Il team dell’Oms torna dalla Cina, con scarsi risultati

Di Caden Pearson

Secondo uno scienziato nel team investigativo del Oms, è quasi certo che il contagio sia iniziato dai pipistrelli in Cina.

Al ritorno a casa da un indagine durata un mese, il professor Dominic Dwyer, un microbiologo di Sydney, ha riferito a 9News che le prove che il virus provenga da fuori della Cina sono «molto scarse».

«Ci sono alcune prove, ma sono insufficienti», ha affermato, concludendo che invece il virus ha avuto origine nei pipistrelli, che spesso trasportano altri virus strettamente correlati al virus del Pcc (Partito Comunista Cinese), comunemente noto come il nuovo coronavirus.

Il virus ha probabilmente attraversato un animale intermedio come un pangolino o un gatto dove ha potuto replicarsi: «Sappiamo che anche altri virus come Mers e Sars, nel 2003 provenivano da pipistrelli. Ora questi pipistrelli non rispettano i confini, ovviamente, quindi sono presenti non solo in Cina, ma anche in altre parti del sud-est asiatico e del mondo».

Dominic Dwyer saluta mentre lascia The Jade Hotel, dopo aver completato la quarantena a Wuhan, il 28 gennaio 2021. (Hector Retamal / AFP tramite Getty Images)

Dwyer pensa che il virus sia entrato negli esseri umani e sia rimasto in circolazione per settimane prima dello scoppio dell’epidemia al mercato del pesce di Huanan a Wuhan, che descrive come un «evento di amplificazione».

Sul campo, il team di scienziati ha messo da parte le differenze nazionali e ha lavorato bene insieme, ma Dwyer riferisce che ci sono stati scambi «duri» e «accesi» con il team cinese: «Una delle differenze fondamentali [di opinione, ndr] era di accordarci su ciò che era successo appena prima dello scoppio nel mercato a Wuhan». I cinesi erano «fortemente inclini» a sostenere che il virus fosse stato introdotto nel mercato umido di Wuhan al momento dello scoppio, ma l’analisi genetica dei virus ha fornito la prova che probabilmente stava già circolando «tra metà novembre e inizio dicembre».

Dopo le indagini, Dwyer ha concluso che «a dicembre c’erano molti più casi di quelli identificati».

Dwyer è anche rimasto sorpreso per come l’attenzione dell’indagine fosse concentrata sul piano politico e non scientifico: «Penso che i cinesi pongano un’enfasi diversa dalla nostra su ciò che potrebbe essere importante e su ciò che vorrebbero dire, e ci sono alcuni punti di vista politici».

Proprio come con la Sars, Dwyer pensa che ci vorrà ben più di un anno per determinare cosa sia realmente accaduto: «Mi aspetto che sarà simile qui, ma c’è chiaramente molto lavoro da fare, non solo in Cina, ad essere onesti, ma anche nella regione e in tutto il mondo».

Il laboratorio P4 (L) nel campus del Wuhan Institute of Virology a Wuhan, nella provincia centrale di Hubei, il 27 maggio 2020 (Hector Retamal / AFP tramite Getty Images)

Parte del lavoro del team dell’Oms include la formulazione di raccomandazioni per ulteriori studi, ma la strada sulla teoria secondo cui il virus provenga dal laboratorio, è stata esclusa da Peter Ben Embarek, lo scienziato danese a capo del team dell’Oms, il quale ha affermato che, in base ai loro risultati, è «improbabile» che il virus potesse essere sfuggito accidentalmente da un laboratorio.

Tra i sostenitori della tesi del laboratorio, c’erano vari funzionari statunitensi dell’amministrazione Trump.

Intanto il portavoce del Dipartimento di Stato Ned Price ha messo in dubbio la trasparenza dell’indagine dell’Oms durante un briefing con la stampa, quando gli è stato chiesto se credeva che il regime cinese avesse dato piena collaborazione al team dell’Organizzazione Mondiale della Sanità: «Penso che non sia ancora chiaro. Penso chiaramente che i cinesi, almeno finora, non abbiano offerto la trasparenza necessaria di cui abbiamo bisogno». 

Nel frattempo, mercoledì, il ministro della Salute australiano Greg Hunt ha affermato che non è mai stata un’opinione australiana che il virus sia emerso da un laboratorio, e di non essere sorpreso dal fatto che l’indagine non abbia rivelato nulla di nuovo.

Al programma Nine’s The Today Show, Hunta ha spiegato: «Mike Ryan, che è una delle persone con maggiore esperienza nell’Organizzazione Mondiale della Sanità, ha detto che quando cerchi le origini, devi guardare più attentamente alla fonte dei primi casi umani identificati. Dobbiamo recuperare tutti gli elementi e imparare da tutte le lezioni avute da questo virus, le sue origini; lavoriamo sulle lezioni relative al contenimento, provenienti da tutto il mondo, perché le persone ci guardano, guardano la nostra capacità, come costruiamo il nostro sistema ospedaliero per evitare ciò che abbiamo visto in altri Paesi, e poi i vaccini».

Hunt ha spiegato che l’Australia non avrebbe paura di porre domande scomode una volta pubblicato il rapporto: «Ed è quello che dovremmo fare come Paese perché, in definitiva, è quello che salverà e proteggerà vite».

 

Articolo in inglese: Australian Scientist on WHO Mission Thinks Virus ‘Started in China’

 
 
 

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