Il regime cinese nasconde il vero bilancio delle vittime del Covid

Di Dorothy Li

Nonostante le autorità cinesi abbiano ammesso che nell’ultima ondata ci sono state decine di migliaia di decessi, gli esperti sostengono invece che il regime cinese stia ancora coprendo il vero bilancio delle vittime di Covid-19. La cifra reale è probabilmente molto più alta.

Il 14 gennaio il principale regolatore sanitario cinese ha riconosciuto quasi 60 mila decessi correlati a Covid-19 che sarebbero avvenuti nelle prime cinque settimane dopo il brusco ritiro del regime dalla sua politica Zero-Covid nel dicembre 2022.

Anche se questo dato costituisce un aumento rispetto ai conteggi ufficiali precedenti, che erano assurdamente bassi – 37 morti – gli esperti sono poco convinti anche da questo dato.

«Le nuove cifre sulle morti riportate sono ancora sospette», ha affermato Song Guo-cheng, ricercatore presso l’Istituto per le relazioni internazionali dell’Università nazionale di Chengchi a Taiwan. Questo perché i tassi di infezione da Covid-19 farebbero pensare a un bilancio delle vittime molto più alto.

Un’enorme epidemia

Uno studio dell’Università cinese di Pechino ha stimato che fino al 64% della popolazione del Paese, ovvero 900 milioni di persone, aveva già contratto il Covid-19 a metà gennaio. Il modello dei ricercatori si basa sui dati di ricerca online dei sintomi di Covid-19, come febbre e tosse.

Mentre i focolai si diffondono in tutto il Paese, gli esperti sanitari sia in patria che all’estero si sono rivolti a sistemi indiretti per ottenere dati, come sondaggi online e resoconti aneddotici, allo scopo di valutare la portata dell’epidemia in assenza di statistiche Covid affidabili.

Il principale ente sanitario cinese, la Commissione Sanitaria Nazionale (Nhc), ha smesso di pubblicare le infezioni quotidiane e ha riconosciuto solo alcune decine di decessi prima dell’ultima divulgazione. Ma le scene di ospedali e crematori sopraffatti hanno alimentato la sfiducia nei conteggi ufficiali tra i residenti cinesi e gli osservatori esterni.

Anche i dati regionali hanno indicato un focolaio molto più grave di quanto rivelato dalle massime autorità sanitarie della nazione.

Un funzionario della provincia cinese dell’Henan, che ospita 99,4 milioni di persone, ha dichiarato in conferenza stampa che al 6 gennaio il tasso di infezione da Covid-19 potrebbe aver raggiunto l’89%. Nella città settentrionale di Hohhot, con una popolazione di 3 milioni, le autorità hanno dichiarato che tra il 74 e l’81% ha contratto il virus.

Nei verbali trapelati da una riunione del mese scorso la Commissione Sanitaria Nazionale (Nhc) stimava che 250 milioni di persone hanno contratto il virus tra il 1° e il 20 dicembre 2022.

Con un tasso di infezione di circa il 70% e una numerosa popolazione anziana, il bilancio delle vittime, in base a un tasso di mortalità dell’1%, dovrebbe essere molto più alto del conteggio ufficiale di 60 mila decessi correlati a Covid-19, fa notare Song: «Le informazioni ottenute da varie fonti e articoli online sono in netto contrasto con le cifre divulgate dal Partito Comunista Cinese. Ciò sottolinea che il Pcc sta ancora giocando con i dati, insabbiando».

In una recente intervista con Ntd il dottor Scott Atlas, senior fellow presso la Hoover Institution di Stanford e consulente Covid-19 durante l’amministrazione Trump nonché collaboratore di Epoch Times ha affermato di pensarla allo stesso modo: «Non possiamo fidarci dei numeri che escono dalla Cina. All’inizio non avevano senso».

Anche se le autorità cinesi hanno apportato modifiche al bilancio delle vittime, per Atlas la vera situazione viene tuttora nascosta: «È molto difficile capire cosa sta succedendo quando non c’è trasparenza». Nondimeno il regime cinese «apparentemente preferisce salvare la faccia piuttosto che dire la verità e cooperare con la comunità internazionale».

Bilancio delle vittime nascosto

Dall’inizio della pandemia di Covid-19, il regime ha suscitato critiche per aver nascosto le informazioni relative al Covid nel tentativo di minimizzare le notizie che riteneva dannose per la sua immagine. Quando il virus è emerso per la prima volta a Wuhan alla fine del 2019, il regime aveva nascosto l’entità dell’epidemia e messo a tacere gli informatori, consentendo alle epidemie regionali di trasformarsi in una pandemia.

Ora, con il virus che si sta diffondendo a macchia d’olio nella nazione con un sistema immunitario indebolito dai tre anni di duri lockdown, c’è un divario crescente tra i dati ufficiali e i resoconti dei lavoratori dei crematori, del personale in prima linea e dei residenti sul campo.

Un lavoratore dell’impresa di pompe funebri Baoxing a Shanghai, a dicembre ha dichiarato a Epoch Times che stavano bruciando da 400 a 500 corpi al giorno, rispetto al massimo di 90 prima che le restrizioni della pandemia fossero revocate.

Un’altra residente nella vicina città di Suzhou ha descritto l’affollamento dell’impresa di pompe funebri di Suzhou come simile alla via dello shopping più famosa della città, che è sempre piena. «È una scena così miserabile», ha affermato nella recente intervista con Epoch Times. La donna, che ha rifiutato di essere nominata per paura di rappresaglie, si è unita alle lunghe file fuori dall’edificio il 6 gennaio, in attesa della cremazione della sua defunta madre morta di Covid due giorni prima. Lo stesso giorno, la donna ha perso altri due parenti per Covid.

Sean Lin, virologo ed ex direttore di laboratorio presso il ramo delle malattie virali del Walter Reed Army Institute of Research, ha fornito una stima prudente, di circa 6 milioni di corpi probabilmente bruciati nell’ultimo mese, supponendo che i crematori cinesi funzionino 24 ore su 24, 7 giorni su 7. Ma quella cifra è probabilmente solo circa la metà di tutti i decessi, poiché le persone nelle campagne potrebbero non avere accesso a tali servizi e vengono sepolte piuttosto che cremate. Dopo aver sottratto i decessi non correlati a Covid-19, il bilancio delle vittime potrebbe raggiungere i 10 milioni, secondo Lin: «Il governo sta certamente mentendo su questo».

Lin spiega che la sua stima approssimativa «è ancora probabilmente molto inferiore alla situazione reale, ma è già molto più alta della menzogna di quel governo».

Lotta delle comunità rurali

La crisi Covid-19 sembra essere più acuta nelle comunità rurali, dove le risorse mediche sono in ritardo rispetto alle grandi città.

Un abitante di Chisha, che ospita 14 mila persone nel sud-ovest della Cina, ha rivelato a Epoch Times che muore un gran numero di persone di età superiore ai 70 anni, in particolare quelle con malattie di base. «C’erano così tanti che prendevano il virus [nel villaggio, ndr]. Circa una ventina [di anziani, ndr] sono morti».

La donna, che ha dato solo il suo cognome Yang per paura di rappresaglie, ha notato come l’esplosione dell’ondata Covid iniziata nel dicembre 2022 aveva prosciugato le risorse mediche del villaggio nella provincia dello Shaanxi: «Quando le persone sono risultate positive per la prima volta, i medici del villaggio sono venuti a casa per fare un’iniezione. Poco dopo, hanno finito le medicine. Molte persone anziane non sono riuscite a farcela e sono morte».

Ma quegli abitanti del villaggio che muoiono a casa probabilmente non sono inclusi nel recente aggiornamento dei decessi legati al Covid-19. L’Nhc ha affermato che i 59 mila 938 decessi correlati a Covid-19 tra l’8 dicembre 2022 e il 12 gennaio si riferivano solo a persone decedute negli ospedali, il che implica che l’ultimo dato sui deceduti è ancora probabilmente un numero enormemente più basso rispetto alla realtà.

L’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) ha accolto con favore la divulgazione del regime, ma si è appellata alle autorità cinesi affinché continuino a monitorare «l’eccesso di mortalità». La definizione ristretta della Cina di mortalità per Covid-19, che è limitata ai pazienti deceduti per insufficienza respiratoria dopo aver contratto il Covid-19, è stata criticata a livello globale. Secondo l’Oms i criteri «sottovaluteranno di molto il vero bilancio delle vittime associato a Covid». Nessun altro Paese utilizza questa ristretta valutazione per la mortalità Covid-19.

Ci sono già indicazioni che il Pcc stia facendo pressioni su medici e operatori funebri per nascondere il numero delle vittime. Nel dicembre 2022, un dirigente di un’impresa di pompe funebri nella provincia dell’Anhui ha dichiarato di essere stato incaricato di evitare di scrivere ‘polmonite da Covid-19’ come causa principale di morte sui certificati e di usare invece parole come infezione polmonare.

Gli osservatori esterni temono che l’insabbiamento, da parte del regime, delle attuali epidemie del Paese rappresenti un nuovo rischio per la salute globale.

Song sostiene che senza dati affidabili, sia impossibile per gli esperti sanitari internazionali costruire modelli matematici, valutare la trasmissione e il tasso di mortalità e determinare se ci sono nuove varianti, per non parlare dello sviluppo di vaccini per combatterle: «Tali pratiche da parte del Pcc creeranno sostanzialmente il caos nella salute pubblica in tutto il mondo».

Preoccupazione globale

La mancanza di dati affidabili sulla salute pubblica ha suscitato preoccupazione a livello internazionale, in particolare per quanto riguarda un’eventuale nuova variante più mortale che emerga dal Paese. Gli Stati Uniti e più di una decina di Paesi ora richiedono ai viaggiatori dalla Cina di presentare risultati negativi del test Covid-19: una misura di sicurezza che la Cina stessa ha anche in atto.

Gordon Chang, autore e membro anziano del Gatestone Institute, un think tank conservatore, sostiene che tutti i Paesi dovrebbero chiudere i propri confini mentre il Pcc sta ancora una volta nascondendo la vera portata della crisi del Covid-19: «La Cina è troppo pericolosa da affrontare, sia che si parli di Covid o di qualcos’altro. Non possiamo intrattenere relazioni con la Cina, fintanto che è governata dal Partito Comunista, perché il Partito Comunista, proprio per sua natura intrinseca, è malvagio. Dobbiamo difenderci».

 

Articolo in inglese: Chinese Regime Hiding Real COVID Death Toll; Figure Far Higher Than Official Tally: Experts

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