verona il XIII Congresso Mondiale delle Famiglie. Alla cerimonia inaugurale hanno presenziato diversi ospiti d’eccezione, tra cui il sindaco di Verona Federico Sboarina, il vescovo Zenti, il presidente della regione Veneto Luca Zaia e a sorpresa anche la senatrice Tiziana Drago del Movimento 5 Stelle.

Ufficialmente i temi principali del congresso, che si concluderà il 31 marzo con una ‘marcia per la famiglia’ tra le strade di Verona, includono: promuovere la bellezza del matrimonio, tutelare i diritti dei bambini, tutelare giuridicamente la vita e la famiglia, proporre ai governi politiche che possano favorire la natalità e permettere alle mamme di trascorrere più tempo con i propri figli, approfondire il tema del ruolo e della dignità della donna nella storia.

Buona parte delle polemiche sono scaturite dal fatto che gli organizzatori del congresso promuovono unicamente la famiglia naturale, ovvero quella composta da un uomo, una donna, ed eventuali figli, considerata la cellula fondamentale della società umana. Inoltre, i cosiddetti ‘pro-vita’ ambiscono a promuovere il rispetto del ‘ciclo naturale’ della vita: sono perciò contrari a pratiche come quella dell’utero in affitto o dell’aborto, nonché alle adozioni per le coppie omosessuali. Per queste e altre motivazioni l’evento è stato condannato enfaticamente da numerosi giornalisti, politici e organizzazioni di stampo progressista.

Tuttavia, il conduttore radiofonico Giuseppe Cruciani, promotore di numerose cause antitetiche a quelle del congresso delle famiglie, è salito sul palco dell’evento per manifestare la propria solidarietà nei confronti dei partecipanti: «Mi sento uno di voi oggi, perché molti vorrebbero spegnere questo microfono da cui sto parlando adesso. Abbiamo assistito nelle settimane che hanno preceduto questo evento a una vera e propria campagna di criminalizzazione di quello che è un convegno, di quello che è un incontro tra persone che parlano, che esprimono i loro pensieri. Qualcuno ha addirittura compilato una lista degli alberghi dove siete ospiti, una lista degli albergatori per poi boicottarli. Qualcuno ha detto che bisogna fare la lista dei traduttori, come una lista di criminali che partecipano a un evento di criminali; è cosi! È successo».

Le dichiarazioni a caldo degli organizzatori

A fine giornata il vice presidente dell’evento Jacopo Coghe ha commentato con entusiasmo: «Questa prima mattinata di lavoro è stata veramente proficua, abbiamo avuto delle voci molto plurali in sala, siamo contenti che diverse persone abbiano dimostrato la loro solidarietà, soprattutto persone liberali e persone che la pensano diversamente da noi; hanno mostrato solidarietà nei nostri confronti a seguito di tutti gli attacchi che abbiamo ricevuto, quindi siamo partiti con il piede giusto; speriamo di continuare e di terminare con il piede giusto».

Uno degli interventi che più hanno attratto l’attenzione della stampa è stato quello del presidente del Family Day, Massimo Gandolfini, che ha chiarito in un’intervista la sua posizione riguardo la legge sull’aborto (legge n.194): «Riguardo alla 194 il mio concetto è che in primo luogo la 194 è fatta anche dei primi 5 articoli, i quali prevedono che lo Stato cerchi di rimuovere le ragioni per cui una donna è costretta ad abortire, ma questi 5 articoli di prevenzione dell’aborto non sono mai stati finanziati».
«Qualcuno mi ha chiesto: “considera la 194 una legge violenta perché colpisce la vita dei bambini?” Beh certamente sì, tuttavia abrogarla oggi, nelle condizioni attuali, è veramente difficile. Ad ogni modo in una condizione ideale tutto ciò che riguarda l’uccisione di un bambino in utero mi vede assolutamente e rigorosamente contrario perché, ecco il mio punto di vista: prima del diritto di libera scelta c’è il diritto alla vita di ogni essere umano e questo diritto alla vita è clamorosamente violato dall’aborto».

Un’altra interessante dichiarazione è stata quella rilasciata da Brian Brown, presidente dell’Organizzazione internazionale delle famiglie, che ha affrontato il tema delle politiche economiche e sociali richieste dal suo movimento: «Non credo ci sia alcuno Stato che abbia completamente risolto la crisi demografica. La tassazione grava pesantemente sulle giovani famiglie di molti Stati, è molto difficile per i giovani formare una famiglia con un tale livello di tasse». Brown si è detto favorevole a «qualsiasi provvedimento che consenta alle madri di stare a casa più a lungo con i propri bimbi così che possano occuparsi dei bambini e stare a casa dopo il parto. Le nazioni stanno agendo sempre più in questo senso. È un momento in cui abbiamo bisogno di nuove idee perché quello che stiamo facendo non funziona. Siamo molto chiari nella nostra posizione, crediamo nella dignità, nella bellezza di ogni vita umana. Non l’abbiamo mai nascosto, è sempre stato ciò in cui crediamo».

 

 
 
 

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