Il regime comunista cinese è un pericolo per il mondo

Di Lloyd Leugner

La reale natura del comunismo cinese è malvagia. E la gran parte dei mali che hanno afflitto il Pianeta negli ultimi 70 anni sono direttamente legati al Partito Comunista Cinese.

L’influenza del regime cinese in tutto il mondo ha iniziato a farsi sentire durante la Guerra di Corea. Se i nordcoreani, con il sostegno dell’esercito cinese, avessero vinto, la Corea del Sud sarebbe diventata un’altra nazione comunista dell’Asia. Di fatto, durante la Guerra del Vietnam, la Cina ha sostenuto il Vietnam del Nord nella sua presa del Vietnam del Sud e del Laos.

La popolazione della Repubblica Popolare Cinese ammonta a circa 1,4 miliardi, e il numero cresce di giorno in giorno. Non è una sorpresa che il regime comunista non abbia a cuore il suo stesso popolo, come testimonia la crudeltà dimostrata durante la Rivoluzione culturale lanciata nel 1966 da Mao Zedong, che si concluse con la sua morte dieci anni più tardi.

L’ideologia di Mao si basava sul marxismo-leninismo, ma con molta più brutalità contro la sua stessa gente. Nell’ambito di una delle tante atrocità, Mao ordinò il massacro di circa 340 contadini, che denunciò come «capitalisti» solo perché possedevano le loro piccole proprietà terriere. I fedeli di Mao ostentarono queste brutali uccisioni come ‘terrore rosso’, durante il quale intere famiglie, compresi bambini, furono trucidate. Si stima che Mao massacrò ben 65 milioni di cinesi.

Tra le cose che Mao chiedeva sempre ai suoi seguaci c’erano: «Chi è il nostro nemico?», e «Chi è nostro amico?». Il suo nemico erano sempre gli Stati Uniti ‘capitalisti’. È da notare che ogni discussione sulla Rivoluzione culturale viene oggi scoraggiata, ma questo non significa che dei regimi successivi sotto altri leader, come Jiang Zemin e Deng Xiaoping, non fossero altrettanto brutali.

Durante il mandato di Jiang Zemin, il gruppo spirituale del Falun Gong è stato indicato come il ‘nemico’ da «sradicare», attraverso uccisioni e lunghe pene detentive. Chi pratica il Falun Gong crede nella meditazione e nei principi ‘verità, compassione, tolleranza’, in quanto insegnamenti che promuovono la moralità e le virtù dell’essere umano, tutte caratteristiche non gradite al regime comunista.

Deng ordinò invece il massacro di Piazza Tiananmen, dove morirono 10 mila persone assieme ad altre migliaia di feriti. E, sempre Deng, mise in atto la ‘politica del figlio unico’, sotto la quale sono stati brutalmente commessi centinaia di migliaia di aborti forzati.
Durante il mandato di Hu Jintao, il gen. Cinese Chi Haotian ha tenuto un discorso nel quale sosteneva lo sviluppo di armi biologiche per «ripulire l’America». E nello stesso discorso, il gen. Chi ha reso noto che sarebbe stato accettabile perdere contemporaneamente i milioni di cinesi che vivono in America.

In effetti, ancora oggi il regime considera gli Stati Uniti come il suo più grande nemico, ma con l’inganno ha sviluppato e manipolato politiche coercitive per il furto di proprietà intellettuale nella tecnologia, innovazione e nelle competenze industriali degli Stati Uniti, il tutto a vantaggio della Cina.

In Cina non esiste la libertà di espressione, così anche il dissidente è una persona inesistente, proprio come è successo al Falun Gong. Anche il Cristianesimo subisce un subdolo assedio, con le croci che vengono rimosse dalle chiese in tutta la Cina. Oltre un milione di Uiguri sono stati internati nei campi di concentramento, eufemisticamente definiti istituzioni di «rieducazione», nei quali queste persone vengono indottrinate ad accettare e ad adottare la filosofia comunista del «mettere la testa a posto».

La Cina è diventata lo Stato di censura e di sorveglianza del mondo. Le università hanno rimosso ogni insegnamento che riguardasse i concetti di diritti umani, libertà di espressione, governo rappresentativo e Stato di diritto. L’app più popolare per cellulari è quella in cui si richiede agli utenti di accedere a determinati articoli e quiz che hanno il fine di incoraggiare il sostegno del regime e delle sue politiche. E il sistema del ‘credito sociale’ fornisce al governo il controllo quasi totale sul pensiero delle persone e determina l’idoneità per usufruire di prestiti, dei mezzi di trasporto, di alloggi o di occupazione statale.

Azioni parallele vengono svolte all’estero, una volta che un Paese si indebita con il regime in una qualche maniera. Il Partito Comunista Cinese sta insidiosamente costruendo sostegno per il comunismo in Asia e, attraverso metodi di corruzione sta acquistando influenza in tutto il mondo. Ad esempio, quando un Paese entra in una joint venture con una società cinese, deve essere disposto a condividere con la Cina la sua proprietà tecnologica e/o intellettuale.

Un esempio perfetto di comportamento coercitivo del regime comunista cinese è la Belt and Road Initiative (Bri, chiamata anche One Belt, One Road o ‘La Nuova Via della Seta’ in italiano) che mira a costruire progetti di infrastrutture come ferrovie, autostrade, porti e oleodotti in tutta l’Asia e parte dell’Europa orientale. Il suo vero scopo è quello di ottenere il controllo delle rotte commerciali e delle reti di comunicazione per l’accesso a queste ultime da parte della Cina.

I progetti sono finanziati dall’Asian Infrastructure Investment Bank (Aiib) che si posiziona come un’istituzione «snella, pulita, green» con un solido approccio di politica ambientale e sociale, il che implica che si preoccupa dell’ambiente e dei diritti umani. I suoi 57 membri fondatori comprendono Cina, India, Australia, Francia, Germania e Italia. Attualmente i Paesi membri dell’Aiib sono 102, compreso il Canada, ma ironicamente la Cina controlla oltre un quarto delle azioni con diritto di voto della banca, che è diventata semplicemente un altro strumento che il regime comunista cinese utilizza per controllare i progetti in cui la banca investe.

E dice molto il fatto che il Canada, sotto il primo ministro Justin Trudeau, si sia unito all’Aiib nel 2018 e abbia iniettato 256 milioni di dollari canadesi nella banca, che a sua volta ha finanziato la costruzione di un oleodotto in Azerbaigian, mentre tutte le nuove approvazioni di oleodotti in Canada sono state respinte in nome della riduzione del riscaldamento globale. Inoltre, nel 2019, sempre il governo Trudeau ha donato alla Cina – un Paese la cui economia supera di gran lunga quella canadese – 41 milioni di dollari dei contribuenti in aiuti esteri.

Purtroppo, infatti, ognuno di questi progetti della Via della Seta ha dei vincoli, che si potrebbero chiamare anche ‘clientelismo economico’: una trappola spietata che dà alla Cina un certo livello di controllo economico su molti dei Paesi dove sono stati portati a termine i progetti della One Belt, One Road. Ad esempio, lo Sri Lanka ha investito in un porto marittimo in cui la marina cinese ospita ora uno dei suoi sottomarini. La pratica della cooptazione è prevalente in tutte queste attività, in quanto è ormai noto come le società internazionali che operano in Cina vengano private delle loro attività economiche in rapporto a quanto queste società si mostrino critiche nei confronti di qualsiasi politica del governo cinese.

È altrettanto ironico che le Nazioni Unite elogino la Cina per la sua disponibilità a fornire, più di qualsiasi altro Paese oggi, fondi e soldati per il mantenimento della pace in tutto il mondo; ma questo coinvolgimento è sia strategico che economico e aiuta la Cina a trarre vantaggio dalle sue politiche di cooptazione e di coercizione. La Cina ha fornito ‘forze di pace’ alla Repubblica Democratica del Congo principalmente perché il regime cinese ha enormi interessi nelle miniere di rame e cobalto. Ha inviato inoltre un intero battaglione di forze di pace nel Sudan del Sud, principalmente per proteggere i suoi interessi nelle risorse petrolifere di quel Paese, in cui la Cina ha interessi significativi.

Nonostante la storia di violazioni dei diritti umani nel suo Paese, la Cina ha ottenuto un seggio nell’influente Gruppo Consultivo delle Nazioni Unite, il cui compito è quello di selezionare i Paesi membri per far parte del Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite. Rispetto agli Stati Uniti, il cui contributo alle Nazioni Unite è appena sotto a un quinto del bilancio dell’Onu, ovvero pari a 10 miliardi di dollari, il contributo della Cina è un misero 2 percento, cioè circa 1,3 miliardi di dollari, un altro atto di cooptazione.

In un recente articolo, il dott. V. A. Shiva Ayyadurai spiega che gli Stati Uniti stanno diventando un «servitore a contratto» della Cina. Industriali cinesi e fondazioni controllate dal regime comunista cinese stanno acquistando l’accesso alle università statunitensi, come Harvard, e alle banche, come la Wells Fargo. Queste attività sono in corso, nel tentativo di influenzare quelli che hanno legami con le Nazioni Unite, l’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) e i Centri per il controllo e la prevenzione delle malattie (Cdc), e suggeriscono fortemente che la Cina sta conducendo una guerra economica, scientifica e psicologica con l’Occidente.

Di grave preoccupazione per le democrazie occidentali è l’implementazione della nuova infrastruttura di comunicazione 5g, dal momento che la società tecnologica cinese Huawei sta incoraggiando l’Occidente a utilizzare le sue forniture. Nell’articolo How China Sees the World, pubblicato su The Atlantic, il tenente generale H. R. McMaster, ex consigliere per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti, ha scritto: «Molti dipendenti di Huawei lavorano contemporaneamente per il Ministero della Sicurezza cinese e per il braccio di intelligence dell’Esercito Popolare di Liberazione».

L’implicazione è chiara. La sicurezza della tecnologia militare, industriale e delle comunicazioni sarà a grave rischio nel caso la tecnologia Huawei diventasse parte del sistema 5g. Di conseguenza, le democrazie occidentali non devono utilizzare la tecnologia Huawei, se vogliono davvero mantenere il pieno controllo della sicurezza delle loro comunicazioni.

Queste pratiche commerciali predatorie, combinate con la sua filosofia politica totalitaria, dimostrano in modo conclusivo che non ci si può fidare della Cina in nessuna attività, sia essa politica, economica o sociale. Le politiche commerciali della Cina, la totale assenza di qualsiasi considerazione per i diritti umani e per la libertà di parola, unite al trattamento brutale del suo stesso popolo, dovrebbero portare ogni leader occidentale a essere estremamente cauto quando si tratta di dialogare con la Cina. Eppure, quando gli si chiede in merito alle relazioni del Canada con la Cina, Trudeau si rifiuta di rispondere a qualsiasi domanda diretta, e non osa criticare il regime comunista o le sue pratiche; persino quando dei prodotti canadesi come soia, carne di manzo e colza sono bloccati dal commercio cinese, e due canadesi, Michael Spavor e Michael Kovrig, languono nelle prigioni comuniste cinesi a seguito del cosiddetto spionaggio.

Recentemente, un altro colpo è stato inferto ad Alberta con la chiusura di due dei più grandi stabilimenti di confezionamento di carne in Canada, a causa della pandemia che ha tolto la vita a diversi dipendenti. L’agricoltura e le industrie di allevamento delle praterie saranno gravemente danneggiate, ma Trudeau, con la sua sconsiderata avidità fiscale, non ha eliminato la carbon tax dai produttori di cibo canadesi. Nessuno dovrebbe sorprendersi del fatto che, negli ultimi mesi, Trudeau abbia introdotto una legislazione che suggerisce come stia decisamente spostando il Canada verso un regime socialista se non totalitario. Gli elettori canadesi devono stare in guardia.

Il regime comunista cinese non ha alcuna considerazione per i trattati internazionali o per il riconoscimento delle acque internazionali, come dimostra la sua continua pratica del costruire isole artificiali e dell’installare piste di atterraggio su di esse. La pandemia ha inoltre permesso alla Cina di aumentare la sua prepotenza verso Taiwan e Hong Kong.

Considerata la pandemia di Covid-19 che sta devastando il mondo intero in questo momento, è utile ricordare ancora che la Cina non ha detto nulla al mondo del coronavirus per quasi due mesi. È vergognoso poi quello che è successo al medico cinese Li Wenliang, che ha avvertito le autorità cinesi del virus all’inizio di dicembre 2019, ma è stato incriminato per aver «sconvolto l’ordine sociale», nonché costretto a firmare una confessione per quanto da lui compiuto. Il dott. Li è morto il 7 febbraio 2020, dopo aver contratto il virus.

In questo momento il governo britannico sta valutando la possibilità di intentare una causa contro il governo cinese per trilioni di sterline, così come la Henry Jackson Society, che chiede indietro 6,5 trilioni di dollari di perdite economiche. Non ci si può fidare del regime comunista cinese in nessuna circostanza, e questo editoriale è un monito per il primo ministro Trudeau. Ascolterà o è stato anche lui ‘cooptato’ dai comunisti cinesi? Ci sono molte ragioni per temere quest’ultima possibilità.

Per concludere, il virus originato a Wuhan, in Cina, che ha causato oltre 400 mila morti, a prescindere da come si sia originato, può essere collocato direttamente sulla porta del corrotto Partito Comunista Cinese.

Le opinioni espresse in questo articolo sono quelle dell’autore e non corrispondono necessariamente al punto di vista di Epoch Times

 

Articolo in inglese: The Chinese Communist Regime Is a Danger to the World

 
 
 

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