Il mondo dice addio all’era della globalizzazione

Di Emel Akan

La globalizzazione, che ha plasmato l’ordine economico mondiale degli ultimi decenni, stava arrancando già prima della pandemia. Ma il Covid-19 ha dato nuovo impeto alla recessione di questo grande progetto di integrazione economica: un processo di riassestamento globale destinato a durare decenni.

Il mondo dopo la pandemia

L’ordine mondiale dopo la pandemia sarà cambiato: molti governi in giro per il mondo si stanno ritirando dalla globalizzazione e stanno parlando di prendere le distanze dalla Cina.

Il primo ministro indiano Narendra Modi è apparso in televisione il 12 maggio per annunciare un nuovo piano di sostegno all’economia, rilanciando l’ambizioso progetto di creare «un’India autosufficiente». Il piano dovrebbe dare nuovo impeto all’iniziativa ‘Make in India’ e alla capacità produttiva del Paese.

Dal canto suo, il primo ministro giapponese Shinzo Abe ha annunciato il mese scorso che il suo governo stanzierà oltre 2 miliardi di dollari per aiutare le aziende giapponesi a trasferire le filiere produttive fuori dalla Cina.

Mentre il 16 aprile, il presidente francese Emmanuel Macron ha dichiarato al Financial Times che la pandemia «cambierà la natura della globalizzazione che abbiamo vissuto negli ultimi 40 anni […] Era chiaro che questo tipo di globalizzazione stava raggiungendo la fine del suo ciclo, stava danneggiando la democrazia».

Il piano di ripresa economica elaborato dall’Unione Europea ha sottolineato l’importanza di costruire una «autonomia strategica» nelle catene di approvvigionamento fondamentali e di ridurre la dipendenza dai Paesi terzi.

Michael O’Sullivan, autore del libro La livella: cosa c’è dopo la globalizzazione, ha dichiarato a Epoch Times: «Abbiamo di fatto distrutto la globalizzazione».
Normalmente, in questo tipo di crisi – secondo O’Sullivan – i Paesi tendono a creare un gruppo di coordinamento internazionale «per salvare il mondo». Invece, le grandi potenze sono ora in disaccordo tra loro, litigano per le forniture mediche e corrono per vietare l’esportazione di ventilatori, maschere e altri dispositivi di protezione personale.

Secondo O’Sullivan, dopo la pandemia si verrà a formare un mondo multipolare. Nel suo libro aveva infatti già descritto il nuovo ordine mondiale dopo l’era della globalizzazione come dominato da tre grandi poli geopolitici: un Asia sino-centrica, le Americhe e l’Europa.

La netta posizione di Donald Trump

Il presidente Donald Trump ha dichiarato che le lezioni imparate dalla pandemia confermano la correttezza della sua politica nota come ‘America First’. Sebbene in passato sia stato duramente criticato per le sue posizioni protezioniste, che hanno determinato un grande cambiamento dell’ordine economico mondiale negli ultimi anni, a suo avviso la pandemia ha provato che lui aveva ragione e i globalisti torto.

Il 14 maggio Trump ha dichiarato a Fox Business: «Per molti versi, abbiamo imparato molto. E riporteremo la produzione [negli Stati Uniti, ndt] come non avremmo mai potuto fare senza tutto questo, per quanto cattivo sia stato […] Molte persone stanno dicendo “Trump aveva ragione”. In effetti ne sto parlando da molto tempo».

Queste «stupide filiere di approvvigionamento» coprono il mondo intero, ha dichiarato Trump, sottolineando poi che «se un piccolo pezzo di mondo va male, tutto va a rotoli».

Trump ritiene che l’era dei «globalisti» che vorrebbero «arricchire il mondo» ai danni degli americani sia giunta al termine.

«Non so proprio da dove saltino fuori queste persone. Ma quei giorni sono finiti. Se non altro, gli ultimi due mesi hanno dimostrato che avevo ragione».

In effetti, durante la pandemia anche l’opinione pubblica si è rivoltata contro la globalizzazione. Negli Stati Uniti moltissime persone sono rimaste sconvolte quando hanno realizzato che la loro salute dipende dalla Cina, che è il principale fornitore dispositivi di protezione e di farmaci essenziali.

La pandemia ha messo in luce i rischi derivanti da un’eccessiva dipendenza da un singolo Paese in ambito sanitario, il che ha spinto molte persone a riflettere sui punti deboli delle catene di approvvigionamento globali. Oltre ad aver sollevato seri interrogativi sulla qualità e la sicurezza dei migliaia di farmaci prodotti in Cina.

Nel mese di marzo, uno studio del Pew Resarch Center ha scoperto che circa due terzi degli americani attualmente ha una visione negativa della Cina. Inoltre, nelle ultime settimane sempre più Paesi hanno chiesto che Pechino venga ritenuta responsabile per l’occultamento iniziale dell’epidemia da parte del regime.

 

Articolo in inglese: The World Waves Goodbye to the Era of Globalization

 

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