Il disastro economico della Cina e cosa significa per i mercati

Di Fan Yu

Sebbene sia improbabile che influisca sulla candidatura del leader del Partito Comunista Cinese Xi Jinping a un altro mandato come capo del regime, un crollo dell’economia n. 2 al mondo avrebbe un forte impatto sul resto del mondo.

Il settore immobiliare cinese, la cui importanza nel guidare l’ascensione economica del Paese negli ultimi due decenni non può essere sottovalutata, è a pezzi. Molti imprenditori immobiliari sono inadempienti. E i consumatori stanno contrattaccando, rifiutandosi di pagare i mutui sulle unità abitative incompiute e persino organizzando proteste in decine di città in tutto il Paese.

Nel frattempo, la crescita interna è incerta mentre la nazione continua a mettere in atto lockdown legati al virus del Pcc più e più volte. I lockdown continuano a incidere sulla provincia dell’Hebei, che si trova appena fuori Pechino, e i test di massa continuano a Tianjin. Sebbene la Cina sia stata in grado di gestire la sua produzione economica in mezzo alle restrizioni, utilizzando sistemi a circuito chiuso, la sua economia interna e i livelli di spesa dei consumatori sono stati danneggiati.

Anche i tassi di disoccupazione sono preoccupanti. Il tasso di disoccupazione tra i giovani urbani cinesi ha raggiunto uno sbalorditivo 20%, mentre si prevede che un numero maggiore di neolaureati entrerà nel mondo del lavoro questo autunno. Le aziende tecnologiche cinesi sono state tradizionalmente una fonte di lavoro, ma la repressione statale della tecnologia dello scorso anno ha lasciato molte aziende senza il capitale per espandere l’organico.

Dall’altra parte del libro mastro, la Cina ha un debito di circa mille miliardi di euro di prestiti non pagati concessi a Paesi del terzo mondo nell’ambito della Belt and Road Initiative. Pechino sta ricevendo resistenze da questi Paesi e potrebbe essere spinta a condonare alcuni prestiti.

Debolezza al dettaglio

I problemi economici della Cina avranno un impatto sulle multinazionali statunitensi e occidentali, in particolare sulle società con una grande presenza al dettaglio in Cina. Un esempio è Starbucks, che ha migliaia di punti vendita in Cina e mantiene una quota di mercato superiore a un terzo nel Paese più popoloso del mondo. Nel secondo trimestre Starbucks ha registrato un calo del 40% delle vendite in Cina.

Un’altra azienda che ha avuto un impatto negativo è Nike. Il produttore di scarpe e abbigliamento ha un’importante presenza al dettaglio in Cina e i suoi guadagni non Gaap del secondo trimestre (misurati dall’Ebitda) sono diminuiti del 55%. Entrambe le aziende hanno accusato i lockdown legati al Covid per il calo delle vendite e degli utili.

Anche altri giganti della vendita al dettaglio, tra cui Adidas e società di lusso come Richemont e Burberry, hanno registrato un calo delle vendite in Cina.

Merci sotto pressione

Le materie prime globali stanno affrontando la doppia pressione di un dollaro Usa forte (la valuta in cui sono prezzate la maggior parte delle materie prime) e dell’indebolimento della domanda cinese. La Cina nell’ultimo decennio è stata infatti uno dei principali importatori di materie prime globali, come minerale di ferro, rame, petrolio e gas naturale liquido.

Le importazioni cinesi di minerale di ferro a luglio sono aumentate del 3,1%, sebbene durante i primi sette mesi del 2022 le importazioni totali siano diminuite del 3,4% rispetto allo scorso anno. Le importazioni cinesi di gas naturale liquido (Gnl) sono diminuite del 15,4% a luglio e del 20,3% nel periodo da inizio anno fino a luglio. La minore domanda di Gnl della Cina non ha però avuto un impatto sul mercato del Gnl poiché la domanda dall’Europa, tagliata fuori dal gas russo, ha mantenuto il prezzo alle stelle.

La Cina continua a importare petrolio greggio dalla Russia, mentre la maggior parte delle altre nazioni occidentali ha sanzionato il Paese. Tuttavia, il livello complessivo delle importazioni cinesi di petrolio è diminuito a causa del rallentamento economico interno. Il greggio Wti ha chiuso ad agosto in ribasso per il terzo mese consecutivo, il calo più lungo degli ultimi due anni.

Guadagno in dollari

La Federal Reserve statunitense ha annunciato una politica dei tassi di interesse «più alti, più a lungo» in occasione del suo ritiro annuale di agosto per contrastare l’inflazione. Il presidente della Fed Jerome Powell ha promesso di fare tutto il necessario per frenare l’inflazione, avvertendo che potrebbe causare «un po’ di dolore» agli investitori.

Cina e Stati Uniti sono stati divergenti nelle rispettive politiche monetarie. Ad agosto, la Banca Popolare Cinese ha tagliato i tassi di riferimento a un anno di 5 punti base e il tasso di prestito di riferimento a cinque anni di 15 punti base per stimolare la domanda di credito e sostenere il suo mercato immobiliare in difficoltà. Quei tagli sono stati una sorpresa, sulla scia dei dati sulla spesa dei consumatori e dei prestiti di luglio peggiori del previsto.

Il continuo tono aggressivo della Fed dovrebbe rafforzare il dollaro Usa rispetto ad altre valute. E per quanto riguarda la banca centrale cinese, ora ha meno spazio per abbassare i tassi di interesse interni.

Alla fine di agosto, le banche statali cinesi stavano vendendo il dollaro nel tentativo di sostenere la sua valuta yuan, come hanno riferito a Bloomberg diversi commercianti di valuta in anonimato.

Nel frattempo, c’è da aspettarsi che il dollaro continui a salire rispetto allo yuan.

 

L’autore dell’articolo, Fan Yu, è un esperto di finanza ed economia e contribuisce con analisi sull’economia cinese dal 2015. 

Le opinioni espresse in questo articolo sono dell’autore e non riflettono necessariamente quelle di Epoch Times

Articolo in inglese: What China’s Economic Disaster Means for Markets

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