Il regime cinese sta manipolando i dati sulle donazioni di organi

Di Frank Fang

Un nuovo studio ha concluso che il Partito Comunista Cinese ha probabilmente falsificato in maniera sistematica i dati sulle donazioni di organi in Cina. Una scoperta tragica e significativa, a fronte delle molteplici inchieste secondo cui il regime starebbe prelevando con la forza organi da prigionieri di coscienza ancora in vita.

Nel 2015 la Cina aveva annunciato che avrebbe smesso di prelevare organi dai prigionieri condannati a morte e che da quel momento avrebbe fatto ricorso esclusivamente al nuovo sistema di donazione volontaria.

Tuttavia, uno studio pubblicato il 14 novembre sulla rivista scientifica Bmc Medical Ethics e condotto da Mathew Robertson, dottorando presso l’Università Nazionale Australiana (Anu), ha scoperto che «i dati sulle donazioni di organi forniti da Pechino non stanno in piedi e ci sono prove molto convincenti che siano stati falsificati».

Jacob Lavee, coautore dello studio, nonché professore di chirurgia presso l’Università di Tel Aviv, ha dichiarato a Epoch Times via e-mail che, applicando strumenti statistici sui dati ufficiali cinesi sulle donazioni, i ricercatori hanno scoperto come le cifre «si conformano quasi perfettamente a una formula matematica», una funzione.

In un comunicato stampa dell’Università Nazionale Australiana, Robertson ha dichiarato che «osservando attentamente i dati sulla presunta raccolta di organi, si nota che combaciano quasi perfettamente con un’equazione artificiale, punto per punto e anno per anno. Sono troppo puliti per essere veri».

«Non sembrano affatto dati reali, provenienti da donazioni reali. Sono numeri generati utilizzando un’equazione».

Lo studio ha analizzato i dati ufficiali cinesi sulle donazioni volontarie di organi registrate dal sistema ospedaliero tra il 2010 e il 2018. I dati sono stati pubblicati dal China Organ Transplant Response System (Cotrs) e dalla Croce Rossa cinese. Il Cotrs costituisce la base del sistema cinese di donazione volontaria degli organi: ogni trapianto di organi deve passare attraverso di esso. La Croce Rossa cinese ha invece il compito di verificare e certificare ciascuna donazione.

I ricercatori hanno poi confrontato le cifre cinesi con i dati raccolti in 50 diversi Paesi dall’Osservatorio globale sulle donazioni e i trapianti, un centro studi gestito dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, ed hanno così appurato che in nessun altro caso i le cifre coincidono con una formula matematica.

Il dottor Lavee ha dichiarato di aver scoperto che «i dati cinesi si discostano da ogni altro Paese di uno o due ordini di grandezza. L’unico modo per spiegare queste anomalie è la manipolazione dei dati».

Inoltre, lo studio ha riscontrato altre «importanti anomalie» che avvalorano la tesi della manipolazione dei dati. Per esempio, in un periodo di 10 giorni nel 2016, i dati della Croce Rossa indicano che sarebbero stati prelevati da ciascun donatore 21,33 organi: «un’impresa evidentemente impossibile», fa notare Robertson.

I risultati dello studio sono stati infine esaminati da Sir David Spiegelhalter, ex presidente della Royal Statistical Society del Regno Unito: «Le anomalie nei dati esaminati seguono uno schema sistematico e sorprendente», ha spiegato Spiegelhalter nel comunicato stampa. Il matematico ha poi aggiunto che non può «immaginare alcuna valida ragione per cui tale tendenza matematica possa essere sorta naturalmente».

Lavee ha dichiarato che i risultati sono significativi perché gettano «seri dubbi» sulle dichiarazioni del regime cinese secondo cui negli ultimi anni il suo sistema di trapianti di organi sarebbe stato completamente riformato.

Per oltre un decennio, i ricercatori hanno raccolto sempre più prove sul triste fenomeno del prelievo forzato di organi. Le ricerche mostrano che il regime sta uccidendo i prigionieri di coscienza – gran parte dei quali sono praticanti del gruppo spirituale del Falun Gong – per prelevarne gli organi, che vengono poi venduti e alimentano il mercato degli organi in Cina.

Il Falun Gong, noto anche come Falun Dafa, è una disciplina che consiste di insegnamenti morali ed esercizi meditativi; i suoi praticanti cercano di essere brave persone e assimilare sé stessi ai principi di verità, compassione e tolleranza. Ma dal 1999 i praticanti di questa disciplina vengono brutalmente perseguitati dal regime cinese. Milioni di aderenti sono stati arrestati arbitrariamente, deportati nei campi di lavoro forzato e torturati. Inoltre, secondo il Falun Dafa Information Center, migliaia di persone sono morte mentre erano in custodia.

Uno studio pubblicato nel 2016 della Coalizione internazionale per porre fine agli abusi dei trapianti in Cina sostiene che il regime cinese effettuerebbe tra i 60 mila e i 100 mila trapianti all’anno, ben oltre il dato ufficiale, che è compreso tra i 10 e i 20 mila trapianti all’anno. Gli investigatori sono arrivati a queste conclusioni dopo aver analizzato i registri pubblici di 712 ospedali cinesi, che includono informazioni come il numero dei posti letto, la percentuale di utilizzo dei posti letto, il personale chirurgico impiegato in ospedale, i programmi di formazione e i finanziamenti statali.

Inoltre, a giugno, dopo un’indagine durata un anno, un tribunale popolare indipendente con sede a Londra ha concluso che, oltre ogni ragionevole dubbio, il regime ha prelevato con la forza organi da prigionieri di coscienza per anni e «su ampia scala». Inoltre, ha confermato che gli organi prelevati con la forza provenivano per lo più da praticanti del Falun Gong imprigionati.

Il tribunale è stato presieduto da Sir Geoffrey Nice Qc, che in passato ha diretto il processo all’ex presidente jugoslavo Slobodan Milosevic presso il Tribunale Penale Internazionale.

A settembre, il consulente legale del tribunale in questione, Hamid Sabi, ha presentato al Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite le conclusioni del tribunale, affermando che le Nazioni Unite e gli Stati membri hanno l’«obbligo legale» di confrontarsi con Pechino in merito alla sua «condotta criminale».

Lavee ha dichiarato che a fronte delle conclusioni del tribunale, e anche di quest’ultimo studio, le organizzazioni internazionali e la comunità dei trapianti dovrebbero «approfondire la questione e fare del loro meglio per fermare queste atrocità».

 

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