Il lockdown più severo della Cina mette alla prova la strategia «Zero-Covid»

Di Eva Fu

Il primo uomo è partito a piedi. Per otto giorni e sette notti ha camminato attraverso montagne innevate, camminando per riscaldarsi in mezzo al vento pungente e dormendo solo quando usciva il sole, fino a quando gli abitanti del villaggio sospettosi hanno avvisato la polizia.

Il secondo è salito su una bici condivisa, pedalando per più di 10 ore durante la notte. Ma la polizia ha preso anche lui.

Il terzo ha optato per una via d’acqua, saltando nel fiume gelido nella speranza di nuotare via, solo per finire arenato per più di sei ore.

Spinti dalle dure misure contro il Covid-19 in Cina, alcuni cittadini comuni come i tre citati hanno fatto ricorso a misure disperate per fuggire da Xi’an, la città in cui una severa politica di lockdown ha impedito a 13 milioni di residenti di lasciare le proprie case.

Meglio conosciuta come la casa dei guerrieri di terracotta di 2.000 anni, la città cinese centro-settentrionale riporta il peggior conteggio di infetti da Covid-19 del Paese in più di 21 mesi. E sta provocando un mal di testa al regime di Pechino, che si affanna per avere il sopravvento sulla malattia appena tre settimane prima delle Olimpiadi invernali, che la Cina vuole «sicure e grandiose».

Anche se il numero ufficiale di casi di Xi’an – oltre 1.700 al 4 gennaio – è nulla rispetto a quello di molti Paesi occidentali, esperti e residenti hanno messo in dubbio l’autenticità di tali cifre, a causa della pratica abituale del regime di censurare le notizie sfavorevoli.

La Cina è il Paese più grande che attua una politica «zero-Covid», cioè cerca di scovare e isolare ostinatamente ogni singolo caso di virus, indipendentemente dai costi emotivi o economici.

Ma il draconiano manuale di Pechino per combattere il virus, basato principalmente su una vigorosa tracciabilità dei contatti, test di massa, quarantene centralizzate e rigidi lockdown, sta facendo venir fuori tensioni, tra la crescente frustrazione e rabbia pubblica. Con il peggioramento dell’epidemia a Xi’an, aumentano le domande su quanto tempo possano durare delle misure così rigorose.

La sofferenza dei lockdown

Azzerare i dati sui contagi è diventato un compito politico.

Liu Guozhong, il capo del Partito della provincia dello Shaanxi, di cui Xi’an è la capitale, il 1° gennaio ha incaricato i funzionari locali di attingere allo «spirito del tempo di guerra» e di mettere in quarantena chiunque fosse a rischio «senza un attimo di ritardo». Un documento trapelato che circola sui social media cinesi ha mostrato che Liu aveva fissato il 4 gennaio come data di cui Xi’an avrebbe dovuto raggiungere zero nuovi casi di Covid (Epoch Times non ha potuto verificare l’autenticità del documento).

Cercando di contenere l’epidemia in fretta, Xi’an ha imposto le misure di lockdown più severe al mondo da quando Wuhan è diventata l’epicentro iniziale della pandemia.

Durante la notte, migliaia di persone identificate come contatti stretti sono state trasportate via dai camion in altre contee e città per essere messe in quarantena. Quanto agli altri, non possono andare oltre la porta di metallo che racchiude il loro complesso residenziale.

Alcuni distretti sono stati sottoposti a lockdown più severi, con i residenti non autorizzati ad avventurarsi oltre la soglia di casa. In alcuni quartieri il servizio di ascensore è stato interrotto senza ulteriore avviso.

La vigilia di Capodanno, i vigili del fuoco hanno dovuto scalare i muri per entrare in un quartiere isolato dopo che un edificio ha preso fuoco.

L’improvvisa reclusione ha suscitato proteste mentre i residenti lottano per garantire i bisogni di base. L’hashtag «difficile procurarsi cibo a Xi’an» è diventato rapidamente di tendenza su Weibo, la versione cinese di Twitter.

Durante un recente live streaming di una conferenza stampa sull’epidemia, gli spettatori sconvolti hanno inondato il canale di suppliche nella sezione dei commenti in diretta. «Per favore, fai in modo che il nostro quartiere compri le verdure» «Dov’è il nostro cibo?» Ma le autorità hanno rapidamente disabilitato i commenti.

Il prezzo del cibo è salito alle stelle a causa della carenza, costringendo alcuni a barattare altri beni per un sacco di riso. In uno screenshot diventato virale, una scatola di cavoli cinesi, noti di solito per essere economici, era costata 438 yuan (circa 60 euro). «È una rapina?», ha chiesto un residente con incredulità in una chat di gruppo sui social media. «Questi cavoli sono fatti di giada?».

«Non darti delle arie se non te lo puoi permettere. Voi poveretti potete morire di fame», è stata la risposta dell’operaio del comitato di quartiere.

Per coloro che hanno infranto le regole per qualsiasi motivo, le conseguenze sono state rapide e talvolta sanguinose. Un video emerso sui social media durante il fine settimana mostrava un uomo in camicia bianca picchiato da due agenti di controllo della pandemia per essere uscito di soppiatto per comprare panini al vapore. «Non ho cibo», ha detto l’uomo agli agenti. «Chi se ne frega se hai cibo o no», ha gridato un agente in uniforme mentre prendeva a calci e pugni l’uomo, facendo cadere a terra una decina di panini bianchi.

Un altro video sui social media del giorno di Capodanno mostrava un uomo con il sangue che gli scorreva lungo il viso. Un funzionario del villaggio locale lo aveva colpito con un mattone quando l’uomo aveva cercato di far visita a sua nonna in un villaggio vicino perché preoccupato che le mancassero provviste.

Sotto sforzo

Le restrizioni a Xi’an seguono lo stesso schema ripetuto in tutta la Cina per gran parte degli ultimi due anni. L’approccio pesante è andato di pari passo con una campagna di vaccinazione aggressiva, che ha portato oltre l’85% della popolazione a ricevere vaccini cinesi a partire da dicembre 2021.

Una città dell’Henan, una provincia al confine con lo Shaanxi, ha imposto un lockdown simile il 3 gennaio dopo aver annunciato tre casi asintomatici.

Nel Guangxi, una provincia della Cina meridionale vicina al Vietnam, i funzionari sono ricorsi alla gogna pubblica per punire i trasgressori. Alla fine dell’anno scorso, quattro sospetti trafficanti di migranti sono stati fatti sfilare per le strade indossando tute ignifughe e un cartello con i loro nomi e sono stati colpiti alla testa, una scena che ricorda episodi di denuncia pubblica decenni fa durante la Rivoluzione Culturale. Gli uomini sono stati successivamente caricati su camion di maiali dopo che i funzionari hanno enumerato i loro reati, secondo quanto riferito da un testimone a Epoch Times.

Nel novembre 2021, un improvviso lockdown a Zhuanghe dovuto a un caso di Covid ha colto alla sprovvista un fattorino in visita. Lui e sua moglie hanno finito per rimanere nel loro camion e vivere di spaghetti istantanei per un mese intero fino a quando la recinzione non è stata rimossa.

Con l’avvicinarsi delle Olimpiadi invernali di Pechino, Pechino è apparsa più determinata che mai a continuare il suo corso attuale.

La strategia zero-Covid rimane la scelta migliore per la Cina, secondo Liang Wannian, uno dei massimi esperti che supervisiona la risposta all’epidemia del Paese. «Attualmente, la chiave per controllare l’epidemia non riguarda la correzione delle misure, ma la loro attuazione», ha detto al media statale The Paper alla fine di dicembre 2021, aggiungendo che la rapida trasmissione della nuova variante Omicron, che è più contagiosa di Delta, significa che la Cina deve rilanciare sulle misure attuali. Le attuali politiche cinesi si sono concentrate sul controllo della variante Delta: «Ho una forte fiducia che il sistema di controllo delle epidemie del nostro Paese sia in grado di gestire mutazioni come Omicron», ha affermato.

Ma alcuni si chiedono se la Cina sarà in grado davvero di tenere il passo.

Il 3 gennaio, la società di consulenza statunitense sul rischio politico Eurasia Group ha valutato l’approccio zero-Covid della Cina come il primo dei 10 principali rischi per il 2022: «La politica cinese zero-Covid fallirà», ha affermato il gruppo. «Mantenere il Paese chiuso per due anni ha reso più rischioso riaprirlo».

La politica non conterrà infezioni ma porterà a focolai più grandi, che a loro volta causano lockdown più gravi, ha affermato. «Questo a sua volta porterà a maggiori interruzioni economiche, più intervento statale e una popolazione più insoddisfatta in contrasto con il mantra trionfalistico dei media statali ‘La Cina ha sconfitto il Covid’».

A Xi’an alcuni residenti parlano già con un senso di stanchezza. «Prevenire l’epidemia non è la stessa cosa della guerra», ha detto a Epoch Times un residente che ha dato il suo cognome come Zheng. «Non possiamo usare le misure in tempo di guerra per curare la gente comune».

 

Articolo in inglese: China’s Harshest Lockdown Yet Tests Its ‘Zero-COVID’ Playbook

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