Il governo ungherese ‘a braccetto’ con la Cina, proteste contro l’università cinese voluta da Orbán

Di Anders Corr

La Cina vuole costruire un’università in Ungheria, pagata con i soldi dei contribuenti ungheresi. Per questo, il 5 giugno circa 10 mila persone hanno protestato a Budapest contro la proposta del campus universitario Fudan. Secondo i critici, la Cina starebbe corrompendo i leader politici e il presidente ungherese, che ha stretti legami con il Partito Comunista Cinese (Pcc). Il popolo ungherese ha ragione a insorgere contro qualsiasi leader politico compromesso dal regime di Pechino. Il più grande pericolo per le nostre democrazie di oggi, è il rischio che per pochi dollari la Cina possa comprare presidenti, ministri degli esteri e funzionari del Tesoro, affinché eseguano gli ordini di Pechino, piuttosto che le richieste degli elettori.

La controversia di Budapest è indice in realtà di una lotta molto più ampia tra democrazia e dittatura. Nel 2019, la Fudan University ha cancellato i riferimenti alla «libertà di pensiero» nella sua Carta. Il costoso progetto, il cui completamento è previsto a Budapest entro il 2024, sarà finanziato con oltre 1 miliardo di dollari di prestiti dalla Cina. Il suo prezzo, più di quanto il governo ungherese spende per tutte le altre università messe insieme, risucchierà i finanziamenti del governo dall’istruzione superiore ungherese e aumenterà l’indebitamento dell’Ungheria nei confronti della Cina.

Il governo ungherese è guidato da Viktor Orban e dal suo presunto partito di destra, Fidesz. Ma Orban ha stretti legami con Pechino e Mosca, e sta spingendo una politica estera di «apertura a est».

Huawei detiene il 70 per cento del mercato delle telecomunicazioni ungheresi e l’Ungheria sta acquistando un impianto nucleare da 15 miliardi di dollari dalla Russia. Proprio questo mese, il governo di Orban ha bloccato una dichiarazione dell’Unione Europea contro l’abuso del Pcc su Hong Kong. Le sue azioni sono un cavallo di Troia per Pechino e Mosca, sia nell’Unione Europea che nell’Organizzazione del Trattato del Nord Atlantico (Nato).

Nel 2019, un funzionario statunitense ha dichiarato a EuroObserver che il «problema della corruzione dell’Ungheria crea percorsi per l’influenza russa e cinese. Una delle iniziative che sveleremo è il sostegno degli Stati Uniti agli sforzi per esaminare più da vicino le intersezioni tra corruzione e influenza russa e cinese».

Il ministro degli esteri ungherese, Peter Szijjarto, ha affermato nel 2019 che le accuse occidentali di corruzione di Pechino e Mosca in Ungheria sono ipocrite, visti gli accordi con questi regimi illiberali, da parte della Gran Bretagna e Germania.

Ma l’Ungheria è andata molto oltre. Secondo Reuters, «Orban ha costruito legami cordiali con Cina, Russia e altri governi illiberali, mentre si scontrava con gli alleati occidentali frenando l’indipendenza della ricerca scientifica, della magistratura e dei media».

La scorsa settimana uno studente universitario che ha manifestato contro il campus di Fudan ha dichiarato all’Afp: «Orban e Fidesz si dipingono come anticomunisti, ma in realtà i comunisti sono loro amici».

Un altro ha detto a Reuters: «Non sono d’accordo con il rafforzamento delle relazioni feudali del nostro Paese con la Cina, poichè i fondi dovrebbero andare a migliorare le nostre università invece di costruirne una cinese».

Il sindaco liberale di Budapest e gli economisti sono contrari alla proposta del campus di Fudan, che è costosa oltre al fatto che manca di trasparenza. Il sindaco Gergely Karácsony, che sarebbe una scelta migliore per il primo ministro ungherese, ha spiegato a Reuters che «il progetto Fudan metterebbe in dubbio molti dei valori per i quali l’Ungheria si è impegnata 30 anni fa» quando è diventata indipendente dall’Unione Sovietica.

Il sindaco ha assegnato targhe commemorative a diverse strade, che convergono sul nuovo campus proposto, con sopra i nomi delle vittime del comunismo cinese, tra cui Dalai Lama Street, Free Hong Kong Road, Uyghur Martyrs’ Road, e una che prende il nome da un vescovo cattolico cinese incarcerato.

Un portavoce del ministero degli esteri cinese ha affermato che la ridenominazione non dovrebbe influire sul progetto ed è «disprezzabile», dimostrando esattamente come il Pcc vede l’opinione pubblica in una democrazia.

Un sondaggio di opinione pubblicato il primo giugno, mostra che circa il 66 per cento degli ungheresi si oppone all’università cinese mentre solo il 27 per cento è favorevole.

I documenti trapelati ai giornalisti locali mostrano che il progetto da 1,8 miliardi di dollari, più di quanto l’Ungheria ha speso per l’intero settore dell’istruzione superiore nel 2019, sarà finanziato da un prestito cinese di circa 1,5 miliardi di dollari. Il campusm di Fudan prevede piani per 500 docenti e 6 mila studenti, anche nei settori medico e ingegneristico, il che solleva interrogativi sul trasferimento tecnologico dell’Ue in Cina.

Orban ha già un prestito cinese di 2,1 miliardi di dollari per la ricostruzione della ferrovia Budapest-Belgrado. Ha anche accelerato per il vaccino cinese contro il coronavirus, che non è approvato nell’Unione Europea.

Sulla base delle fonti esaminate, progetti cinesi come questi possono essere accompagnati da commissioni di ricerca del 2-7 per cento, pagate tramite contratti di consulenza che avvantaggiano personalmente il capo dello Stato e i suoi più stretti collaboratori. Se fosse vero per questi progetti, questo potrebbe ammontare fino a 275 milioni di dollari, il che spiegherebbe perché i leader politici ungheresi sostengono il progetto.

In ogni caso, l’Ungheria sta diventando un ponte per il Pcc nell’Unione Europea. Ma il popolo ungherese c’è stato, e l’ha fatto. Gli ungheresi sperimentarono il comunismo sovietico, compresi i campi di internamento e di lavoro, e si sollevarono nel 1956 per cacciare i russi. Quando i sovietici si resero conto che l’Occidente temeva la guerra, tornarono indietro ed eliminarono gli anticomunisti.

L’Ungheria ha poi sofferto sotto il giogo di Mosca fino alla liberazione del Paese nel 1989. Gli ungheresi non hanno sopportato tali orrori invano, e non candranno facilmente sotto gli artigli di un nuovo padrone comunista, questa volta Pechino invece che Mosca. Ma loro e noi, dovremo lottare più duramente contro la corruzione di Pechino nelle nostre capitali, se vogliamo garantire le nostre libertà future.

Anders Corr ha conseguito una laurea/master in scienze politiche presso la Yale University (2001) e un dottorato in governo presso la Harvard University (2008). È preside di Corr Analytics Inc., editore del Journal of Political Risk, e ha condotto ricerche approfondite in Nord America, Europa e Asia. È autore di «The Concentration of Power» (in uscita nel 2021) e «No Trespassing» e ha curato «Great Powers, Grand Strategies».

 

Le opinioni espresse in quest’articolo sono dell’autore e non riflettono necessariamente quelle di Epoch Times.

Articolo in inglese: Hungary’s ‘Right Wing’ Government in Bed With China: Protests Against a Fudan Campus in Budapest



 
 
 

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